Andare in pensione non deve essere un epilogo, ma un nuovo capitolo della nostra esistenza

Ok, va bene, si continua a parlare di tutto e di tutti. Si vuole innalzare l'età di collocazione alla pensione, e va bene sono anche d'accordo. Ma vogliamo parlare di cosa facciamo quando andremo in pensione? E cosa fanno ora i nostri pensionati?

Dopo una vita trascorsa fra gli impegni della famiglia e del lavoro, la vita dell'anziano dovrebbe essere collocata in un un'oasi di pace e di serenità, che non dovrebbe essere accompagnarlo alla tomba, ma a una nuova fase della vita.

Sempre più famiglie che non possono, qualcuna anche non vuole, stare con i propri anziani, si affidano alle badanti, e meno male che ci sono, la maggior parte dell'est, altrimenti come si sarebbe fatto.

La società dovrebbe essere pronta a fornire, a chi ha prodotto per sè, sicuramente, ma anche per gli altri, i giusti servizi socio-assistenziali dedicati alla Terza Età, mirati al recupero e al mantenimento del benessere psico-fisico dell’ anziano.

In qualche città del centro-nord qualcosa funziona per gli anziani, ma per dire sempre le stesse cose, da Roma in giù non funziona niente o quasi per gli anziani.

Sarebbe il caso di investire su chi ha investito la sua vita per la società, e dare le giuste risposte. Bisognerebbe creare strutture in grado di garantire agli anziani i servizi medici a parte dalla mischia, mirati e celeri, e cioè un'assistenza continua e specialistica a chi necessita di cure, infermieristiche, riabilitative.

Inoltre servizi di animazione, socio-assistenziali per cercare di stimolare, impegnare dal punto di vista fisico e intellettuale, organizzando ogni giorno attività ludiche, manuali e riabilitative.

Utilizzo di personale specializzato e di supporto, autisti e mezzi anche speciali, che vanno a prendere ed accompagnare a casa l'anziano che non guida l'auto o portatore di handicap, cosi si crea occupazione utile, e con la collaborazione del volontariato, con lo scopo anche di promuovere la socializzazione attraverso la promozione di diverse attività: come escursioni, degustazioni tipiche, visite ai santuari e luoghi storici e di culto, organizzare feste cittadine ed eventi gestite dagli anziani, anche con la creazione di gruppi. Scoperta della natura e incontro con l'infanzia e i giovani, per animare il confronto e la comunicazione tra anziani e giovani e bambini.

Anziani che collaborano volontariamente con le scuole per l'attraversamento pedonale, la vigilanza cittadina di supporto alle forze dell'ordine, collaborazione nelle scuole per realizzare lavoretti con i bambini e insegnanti, mettendo a disposizione le proprie conoscenze professionali e le esperienze di vita.

Inoltre, secondo me le strutture , che dovrebbero essere sotto il diretto controllo regionale e non private, dovrebbero anche accogliere persone della Terza Età che necessitano di assistenza specializzata perchè inabili portatori di handicap ed anziani autosufficienti e non autosufficienti a livello motorio, ma che ancora hanno il diritto di vivere e partecipare alla vita attivamente con le loro limitazioni che non devono significare inutilità di vivere.

Quindi lo stato, va bene che taglia gli sprechi, ma dovrebbe supportare finanziare le regioni che dovrebbero investire per chi ha investito la sua vita per i giovani e per la società, organizzando strutture di accoglienza diurna, attrezzate di ciò che serve per l'assistenza e per far si che l'essere andato in pensione non deve essere per l’anziano epilogo, ma un nuovo capitolo della sua esistenza.

Gennaro Ruggiero www.gennaroruggiero.com

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