Pomigliano: l’eccidio dei diritti

di Antonio Di Pietro

Agli operai della Fiat di Pomigliano è stata posta una domanda che suona così: preferite essere licenziati subito oppure rinunciate ai vostri diritti contrattuali e costituzionali? Si capisce che c’è qualcosa di stonato, che non funziona. E’ per questo che il referendum non corrisponde ad un atto di libertà, in quanto indetto dagli stessi che, solo alcuni mesi fa, hanno negato ad un milione e mezzo di metalmeccanici il rinnovo del loro contratto nazionale. Che libertà c’è, infatti, nel decidere sotto ricatto? Nessuna: i lavoratori subiranno il ricatto e si ricorderanno tutto quando, tra qualche giorno, quando si spegneranno i riflettori su di loro e dovranno lavorare privi dell’elementare diritto costituzionale che è il diritto allo sciopero.
Questa vicenda rischia di diventare un pericoloso precedente, che potrebbe essere usato da altre realtà di crisi aziendali. E’ un vero e proprio apripista per una deregulation nel mondo dei diritti dei lavoratori. Abbiamo imparato che, per uscire da questa crisi, bisogna tornare ai principi fondamentali dell’economia e del lavoro. Quindi basta speculazioni finanziarie, più risorse all’economia reale, basta precarietà, più valore alle professionalità e al merito, basta ad un governo che propone centrali nucleari e il ponte di Messina, ma servono proposte serie come le nuove filiere di green-economy per un lavoro che rappresenti un nuovo modello di sviluppo.
Quindi il rilancio del lavoro, in particolare quello dei giovani, è l’unica leva importante per far sì che l’investimento, anche quello di Pomigliano, porti ad una fabbrica che duri nel tempo. Ciò che fornirà certezza sarà, infatti, la capacità di produrre con qualità e questo si può ottenere solo se i lavoratori non saranno mortificati, ricattati e oppressi.
Ed è per questo che saremo il 25 giugno in piazza a Napoli al fianco dei lavoratori. Anche su questa vicenda il Governo, tramite il ministro della Disoccupazione e della Precarietà, Maurizio Sacconi, ha pensato bene di attaccare i lavoratori e la Fiom. E’ come se l’arbitro di una partita giocasse con una delle due squadre in campo. A questo punto non è più un arbitro ma un truffatore.
Un Governo serio avrebbe gentilmente fatto presente alla Fiat quanti soldi ha preso in questi anni dallo Stato, togliendoli in molti casi alle piccole imprese ed agli artigiani, e avrebbe convocato la trattativa cercando una soluzione per rendere compatibili la fabbrica che funziona con i diritti fondamentali di chi lavora.
Comunque la strada sarà la ripresa di un dialogo rispettoso tra azienda e lavoratori. Non c’è alternativa se vogliamo che a Napoli e nel Mezzogiorno il lavoro serio e dignitoso sia un argine alla criminalità organizzata.

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