Le sfide della nuova economia

di Antonio Suraci

Parlare di economia verde spesso vuol dire parlare genericamente di tutto, ma senza farne comprendere l´essenza: un alternativo modello di sviluppo. Difatti, quando si parla di economia verde si pensa a molte cose, spesso tra loro non collegate, e questo rende difficile poter avviare una seria progettazione di sviluppo. Con economia verde si intende: cambiamenti del clima, energie rinnovabili, agricoltura biologica, trasformazioni del sistema industriale, nuove opportunità occupazionali. Ma l´insieme ancora non fa sistema. In realtà sottintendiamo la necessità globale di cambiare quel sistema di sviluppo economico giunto sino a noi malconcio e, soprattutto, inquinante e distruttivo di risorse limitate. Che il sistema attuale sia malconcio lo enfatizza lo stesso Obama che è convinto quanto l'economia 'verde' sia importante non solo per la rigenerazione e la salvaguardia dell´ambiente, quanto per uscire dall´attuale crisi economico-finanziaria. L´Obama pensiero ha contagiato tutti, financo le imprese che ritengono, dati i cospicui finanziamenti che si profilano all´orizzonte, sia la strada giusta per rilanciare l´economia e l´occupazione. Si vedrà quante di queste saranno in grado di uscire dal vecchio per entrare nel nuovo. Ma il rischio più prossimo è che il capitalismo odierno trovi un nuovo mito a cui riferirsi; un mito, come i tanti degli ultimi vent´anni, che può rivelarsi illusorio se non verranno approntate strategie appropriate. La strada sembra obbligata, ma sarà complesso dover abbandonare lungo la strada del rinnovamento quelle vecchie usanze che hanno sempre ostacolato una innovazione culturale del sistema per l´alto costo finanziario. Così, tecnologia e ricerca – che sono le muse del nuovo mito – se non verranno incoraggiate e finanziate rischieranno di non produrre quegli effetti innovativi che ci si attende sul fronte occupazionale e ambientale. Tornare a parlare di sviluppo e/o economia sostenibile, significa parlare di opportunità che l´innovazione tecnologica offre alla società e alle imprese per ridurre i costi di produzione, di inquinamento, offrendo nel contempo una rinnovata competitività e un nuovo modello di sviluppo occupazionale. I tempi non sono di medio periodo, ma il fatto che molte aziende, sul piano internazionale, siano diventate sensibili e attente ai problemi posti dall´economia verde lascia ben sperare. E se a queste si aggiungono le diverse iniziative dei governi possiamo ottimisticamente pensare ad un diverso futuro per le giovani generazioni. Ma l´oro ancor non luccica, non bisogna farsi illusioni. La sensibilità intorno a queste problematiche è cresciuta e molti, ormai, sono convinti che per arrivare al traguardo, soprattutto sul fronte della salvaguardia ambientale, occorra una maggiore cooperazione tra le Nazioni. Se dopo Kyoto e, soprattutto, dopo Copenhagen, una certa sfiducia è cresciuta, c´è da dire che all´interno dei singoli Stati è cresciuta anche quella sensibilità auspicata che, pur non divenuta una azione corale internazionale, ciò per motivi più strategici che di volontà, ha messo in evidenza quanto i temi verdi siano entrati nel lessico politico e legislativo di molte Nazioni, Cina compresa. Da ciò nasce il moderato ottimismo sugli appuntamenti internazionali futuri non solo sulla salvaguardia dell´ambiente quanto anche sulle regole che dovranno essere introdotte per lo sviluppo di questa nuova fase economica. Per la validità e il successo finale occorre gettare delle solide basi – per superare i limiti di sviluppo dell´attuale sistema economico – funzionali al rafforzamento di una giustizia sociale solidale che possa, nel tempo, sanare le ferite della fame, delle malattie, delle guerre e dell´ambiente. Se l´economia verde rappresenta un´opportunità per uscire dalla crisi occorre sapere come possa l´Italia rimanere ancorata allo sviluppo globale avviato dalle filosofie politiche delle nazioni economicamente più forti. Per l´Italia è solo un problema di carbonio? No, anche se molti ritengono che il punto centrale dell´economia verde sia proprio questo. Certo, è solo il punto di partenza, ma non andare oltre, non vedere che è in atto una profonda trasformazione della società, significa non saper cogliere gli aspetti innovativi e, soprattutto, trovarsi impreparati a guidare una rivoluzione economica forse più importante per l´umanità di quella industriale. L´Italia ha grandi potenzialità in termini di produzione energetica nell´eolico, nel fotovoltaico e nel solare termico e non mettere a sistema queste opportunità investendo nella ricerca e nella tecnologia può significare non dare risposte adeguate ai redditi delle famiglie, allo sviluppo delle imprese e all´occupazione. Se a questi settori aggiungiamo un miglioramento dell´efficienza energetica, una crescita dell´edilizia verde e una buona progettazione del trasporto pubblico, l´Italia potrebbe a medio periodo rivitalizzare la propria economia e non correre il pericolo di vedersi superata dalle economie emergenti che in questo campo scommettono per il proprio futuro. Occorre, velocemente, approfondire le condizioni del Paese e verificare se il piano di sviluppo ipotizzato per un 50% dai derivati fossili, un 25% dal nucleare e un 25% dalle fonti rinnovabili sia un piano adeguato allo sviluppo complesso dell´economia verde. Senza analisi adeguate e senza una credibile programmazione, basata sulle necessità dell´impresa e della ricerca, è facile credere che l´Italia resterà fuori dal club delle nazioni maggiormente industrializzate. Se l´Italia non rafforzerà la propria credibilità rispettando gli impegni internazionali, sia finanziari che ambientali-climatici, sarà difficile avviare un processo economico di sviluppo restando al centro dell´economia globale.

(articolo tratto dal sito web www.diario21.net)

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