LAZZARONI D’ITALIA

L’Italia degli “astuti” non è defunta. Gli scandali per le tangenti, che ha coinvolto politici ed imprenditori a tutti i livelli, ha avuto un suo peso e l’uomo della strada, il potenziale elettore, ne ha preso nota. E’ vero che onesti si nasce, ma è anche sacrosanto che ci si può mantenere tali. Invece, per denaro, soprattutto per denaro, i venduti ed i corrotti continuano ad essere una razza ben lontana dall’estinzione. Nessuno, per carità, si vuole nascondere dietro al dito. Chi è senza peccato lanci pure la prima pietra. Del resto, i giochi di “bussolotto” erano, tutto considerato, anche ben tollerati. Ma quando i corrotti sono uomini politici che dovrebbero, in definitiva, curare i diritti dei loro Elettori e del Paese, allora gli occhi non si possono chiudere più. Ed aprirli davanti ad un’Italia di prezzolati e lazzaroni ci rende particolarmente amareggiati. Amareggiati per l’impudenza dell’imbroglio. Ma anche per il palese coinvolgimento d’uomini politici sopra d’ogni sospetto a livello nazionale e locale. Certamente non sta a noi giudicare le eventuali responsabilità dei singoli, ma una riflessione in tal senso ci sentiamo autorizzati a farla. La prima nostra perplessità riguarda i partiti o, meglio, i vertici dei partiti di questa sbiadita Seconda Repubblica. Chi era informato dell’andazzo? I milioni d’Euro rastrellati erano effettivamente a gestione perdonale? Si poteva intervenire in tempo utile per evitare gli eventi? E’ difficile rispondere, perché e difficile, anzi difficilissimo, focalizzare i ruoli dei corruttori e dei corrotti. Si dovrà stabilire, in pratica, come le tangenti abbiano consentito di fare girare le circostanze a favore di chi, fino a prova contraria, onesto proprio non è stato. I tempi, lontanissimi, delle “bustarelle” hanno lasciato il posto alle “aziende partito” che tutto fagocitano, riciclando anche di più. Andare avanti così non è più possibile. I compromessi, a tutti i livelli, hanno soffocato il Paese. Ora si deve avere la forza di voltare pagina. Costi quel che costi. Certamente non “perdonando”, ma mettendo in “castigo” i cattivi. Il “perdono” deve essere una grazia da meritare. Se onestà si chiede a tutti, maggiormente si deve pretendere dai pubblici amministratori. Perché siamo noi che li abbiamo eletti e, di conseguenza, li abbiamo posti nelle condizioni di poter nuocere. Non deve accadere mai più. L’Italia del 2010 è ad un giro di boa da eventi epocali che coinvolgeranno anche il resto del mondo. La giustizia, prima di tutto, è un valore da tutelare. Qui la politica non c’entra. E’ una questione d’equità e di misura. Poco importa, allo stato attuale, che siano cascati i “pesci” piccoli della famigerata “pesca miracolosa”. Del resto, i ladri, indipendentemente dalla loro matrice, non hanno mai fatto una gloriosa fine. Più avviene dall’alto la caduta e più il crollo si presenta rumoroso. Se la Prima Repubblica è collassata per “mani pulite”, questa Seconda non è ancora tanto compromessa da seguirne l’ingloriosa fine. La questione era, e rimane, quella della rettitudine. Rettitudine tra gli uomini di partito, rettitudine nei rapporti con gli altri; tutti gli altri. Chi non se la sente, ha ancora il tempo per ritirarsi in buon ordine. Insomma, i lazzaroni d’Italia non devono più abitare qui.

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