L’AQUILA DOPO LA CADUTA

Laura Benedetti, un’aquilana verace, oggi a capo dell’Istituto di Italianistica della Georgetown University di Washington ha organizzato un convegno sui problemi attuali dell’Aquila e della sua popolazione, oggi impegnata tra memorie e prospettive di ricostruzione nel futuro.
Il convegno si è tenuto i 4 ed il 5 giugno presso l’ Auditorium “Elio Sericchi” della Carispaq. I saluti delle autorità presenti, quello del Rettore della Georgetown University, proiettato in inglese e letto in italiano dalla prof. Benedetti, e gli interventi dei vari relatori hanno un punto comune, gli aquilani non possono più permettersi di rimanere avvolti nei ricordi della città come era, è ora di ripensarla e guardare al futuro.Per ragioni di spazio sono costretta a riportare in una breve sintesi le relazioni, ricche di spunti culturali, etici ed umani, coordinate da Laura Benedetti.
Il primo intervento è stato di Luisa Adorno, scrittrice, che ha ricordato il terremoto del settembre 1950, quando lei abitava con la famiglia la prefettura dell’Aquila. Allora dovettero abbandonare la residenza e trasferirsi in una palazzina di Collemaggio, per parecchi anni. Poi l’intervento del professor Raffaele Colapietra che ha esaminato la caduta di oggi e le sue conseguenze in un excursus storico della vita e lo sviluppo della città. Ha paragonato la caduta di oggi al momento in cui la città, che fin dalle origini aveva avuto una posizione egemone rispetto al territorio trattando da pari a pari con Napoli, perse il suo contado nel 1530. Dopo il terremoto del 1915 furono edificati i quartieri della villa e della fontana luminosa, allora (come dopo il terremoto del 1703) il movimento di ripresa fu svolto dai cittadini rimasti in città e dai forestieri arrivati in cerca di lavoro. Oggi la città, alla mercé di poteri estranei, è scomparsa, è un dato di fatto, essendo venuta meno la coscienza comunitaria, il senso dello stare insieme. C’è stata una interruzione, una frattura col passato, senza programmi e senza prospettive, in una dannosa esposizione mediatica. Quindi la prima cosa per la ripresa è il recupero dello stare insieme, dei legami culturali con i borghi dei dintorni. Al termine della prima giornata del convegno c’è da segnalare l’autorevole intervento del Prof. Umberto Villante, che ha indicato una via di rinascita nello sviluppo di istituzioni culturali a carattere sia scientifico che umanistico, con sedi di scuole internazionali e centri di studi avanzati, realtà per cui l’Aquila ha già alcune punte di eccellenza.
Il secondo giorno si è aperto con la relazione della Prof. Anna Tozzi dell’Università dell’Aquila, che ha illustrato tutte le soluzioni del post sisma adottate per spazi didattici, alloggi, viabilità, segreterie, biblioteche, rapporti con gli enti locali. Subito dopo la relazione della Prof. Maria Galli Stampini, che ha parlato di politica, arte e letteratura a Venezia nel diciassettesimo secolo, una piacevole parentesi che per un po’ ci ha distratti dalla nostra catastrofe. Poi riprende questo argomento il Prof. Bruno Carioti del Conservatorio “Alfredo Casella” dell’Aquila, che comincia con una constatazione di bruciante attualità: le case non bastano, perché la gente non mangia e dorme solamente, ma vive riconosciuta all’interno di una comunità. Partendo da questa constatazione descrive l’attuale attività del conservatorio, ospitato in una sede nuova ineccepibile per acustica e spazi. Il conservatorio di oggi è pensato come luogo aperto di aggregazione e ricostruzione del tessuto sociale, pertanto in quest’ottica oggi si pratica molto la musica d’insieme, per unire i ragazzi e dare loro una identità culturale.
