IL SIGNIFICATO DELLA PAROLA RICOSTRUZIONE

“Mi scusi, le rovine dove sono?” chiede il turista disorientato e forse un po’ sprovveduto.
“Beh… si guardi intorno, cammini un po’ e le scopra da solo.”
“Mi scusi, ma dov’è un bar? Vorremmo prendere qualcosa…” “Lì ce n’era uno, ma guardi, è disastrato e transennato…cammini un po’ in quella direzione e ne trova due, uno in piazza, ed un altro alla villa comunale…”
Effettivamente ancora non siamo ben attrezzati come a Pompei, mancano ancora, o meglio ci sono ma non in edizione per turisti, le piantine delle rovine con parcheggi, percorsi consigliati con guida o senza, luoghi di ristoro, indicazione delle toilettes e quant’altro inventato dall’industria del turismo di massa per il conforto dei visitatori. Effettivamente gli scavi di Pompei sono incominciati nel XVIII secolo, più di un millennio e mezzo dopo la catastrofe distruttiva. Il destino de L’Aquila potrebbe compiersi in tempi più rapidi, diciamo qualche decina di anni, perché il cammino della storia ha accelerato il passo.
Qualche segno positivo della rinascita del centro storico c’è stato in questi ultimi tempi, la ricostruzione della rete del gas nel tratto tra Corso Vittorio Emanuele e via San Bernardino, suggerisce che qualcuno lì, un giorno, accenderà il riscaldamento ed il gas per cucinare. L’annuncio ufficiale da parte delle direzione della riapertura del salone della sede centrale della Cassa di Risparmio entro Natale fa sperare nella contemporanea riapertura degli esercizi commerciali situati nei dintorni. Più o meno entro quella data dovrebbero essere conclusi i lavori di riparazione di parecchi fabbricati B o C situati nelle immediate vicinanze del centro storico, il che fa intravedere il giorno in cui il corso e la piazza non saranno più luoghi da guardare, ma luoghi per vivere, come sempre da otto secoli.
Tuttavia lo sviluppo rapido e disordinato delle zone prescelte per la costruzione delle C.A.S.E. , la notizia di progetti faraonici nelle loro immediate vicinanze, supermercati, chiese, luoghi ricreazione ed aggregazione, il ritardo ingiustificato nella ricostruzione in zona rossa di fabbricati poco danneggiati e facilmente raggiungibili da mezzi e macchine per l’edilizia, vedi per esempio le palazzine anni ‘60 di Viale F. Crispi e dintorni, fanno ritenere esistente un progetto generale di spostamento permanente, non temporaneo, della popolazione dal centro ad una periferia che si dilata sempre più, generando forti dubbi sull’uso futuro del centro storico. Per non parlare del lento e progressivo spopolamento della città dovuto alle decisioni di quelli che vanno a vivere altrove, in cerca di una cosa qui perduta, la normalità del vivere quotidiano in una città piccola ma ricca di possibilità di vivere una vita decente e civile.
Questo significa che la parola ricostruzione, da me e da tanti altri ingenuamente capita ed interpretata come pronta riparazione o reinterpretazione dell’esistente, a seconda del grado di danno, ha cambiato, strada facendo, questo significato. Credo che la parola ricostruzione oggi significhi costruire di nuovo, altrove, fare insomma una città nuova, una new town, rimandando ad un futuro lontano ed imprecisato la cura dell’esistente.
Il fatto si comprende solo in termini economici, costruire il nuovo costa molto, molto meno che ricostruire l’esistente. Ed inoltre si fa in tempi rapidissimi con pronti profitti per i soliti pochi. E’ insomma una legge dell’economia, e nient’altro, quella che decide il destino della città. Via le pietre vecchie, medievali, lavorate e scolpite, mandiamole alle discariche, avanti i nuovi prefabbricati in cemento. Avanti i nuovi ricchi, che bella occasione, irripetibile! In futuro qualche amante delle rovine e dell’antico darà un valore a quello che ci starà ancora, con esiti che vedranno i nostri figli e nipoti.

emedoro@gmail.com.
L’Aquila 18 maggio 2010

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