AZIONE POSITIVA DEL GOVERNO SUL RIENTRO DEI RICERCATORI ITALIANI RESIDENTI ALL’ESTERO

Roma, 27 maggio 2010 – Il 25 maggio scorso è stata approvata tra i banchi dell’aula di Palazzo Montecitorio, con 485 voti favorevoli, la proposta di legge bipartisan che prevede incentivi fiscali per il rientro in Italia dei lavoratori, contrastando la cosiddetta fuga dei cervelli.
Destinatari degli incentivi, sostanzialmente delle agevolazioni fiscali dal 1 gennaio 2011 fino al 31 dicembre 2013, sono i cittadini dell'Unione europea che hanno maturato esperienze all'estero che rientrano in Italia per svolgere attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o d'impresa.
I crediti fiscali possono essere ottenuti dai cittadini dell'Unione europea nati dopo il 1969 che siano laureati, abbiano risieduto in via continuativa per almeno 24 mesi in Italia e che abbiano avuto continuativamente negli ultimi 24 mesi un contratto di lavoro dipendente in un Paese diverso dall'Italia. I benefici spettano anche ai cittadini che abbiano risieduto in via continuativa per almeno due anni in Italia e abbiano svolto continuativamente negli due anni un'attività di studio in un Paese straniero conseguendo una laurea o un master. Il beneficio viene assegnato a condizione che i questi lavoratori vengano assunti o decidano di esercitare un' attività d'impresa o di lavoro autonomo in Italia e trasferiscano il proprio domicilio, confermando la residenza, in Italia entro tre mesi dall'assunzione o dall'avvio dell' attività.
Il lavoratore decade dal diritto a fruire del credito d'imposta qualora, entro 5 anni dalla prima fruizione del beneficio, trasferisca la residenza o il domicilio fuori dall'Italia.
“Mi sento estremamente soddisfatto per questa approvazione in Parlamento – esprime l’on. Amato Berardi, firmatario della proposta di legge nonché membro del Comitato dei nove in assemblea – perché rappresenta un grande impegno da parte del Governo Italiano nel voler far rientrare i propri cittadini emigrati all’estero in cerca di opportunità di studio e di lavoro che il loro paese d’origine non è stato in grado di offrire negli ultimi anni.
In questo modo l’Italia acquisirà ulteriori risorse umane di spiccata specializzazione professionale indispensabili per la crescita e lo sviluppo. Sarà altresì offerto agli individui provenienti da altri paesi, di avviare un’attività in proprio, in particolare nel Mezzogiorno d’Italia, laddove le aziende si mostreranno propense ad assumerli”.
“E’ preoccupante – conclude Berardi – che i giovani debbano vedersi costretti ad emigrare all’estero, a specializzarsi e a non voler più tornare a casa a causa della mancanza di meritocrazia e della scarsa capacità di trattenere ma anche di attrarre intelligenze”.

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