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Sempre da una parte sola. Quella dei giornalisti

Stampa Democratica

fondata da Walter Tobagi

Sempre da una parte sola. Quella dei giornalisti.

ORA BASTA

Diciamo le cose come stanno

di Giovanni Negri

Stampa Democratica non è riuscita a eleggere nessun candidato alle cariche dell’Ordine. E’ un dato.

Lo sono anche gli insulti, la disinformazione di un uomo giunto alla fine.

Parlo ora dopo il delirio.

Franco Abruzzo vi ha raccontato presunte verità, ha sparso veleni. E’ un uomo che non rispetta le regole che ogni componente sindacale si dà. Vanta di essere il fondatore di Stampa Democratica. I protagonisti di quella storia sono stati altri. C’era anche Abruzzo, è vero. Ma poi ha cambiato bandiera più volte per scopi personali. E’ stato portato da Stampa Democratica nell’Ordine Lombardo nel 1986, e ancora nel 1989 quando, dopo la morte di Carlo De Martino, divenne presidente. Dopo ha cambiato sponda per allearsi con Nuova Informazione. E’ rientrato in Stampa Democratica nel 2004 e la componente, insieme agli alleati di Quarto Potere, lo ha sostenuto nelle elezioni del 2007. Perdendo. Ora, nel 2010 c’era la possibilità della svolta storica. Fallita l’opportunità di proporre alla categoria una lista unitaria da me fortemente voluta, Stampa Democratica, con Quarto Potere e altri colleghi indipendenti, aveva la possibilità di andare alle elezioni con buone probabilità di successo. Il ruolo di Franco Abruzzo era quello di candidato al Consiglio nazionale.

Il mio errore, una colpa per Abruzzo, è stato quello di non capire che l’uomo covava da tre anni la voglia di rivincita, il rancore di chi si è sentito esautorato, di chi non ha accettato il verdetto e il giudizio dei giornalisti.

Non volevo la contrapposizione perché ci avrebbe fatto perdere. Si sarebbe riproposto uno scenario conosciuto: Abruzzo con Stampa Democratica-Quarto Potere da una parte e Nuova Informazione, Movimento Liberi Giornalisti, Impegno Sindacale e Senza Bavaglio dall’altra.

Quello scontro epocale del 2007 doveva insegnare a tutti qualcosa, così non è stato, in modo particolare per Franco Abruzzo.

Ci siamo riuniti più volte e nessuno in Stampa Democratica ha mai proposto la candidatura di Franco Abruzzo (nemmeno lui) per il Consiglio regionale. In ulteriori riunioni con Quarto Potere, nessuno ha proposto la sua candidatura.

Quando si aderisce a una componente si accettano le decisioni collegiali. Soprattutto se ci sono degli alleati. Abruzzo no. Senza discutere, senza manifestare le proprie intenzioni ha deciso di formare una sua lista. Ancora una volta ha fatto di testa sua pensando di essere l’ombelico del nostro mondo, contraddicendo se stesso dopo che a febbraio, ripetutamente, aveva dichiarato di non essere più disponibile, e in modo irrevocabile, a candidarsi. Ha fatto una campagna elettorale violenta, attaccando Stampa Democratica e il presidente della Lombarda. Insulti, bugie. Dopo il primo turno, alle sollecitazioni per un accordo improponibile non ho risposto. Come ho già detto, per fortuna ci sono tabulati telefonici e sms, nonché registrazioni, sul mio telefonino. Non potevo proporre nulla anche perché né la gran parte di Stampa Democratica né i miei alleati mai avrebbero accettato una candidatura con Abruzzo. E poi non ho proposto nulla a Nuova Informazione: chi lo ha fatto è Massimo Alberizzi di Senza Bavaglio che non ha difficoltà ad ammetterlo. Non solo, Letizia Gonzales correttamente mi ha detto di avere riferito ad Abruzzo che tale proposta non veniva da me. Eppure Abruzzo ha continuato nella menzogna.

Franco Abruzzo ha dimostrato di essere l’esatto contrario di chi deve governare un Ordine dove occorrono serenità, equilibrio, autonomia di giudizio.

Ma ciò che più addolora Stampa Democratica è l’abuso del nome di Walter Tobagi durante la campagna elettorale. Ebbene mai, mai Stampa Democratica durante le elezioni per l’Ordine ha “usato” il nome di Walter. Franco Abruzzo ne ha abusato. E tutto per un pugno di voti.

Nessuno mette in dubbio le qualità di Franco Abruzzo. E’ uno dei massimi esperti in materia giuridica legata alla nostra professione. E dovrebbe dire grazie a Stampa Democratica che lo ha difeso quando era attaccato da tutti e gli ha proposto un rientro più che onorevole. Gli avevamo offerto una candidatura di prestigio.

Per te, caro Abruzzo, avevamo suggerito un ruolo da padre nobile, l’uomo che ci avrebbe fatto vincere e che poteva essere protagonista a Roma: gestire la riforma dell’Ordine e seguire, per esempio, la legge sulle intercettazioni e tutto ciò che minaccia la nostra professione. Ti avevamo dimostrato grande rispetto, stima. Ma essere voltagabbana per pensare solo a te stesso, sono le tue altre abitudini. Per noi eri il passato, da recuperare e valorizzare in altro ambito.

La sete di “vendetta lombarda” ha prevalso. Ora nonostante una rincorsa forsennata probabilmente non sarai presidente. Sarai uno dei consiglieri e ti faccio tanti auguri di buon lavoro.

C’è una grande differenza tra te e me che i colleghi sapranno cogliere. Ancora una volta tu pensi a te stesso, alla vendetta, a sconfiggermi. Più semplicemente io darò conto del mio lavoro, delle sofferenze che ho condiviso con molti colleghi. I miei avversari sono gli editori non le correnti che a ottobre competeranno com’è giusto alle elezioni del sindacato. Io non mi batterò per sconfiggere un nemico come fai tu, sempre. Farò proposte per costruire, non per distruggere.

Dovresti sapere che i presidenti passano, ma l’impegno, il lavoro fatto resta. Alle spalle della mia scrivania in Associazione c’è una mia fotografia con sotto un titolo: “L’uomo con le valigie in mano”. L’ho appesa nel 2005. Da allora la valigia l’ho pronta. Tu quella valigia non l’hai mai preparata.

La mia componente, Stampa Democratica, la difenderò con tutte le mie forze, con le idee, la ragione, mai con la violenza.

Dici che non hai finito, che il “calabrese-calvinista-determinatissimo” mi dà appuntamento ad ottobre alle elezioni per la Lombarda e per il Congresso Fnsi. Promuoverai un’altra corrente e so che altri si stanno muovendo per conquistare la Lombarda.

Saranno i giornalisti a scegliere tra chi condivide ogni giorno, con la Fnsi, i loro problemi e i voltagabbana che hanno sete personale di vendetta per aver perso una poltrona occupata per 18 anni.

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