QUAGLIARIELLO: La sorpresa per Spatuzza e’ spiegata con l’assuefazione agli abusi

“Il fatto che la rigorosa e lineare applicazione della legge sui collaboratori di giustizia da parte della competente commissione del ministero dell’Interno stia suscitando tanta sorpresa e tanta indignazione, quasi che si trattasse di un evento clamoroso e addirittura sconcertante, la dice lunga sul grado di assuefazione che anni di abusi e forzature interpretative hanno generato rispetto alla sistematica violazione delle norme”. Lo ha affermato Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato.

“Il termine dei 180 giorni e’ stato fissato dal legislatore anche per preservare la stessa credibilita’ di uno strumento investigativo tanto delicato dall’inevitabile sospetto che le dichiarazioni a rate da parte dei pentiti possano perseguire fini diversi dall’accertamento della verita’. Pericolo, questo, ancor piu’ evidente in presenza di persone che sembrano alternare utili contributi conoscitivi su alcune vicende e conclamate farneticazioni su altre, quasi che si volesse -per ragioni che andrebbero approfondite- conquistare una patente di credibilita’ da spendere poi sotto altri e discutibili riflettori. Il ministero dell’Interno si e’ limitato ad applicare una legge troppo a lungo ignorata, e il fatto che questo appaia come l’eccezione e non la regola e’ assai eloquente.

Tra l’altro, come ha ribadito il sottosegretario Mantovano, la non sussistenza dei requisiti per il riconoscimento dello status di collaboratore di giustizia e dei relativi benefici nei confronti di Gaspare Spatuzza, non preclude la possibilita’ di utilizzare in sede giudiziaria le sue dichiarazioni che dovessero essere ritenute fondate. E, sia detto per inciso, proprio il ruolo di Spatuzza rispetto alle indagini e ai processi per la strage di via D’Amelio e alle dichiarazioni di altri e precedenti pentiti dovrebbe indurre nei fautori del pentitismo a oltranza qualche riflessione critica sull’impiego che in passato e’ stato fatto dei collaboratori di giustizia. In ogni caso, non ci sorprende che la semplice applicazione della legge abbia scatenato le ire di una opposizione evidentemente ancora tentata dall’uso politico della giustizia. Ma e’ grave che al coro di dichiarazioni ben al di sopra della soglia della civilta’ si siano uniti magistrati che, per la delicatezza delle indagini loro affidate, dovrebbero essere i primi a non smarrire il senso della misura. Ad Alfredo Mantovano tutta la mia solidarieta’”.

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