Croceifisso. Ragione e sentimenti

Il cardinale Julián Herranz Casado, ha dichiarato (La Repubblica, 1 luglio): “Sulla rimozione del crocefisso dalle scuole, se la Grande Chambre della Corte europea per i diritti dell'uomo respingesse il ricorso dello Stato italiano, temo che saremmo di fronte non soltanto ad un gesto di cristofobia più o meno larvata e di inciviltà, ma anche a una manifestazione di fondamentalismo laicista”. Mi sembra davvero un'esagerazione. Intanto, se proprio si vuole parlare di fobia, sarebbe giusto definirla crocefissofobia e non cristofobia. La differenza è notevole. Ma se si trattasse di simpatia e antipatia, vale a dire di sentimenti, allora bisognerebbe dire che ad ispirare la Corte non sarebbe l'antipatia verso il simbolo, bensì la simpatia verso gli alunni delle scuole, verso i quali non è ammessa nessuna discriminazione. Ogni alunno, infatti, potrebbe reclamare il proprio diritto ad avere in classe il simbolo della religione cui appartiene. Il cardinale ha poi parlato di violenza alle tradizioni, ai sentimenti, e alle credenze religiose dei cittadini. Parole che possono essere pronunciate solo se spinti per l'appunto da sentimenti e non dalla ragione. Ma credo che su quest'ultima la Corte europea basi le sue decisioni, non certo sui sentimenti.

Miriam Della Croce

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