Patrizia Patti: l’artista del cielo

di Vittorio Lussana

Quel che colpisce subito, osservando Patrizia Patti, è la sua eterea gentilezza, un’aura di celestiale armonia, davvero rara di questi tempi. Artista ‘mistica’ apprezzata a livello internazionale, questa pittrice è dotata di un fascino magnetico naturale e di un talento artistico senza eguali. Nata a Roma, dove si è laureata in Lettere e Filosofia, è autrice di ‘Ascetic Sign’, l’originale ‘Manifesto degli artisti dello spirito’. In passato, è stata condirettore e direttore artistico della celebre rivista ‘Quadri & Sculture’ in cui ha rivelato la sua insolita personalità ascetica con numerosi articoli, scritti e importanti esposizioni, in Italia e all’estero. Attualmente è Art Director della rivista internazionale ‘Phenomenal Magazine’ e cura gli ‘Artisti dello spirito’ sul mensile ‘Totem’, diretto dall’amico Giorgio Medail. Insomma, questa raffinata artista, le cui opere lasciano letteralmente a bocca aperta, è considerata un autentico genio dell’arte.

Patrizia Patti, come è nata l’idea di ‘Ascetic Sign’?
“Questo breve manifesto nasce dal desiderio di riunire quegli artisti che rivelano, nella loro vita e nella loro ricerca artistica, una chiara spiritualità attraverso un segno ascetico assoluto, che possa essere compreso da esseri umani di ogni cultura e religione. L’idea viene da lontano: già nel 1995, in occasione della Biennale di Venezia, scrissi un articolo su questo tema al quale Duccio Trombadori diede il titolo: Meglio l’arte dello spirito. L’appello di allora era rivolto soprattutto agli artisti visivi, quello di oggi vuole riunire i creativi di ogni disciplina artistica in un grande coro spirituale interdisciplinare”.

Che cosa intende con la definizione ‘Artista dello spirito’?
“Intendo un’artista universale, simile all’asceta, che si fa tramite purissimo tra visibile e invisibile, tra umano e divino. Egli riconosce e distilla il sacro dalla realtà quotidiana, per condividerlo amorevolmente con la collettività. Nel mondo c’è una crescente domanda di valori spirituali. La spiritualità è la sola avanguardia, la vera rivoluzione di questo periodo storico, il cui faticoso mutamento tende verso lo spirito. L’artista asceta, con le sue opere, deve contribuire a questa luminosa trasformazione, già in atto, dalla quale germoglierà una società mondiale di esseri evoluti, uniti nell’intelligenza dell’amore”.

Lei è un’artista asceta: si ritiene influenzata dal fatto di essere pronipote del beato Papa Pio IX?
“No, assolutamente: sono cresciuta con i valori cristiani, ma credo nel dialogo interreligioso. Ho esposto per la prima volta a tredici anni e, a quell’epoca, non avevo ancora idee mistiche. Poi, l’esigenza di ricercare nuovi orizzonti mi ha portato su questo sentiero ascetico, più conforme alla mia anima riservata e contemplativa. È una continua ricerca, non ancora conclusa. Ci sono sempre nuove cose da apprendere, da studiare, da valutare con la luce del cuore…”.

Come crea le sue opere? E cosa esprimono, essenzialmente?
“La mia opera d’arte è concepita come una preghiera visiva universale creata per aiutare lo spettatore, qualunque sia la sua esperienza culturale o religiosa, a intuire la luce immortale del suo spirito, la sua essenza divina. Quest’ultima, essendo invisibile, non può essere rappresentata, ma soltanto evocata con delle immagini luminose. Ultimamente, sto preparando un ritratto spirituale di Namkhai Norbu, uno dei principali maestri viventi del buddhismo tibetano, che ha firmato ‘Ascetic Sign’ donandomi anche una frase augurale: lui sì che conosce la sua luce divina”!

Artisti si nasce o si diventa?
“Di sicuro si nasce, così come si nasce medico o avvocato. La professione è il frutto di ciò che sogniamo di essere. Per me è stata un’esigenza esistenziale, una passione della vita. Fin da bambina volevo fare l’artista, suscitando la preoccupazione dei miei genitori, che hanno voluto la laurea come “condicio sine qua non” per intraprendere una professione così difficile e incerta. Così, frequentai sia l’Accademia, sia l’Università. Studiavo e dipingevo, seguendo i consigli di maestri come Fazzini, Brindisi, Guttuso, Calabria, Baj e altri, che hanno voluto generosamente aiutarmi”.

Un sogno nel cassetto?
“Quello di vedere, a Venezia, una Biennale piena di artisti dello spirito provenienti da tutto il mondo! Sarebbe una grande novità, un’autentica rivoluzione in grado di far intravedere i primi bagliori della luminosa umanità del cielo: l’alba dello spirito”!

Lo dica a Sgarbi: lui la considera un vero ‘genio’.
“Davvero? Non lo sapevo! Non lo vedo da un po’ di tempo, ma non è la prima volta che Vittorio mi sorprende: durante l’allestimento della Quadriennale del 1999 mi confidò che le opere che lo avevano maggiormente colpito erano due grandi dipinti rotondi appesi al muro, non ancora etichettati con il nome: erano i miei. Anche Sgarbi è una persona geniale, intellettualmente onesta: infatti, quando ero condirettore e direttore artistico di Quadri & Sculture ha scritto per noi molti bellissimi articoli. Inoltre, ha curato la rubrica dei libri d’arte senza mai chiedere nulla. Con le persone che stima, Vittorio è un vero gentiluomo”.

La Biennale è grande: ci sono così tanti artisti dello spirito nel mondo?
“Non molti, purtroppo. Devono essere creativi e avere le due specifiche nature: quella di artista (che non è chi ama l’arte e la produce, ma chi la comprende e la vive…) e quella di mistico. L’artista dello spirito è un maestro illuminato ed è assai difficile trovare molte creature così”.

(intervista tratta dal web magazine www.periodicoitaliano.it)

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