Affascinante la relazione di Amara Lakhous, uno scrittore algerino, oggi cittadino italiano, autore del libro “La Forza di Rincominciare” ed anche di uno da un intrigante titolo in lingua originale “Come farsi allattare dalla lupa senza che ti morda”. Ha paragonato la sua emigrazione dall’ Algeria come un grandissimo terremoto dell’anima, causato dalla perdita della propria casa, ed ha illustrato, con efficace semplicità, il processo di recupero della identità, arricchita dall’esperienza dell’emigrazione.
Clara Sereni, scrittrice e traduttrice, ci ha detto qualcosa su come “vivere nel terremoto”, che significa accettare un mutamento profondo. La caduta è una catastrofe che genera traumi e drammi, ma questi possono far crescere con la forza di volontà, la solidarietà, la capacità di badare al cielo azzurro, non tutto è grigio.
Massimo Giuliani, nato a L’Aquila, psicologo e psicoterapeuta a Milano, ha illustrato un aspetto nuovo di questa catastrofe, l’uso di internet da parte di tantissima gente, in un processo orizzontale, non verticale, di diffusione dell’informazione, che ha prodotto un quadro degli avvenimenti vivace e realistico, alternativo a quello ufficiale. Insomma il territorio è entrato in internet, e l’internet è entrato nel territorio, mettendo in luce che tutta la variegata situazione post sisma è stata ridotta a problema edilizio, con la deportazione in massa della popolazione e la costruzione di casette permanenti che hanno sfigurato la città, rispetto a cui l’idea di gratitudine ed ingratitudine, che ha un carattere etico qualificante le relazioni private, ha assunto una connotazione politica. Con l’O.U.T. Facebook, Organizzatore Umano Tematico si è realizzato un esperimento di aggregazione del flusso di voci che è emerso dalla intelligenza collettiva, una storia nata da una polifonia di voci narranti, con tanti punti di inizio. Ci augura lo psicologo di avere una intelligenza ospitale verso il mondo, il coraggio di non voltarsi indietro, e con immaginazione salvare la città futura.
Infine la professoressa Luisa Nardecchia, vicepreside del Liceo Scientifico, ha narrato alcuni avvenimenti di questo anno scolastico. Il punto più atteso dai ragazzi presenti è stata la premiazione dei vincitori del concorso “L’Aquila 2019, il disegno della città futura”, indetto in collaborazione con La città della Gioia, onlus di Napoli. Sono risultati vincitori, per la fotografia Fabiola La Chioma, per la narrativa Daniele Luciani, per la progettistica Federica Rovo ed Eleonora Pace, per la saggistica Michela Ciocca e Fabrizia Di Stefano. Il primo premio assoluto a Maria Mercuro e Pier Luigi Carducci per la progettazione di un memorial delle vittime del terremoto, da situare in Piazzale P. Paoli, spazio nelle cui vicinanze ci sono stati tanti morti.
Le giornate sono state allietate da due concerti, uno eseguito dall’Ensemble Officina Musicale, ed un altro dall’Ensemble del Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio dell’Aquila.
Per concludere cito una osservazione di L. Benedetti, applaudita dal pubblico dei presenti, a proposito del popolo delle carriole. La professoressa ha espresso sincera meraviglia e rammarico per il modo come questi sono trattati in città. Ma perché far in modo che spariscano? Se c’è della gente che vuole fare qualcosa per migliorare lo stato attuale della città, perché non organizzarli e fare qualcosa di utile con loro? ad esempio ripulire il parco del Forte Spagnolo, per restituirlo alla città dignitoso e presentabile. Una cosa ovvia, la Benedetti si chiedeva se non fosse un pensiero troppo americano. Ma sì, è un pensiero semplice, pragmatico ed utile alla comunità, in breve, americano, onirico e surreale nel paese delle lungaggini eterne, dell’ ideologia del fare che lascia disoccupati migliaia di giovani e che, per far quadrare il bilancio, anziché combattere l’evasione fiscale più alta del mondo occidentale dopo quella della Grecia, taglia fondi alla scuola, alla ricerca, alla cultura ed alla sanità.

emedoro@gmail.com
6 giugno 2010

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