COMITES: QUANDO LA RIFORMA?

Già da tempo, tutti si sono resi conto che nei Comites qualcosa non va. Molte polemiche, parecchia facciata e poca, troppo poca, sostanza. Nel rispetto delle reciproche competenze, non abbiamo mai preso una nostra posizione definita in merito. Ora ci sentiamo di doverlo fare. Anche se ogni opinione, ovviamente, ha un valore relativo e temporale. Lo facciamo, consci che i Comites devono tornare di stimolo e di tutela socio/politica per i nostri Connazionali in Patria e nei Paesi che li ospitano. Come in origine era. Per una questione di chiarezza, limiteremo le nostre riflessioni unicamente agli aspetti “tecnici” del problema. I seguiti politici che, ovviamente, ci sono, non riguardano il giornalismo d’informazione. Del resto, le alleanze di cordata sono ben note a chi ci segue e molti le hanno vissute sulla propria pelle tanto da farli allontanare da queste strutture per la quali chiediamo, da tempo, un’integrale riforma. Lo possiamo scrivere a ragion veduta e senza polemiche. Noi già c’eravamo quando di Comites neppure si parlava. Chi vive all’estero chi conosce almeno dal 1966. Questa, a nostro parere, dovrebbe essere una garanzia per tutti: sia per chi è “pro”, sia per chi è “contro”. Ciò premesso, i Comites hanno, progressivamente, smarrito le loro finalità istituzionali. Non poche volte si sono trasformati in emanazioni spudoratamente di partito o, peggio, in mezzi d’affermazione squisitamente personale. Aspetto, questo, che abbiamo, più volte, ribadito a chi ha avuto la pazienza di seguire i nostri interventi sulla stampa dedicata agli italiani nel mondo. Così, pur se organi elettivi, oggi i Comites non rappresentano che una “sparuta” minoranza degli aventi diritto a nominarli. Anche i Candidati, a ben osservare, sono sempre gli stessi. Tranne che per rare eccezioni molto spesso rientrate. I programmi, quando ci sono, si rivelano da subito inconcludenti. Con molta umiltà, ma con parecchia determinazione, qualche nostra proposta operativa per garantire la discontinuità già l’avevamo fatta agli inizi di questo Terzo Millennio; affermando che i Comites, già da allora, si presentavano come strutture “obsolete”. Superate, cioè, dai tempi e dai ruoli della nostra Comunità all’estero. Per coerenza e convinzione, non rinneghiamo, ora, quanto abbiamo esposto. Convinti che cambiare si può, abbiamo sperato in una franca replica da parte di chi, almeno ufficialmente, rappresenta o ha rappresentato i vertici dei Comites. Riscontri non ce ne sono stati mai; se non in tono polemico e, quindi, oggettivamente ingestibili. Forse snobbati, forse sottovalutati, siamo stati, certamente, ignorati. Adesso, nell’atmosfera riformista che sembra aver pervaso anche le strutture nazionali, ritorniamo a proporre un dialogo chiarificatore per tentare, pur se in tempi non brevissimi, d’evitare il definitivo ritiro dalla scena politica di questi organismi che non convincono più nessuno e che, per altro, hanno un loro costo, anche economico, nei confronti della Comunità. Se si vuole sopravvivere, cambiare si può e si deve. Basta volerlo.

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