Fulvio Fammoni (Cgil): “Ddl sulle intercettazioni incostituzionale”

“Il ddl sulle intercettazioni è un provvedimento sbagliato, con evidenti tratti di incostituzionalità e di interessi di parte”. Lo ha dichiarato questa mattina ai microfoni di RadioArticolo1 Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil, ospite della trasmissione Italiaparla. “Si coniugano, in questo testo, due elementi insopportabili: il primo riguarda il diritto all’informazione, il diritto alla cronaca, anche a quella giudiziaria. Il secondo riguarda gli interventi sulla sicurezza. A protestare non è solo la magistratura, ma anche tutte le forze dell’ordine, che prevedono ripercussioni molto gravi sulle indagini relative alla criminalità. Si getta sabbia nel meccanismo delle indagini, si rallentano i processi investigativi, si abbassa la durata delle intercettazioni, si diminuisce la disponibilità delle risorse”.

Sul fronte dell’informazione, ad essere colpiti, secondo l’esponente della Cgil, non sono soltanto i giornalisti. “Si tenta di spostare il meccanismo censorio direttamente sugli editori, con multe che hanno una consistenza davvero molto elevata, insopportabili per la maggior parte delle testate italiane, mentre si mantiene comunque la minaccia del carcere per i giornalisti”.

Fulvio Fammoni interviene anche sui casi di Sky e RaiNews24. “Il ricorso all’Unione europea di una grande multinazionale come Sky dimostra che in Italia si cerca di fare quello che non succede nel resto d’Europa. Pensiamo anche a RaiNews24, una delle reti con gli ascolti in crescita. Un caso che dimostra come la Rai, che dovrebbe essere di tutti, non ha una gestione che risponda agli interessi generali e a quelle che dovrebbero essere le dinamiche di un’azienda”. Il problema, secondo Fammoni, è che “questo governo, ormai, ostenta il conflitto di interessi. Quando il presidente del consiglio italiano diviene il più grande editore del paese e detiene anche il controllo indiretto del servizio pubblico tutte le agenzie che vigilano sulla libertà di stampa nel mondo abbassano il rating dell’Italia. Per questo al movimento per la libertà di informazione occorre dare continuità. L’iniziativa deve durare per tutta la fase della discussione parlamentare. Deve crescere e radicarsi nel territorio. La gravità dei problemi richiama la vastità e l’unitarietà di tante organizzazioni diverse in favore della libertà di informazione. E anche se la legge verrà approvata, il movimento non si dovrà fermare: andrà avanti nelle sedi costituzionali come nelle sedi europee. Non si può perdere una battaglia per i diritti e per la libertà”.

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