TEATRO: COLLI, EDUARDO DE FILIPPO E’ PATRIMONIO DI TUTTO IL MONDO OCCIDENTALE

di Dario Caselli

Lunedì ricorreranno i 110 anni dalla nascita di Eduardo De Filippo. Il Senato ha ricordato il grande autore teatrale con un incontro organizzato dalla senatrice Ombretta Colli ed a cui ha partecipato il figlio di Eduardo, Luca De Filippo. E proprio la senatrice, giovane artista, lavorò con il maestro napoletano.

Senatrice, come conobbe Eduardo?
“Lo conobbi perchè mi scelse per fare uno spettacolo emblema. Ricorreva l'anniversario del Piccolo teatro di Milano, i 25 anni. A quel tempo lavoravo lì, stavo partecipando ad un programma televisivo. Mi vide e mi scelse per fare parte di questo spettacolo. Si trattò di una cosa alquanto strana perchè, come gli feci notare, la mia parlata era molto milanese e questo poteva creare dei problemi. Ma lui non si dette per vinto, registrò tutto e poi si rivolse verso di me: “Sei una cantante e quindi come tutti i cantanti hai grande orecchio musicale, quindi ascolta”. E devo dire che riuscii a fare grandi progressi”.

Molti hanno spesso raccontato di un Eduardo duro e severo…
“Anche a me diede questa impressione. Allora ero una giovane ragazza, ma l'idea che mi feci di questo grande artista era di un uomo molto duro, ma prima di tutto severo con se stesso. Poi è chiaro che di conseguenza lo fosse anche con gli altri. Però se devo essere sincera questa durezza, questa rivudezza mi sembrava che nascondesse anche una certa timidezza, una sensibilità esasperata”.

Eduardo ormai è scomparso da quasi 26 anni, che cosa rimane di lui e della sua opera?
“Diciamo che sul fronte sociale rimane ben poco, anche perchè morì pochi anni dopo la sua nomina a senatore a vita. La sua iniziativa nei confronti dei giovani detenuti di Nisida è rimasta abbandonata, purtroppo la sua stagione è stata troppo breve. Dal punto di vista culturale ci resta un patrimonio artistico incredibile, direi mondiale. Un patrimonio rispetto al quale tutta Europa, il mondo occidentale gli sono grati, in quanto rappresenta l'animo dell'uomo e soprattutto anche uno spaccato del nostro Paese. Le sue straordinarie commedie e la sua grande capacità di scrittura e di recitazione sono di certo il lascito più grande”.

Quale sarebbe stato il giudizio di Eduardo alla luce di quanto sta accadendo oggi nel nostro Paese?
“Credo che Eduardo sarebbe andato per la sua strada, non si sarebbe fatto distrarre, così come ha fatto durante tutta la sua vita. A quell'epoca ha dovuto confrontarsi con periodi micidiali, compresa una guerra. Quindi non credo che si sarebbe scomposto più di tanto”.

Infine, in giro vede un nuovo Eduardo?
“No, decisamente nessuno. Nessuno oggi assomiglia ad Eduardo. Per la verità questa domanda mi viene spesso posta riguardo mio marito (Giorgio Gaber ndr). La mia convinzione è che nel mondo artistico è difficile trovare qualcuno che possa assomigliare ad un altro artista. Un artista è lui, un elemento unico. O uno si propone in modo nuovo e singolare, oppure siamo di fronte ad un'imitazione. Ma in quel caso si tratta di repliche, che francamente sono poco interessanti”.

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