Manovra insufficiente

Autore Sandro Trento

Il Governo ha annunciato una manovra di correzione di 24 miliardi di euro. Una manovra che di fatto era già stata annunciata all'inizio del mese di maggio nella relazione unificata sull'economia e la finanza pubblica, con l'annuncio del Governo di voler ridurre il deficit pubblico. Questo, nonostante nei mesi passati lo stesso Governo aveva a più riprese ribadito che i conti erano in ordine e che non c'era bisogno di alcun intervento.

Questa manovra è fatta di tagli alla spesa pubblica che però sono rappresentati per lo più da rinvii dell'aumento degli stipendi degli Statali e da sospensione delle prossime finestre assistenziali.
In aggiunta a ciò ci sono dieci miliardi di tagli alle Regioni e ai Comuni.

Il Governo aveva anche annunciato la cancellazione di nove province ma abbiamo già scoperto che ha fatto marcia indietro. E qui è curioso notare come sia stata la Lega ad opporsi, per tutelare alcune province del Nord. La stessa Lega che a parole dice di essere contro la burocrazia, per ridurre la presenza dello Stato, quando è il momento delle decisioni concrete si tira indietro per difendere le province del Nord.
Sul lato delle entrate il Governo ha annunciato un potenziamento della lotta all'evasione ma ha anche assicurato che non ci saranno nuove tasse. Sostengono che questa manovra non metterà le mani nelle tasche degli italiani.
Ma è davvero così?
Una prima considerazione da fare è sui tagli. Bisogna capire se questi tagli alla spesa pubblica incideranno davvero sui meccanismi di spesa, e cioè se comporteranno un beneficio di lungo termine e non soltanto di breve termine.
Poi vanno valutati i tagli agli enti locali. Ci sarà da capire, nei prossimi mesi, come le Regioni e i Comuni, cercheranno di far fronte a questi tagli. Cioè se le Regioni e i Comuni non tenteranno a loro volta di aumentare le imposte locali per cercare di ripararsi da questi tagli del Governo. A settembre, dunque, potremmo trovarci di fronte a un forte aumento delle tasse regionali e comunali. Qui crolla la teoria che questa manovra non mette le mani in tasca agli italiani.
Questa manovra, inoltre, si basa su una stima della crescita dell'economia italiana abbastanza ottimistica, tenuto conto che la Commissione Europea e il Fondo Monetario hanno stime di crescita meno ottimistiche di quelle che ha questo Governo. E questo potrebbe voler dire che a settembre sarà necessaria una manovra aggiuntiva.
I tagli alla spesa pubblica sono necessari. Noi dell'Italia dei Valori siamo grandi sostenitori di questa teoria. Perché in Italia la spesa pubblica solo negli ultimi 10 anni è cresciuta quasi del 40%. E la spesa pubblica totale è cresciuta quasi dell'80%. D'altro lato la pressione fiscale è arrivata a livelli record: oltre il 43% del Pil nel 2009. Quindi non è pensabile risanare i conti pubblici italiani aumentando le tasse.
Va detto che gran parte delle tasse, del resto, oramai in Italia sono a carico dei redditi da lavoro e delle imprese. E non si tassano più i patrimoni e le ricchezze. Il Governo Berlusconi ha cancellato l'Ici che era una delle pochissime tasse sulla ricchezza. Quindi siamo in una situazione in cui tagliamo i redditi di lavoratori e imprese e non colpiamo le ricchezze accumulate.
Infine c'è da considerare che questa manovra ha una pura natura restrittiva. Non c'è nessun intervento per far crescere l'economia italiana. Non hanno previsto alcuna forma di sostengo agli investimenti e agli ammortizzatori sociali.
Manca qualsiasi tipo di attenzione verso la crescita economica. E il rischio che in autunno sarà necessaria una manovra aggiuntiva è molto concreto.

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