Intervista a Mario Capanna, ospite di Lilli Gruber

di CARLO CASTELLINI

Mario Capanna, ospite di Lilli Gruber della rubrica 8 e ½ di la7, con il giornalista Michele Brambilla, nelle vesti di intervistatore, gia’ collaboratore e inviato del giornale e di libero. Brillante interlocutore, conseguente ragionatore e robusto sostenitore di idee ecologiche e ambientali. Un contestatore di ieri che non sfigura con le nuove figure emergenti di oggi.

Senza dubbio tiene bene la scena del piccolo schermo, il leader del Sessantotto milanese ed in parte anche italiano, MARIO CAPANNA, uno dei migliori libretti della CATTOLICA di quel periodo divenuto poi anche leader del Movimento Studentesco dell’università statale, di via Festa del Perdono.
Essendo iscritto alla Cattolica, ho conosciuto di persona le matricole ma anche i figli della borghesia, che frequentavano l’Ateneo cattolico, e quindi anche le critiche che in quel periodo venivano formulate nei confronti di esso. Erano i tempi di RISPOSTA A MONSIGNORE, dal noto professore di DIRITTO FRANCO CORDERO, allora nel vivo del dibattito e della polemica.
Sono andato alcune volte a curiosare nell’ateneo statale, per sentire che aria tirava allora; e le differenze si sentivano anche nell’aria fisica, nei comportamenti dei giovani studenti; nelle tematiche e indirizzi di studio; nell’ispirazione di una filosofia laica, si diceva allora, che non necessariamente metteva su tutto, un capello cattolico, come appunto nell’università di via Largo, Gemelli, 1.
Qui trionfava egemone, specie in filosofia, il pensiero cattolico di GUSTAVO BONTADINI E DI SOFIA VANNI ROVIGHI, DI GIOVANNI REALE;; e dove il pensiero del grande filosofo, ancora vivente, EMANUELE SEVERINO, faceva fatica ad affermarsi; sia per la sua difficoltà intrinseca, delle sue tematiche, non sempre facili da assimilare; e sia perché il controllo dell’ortodossia romana, era più preoccupata di raccomandare i suoi accoliti, che di accogliere in maniera critica i contributi di un grande studioso, come il filosofo bresciano, da allora guardato con un certo sospetto, ma molto amato dagli studenti.
Questo è pressappoco il contesto storico culturale in cui prende forma il progressismo cattolico di MARIO CAPANNA, che incomincia a scalpitare, e incomincia a vedere nelle teorie politiche e filosofiche propinate, delle risposte mancate alle esigenze del momento. MARIO CAPANNA, non ha perso nulla della sua grinta, il suo pensiero si è fatto più articolato e più robusto,, poiché imposta sempre il suo argomentare con chiarezza professionale, procedendo quasi per tesi, antitesi e conclusione sintetica. Perciò il suo ragionare, sostenuto da una voce rauca e profonda, ha un suo fascino ed una sua capacità di persuasione, lui che da buon filosofo, leggeva anche saggi di teologi , allora alla moda, come RHANER.
Nel dialogo con MICHELE BRAMBILLA e con LILLI GRUBER che lo incalzava con domande sempre più penetranti, il leader studentesco confidava di avere scritto una lettera al PRESIDENTE GIORGIO NAPOLITANO, nella quale prega il massimo rappresentante delle nostre istituzioni perché chieda scusa da parte dello STATO, per i silenzi che ancora gravano sulla STRAGE DI PIAZZA FONTANA, del BANCO DELL’AGRICOLTURA, poiché non sono stati ancora trovati né esecutori, né mandanti. E su certi argomenti gli archivi di stato, non intendono ancora aprire i battenti, e quindi alcune stragi sono ancora avvolte nel mistero.
L’occasione è propizia, e permette all’ex leader del Movimento Studentesco milanese, di illustrare di illustrare il senso del suo ultimo libretto dal titolo PER RAGIONARE, , e lo si vede anche dal movimento tipico e ordinato delle sue manone, e lo si evince anche dall’esposizione delle sue idee, che sono chiare e sostenute da una cultura che non è dismessa, ma combattiva e propositiva. Anche per me è un’utile occasione per ricordare, gli anni universitari della CATTOLICA, mai dimenticati, le nostre incursioni all’AUGUSTINIANUM, di cui il nostro era studente accreditato, e al MARIANUM, cui si era raccomandata la fidanzata, che sarebbe diventata sua moglie. A proposito della quale ha raccontato un gustoso episodio. Voleva infatti convincere la sua amata, ad avere rapporti sessuali anche prima del matrimonio; e sembra che ci sia riuscito, invitandola a riflettere sul pensiero agostiniano AMA ET FAC QUOD VIS: AMA E FA CIO’ CHE VUOI. “Quindi, commentava lui, se si tratta di vero amore, ci si può unire anche prima del matrimonio”.
Qualche sorrisino in studio è inevitabile, ma l’interlocutore è pronto e brillante; il discorso sfocia su YASSER ARAFAT di quel periodo, del 1976; a favore di questo leader palestinese si erano schierati gli studenti universitari; e per manifestare la loro simpatia goliardica si erano rivestiti della caratteristica KEFIA; ne arrivarono delle camionate, e ci fu un’invasione pacifica nell’ateneo statale. MARIO CAPANNA, si rivela un ottimo ragionatore, un corretto polemista, ti ascolta e ti risponde anche se ha continuamente bisogno di supporti , di nuovi tempi per spiegare le sue convinzioni e interrompe in maniera garbata la sua conduttrice, come rifaceva una volta, ma anche adesso, MARCO PANNELLA.
Ha una propria filosofia, che ha arricchito di valori laici e di esperienza, avvicina giovani delle scuole superiori con cui dialoga volentieri, per spiegare il senso di un movimento che non è mai morto, che ha avuto dei risvolti positivi: la possibilità di discutere, per esempio, e di ragionare, non ostante i tempi difficili in cui viviamo.
Ma per chi vota MARIO CAPANNA? Chiede LILLI GRUBER. L’ospite aggira la domanda e risponde asserendo che 2IL VOTO NON E’ LA COSA PIU’ IMPORTANTE. MA LA PARTECIPAZIONE ATTIVA E’ IL SEGNO DELLA VERA DEMOCRAZIA”. Si augura, un po’ a sorpresa, l’estinzione del Partito Democratico, perché a suo avviso non ha un programma ben definito. “Come si fa ad essere del PD, ad affermare che il PD ha un programma, se un giornale come la REPUBBLICA, dedica addirittura otto pagine allo scandalo dell. on. CLAUDIO SCAIOLA?”Questo significa non avere idee.
Poi il discorso si sposta su altre figure significative del nostro mondo politico e culturale, come NIKI VENDOLA: considerato bravo e carismatico: a condizione che diventino presto un santino. Si nota anche in queste risposte come il suo linguaggio, cioè della ragione, pretenda di superare il linguaggio del padrone. Una rapida digressione mondana sulla bellezza e intelligenza della MONICA BELLUCCI, Tifernate come lui.
Infine l’ultima battuta: e BERLUSCONI presidente nel 2013?“Speriamo di no…..E’ necessaria comunque una insorgenza della democrazia dei cittadini”. (CARLO CASTELLINI).

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