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CEFALONIA: LETTERA AL MINISTRO LA RUSSA

di Massimo Filippini

Caro Ministro La Russa,

il 26 settembre 2006 inviai la seguente lettera all’allora Ministro della Difesa Antonio Parisi ed ai capi di S. M. Difesa ed Esercito amm. G. Di Paola e gen. A. F. Cecchi:
‘Egregio signor Ministro,
ho letto sul Corriere della Sera del 24 c. m. la lettera in cui Ella stigmatizza, promettendo un Suo intervento ‘ufficiale’, dopo averne conosciuto le motivazioni, l’archiviazione da parte della Procura tedesca di Monaco, di un procedimento penale contro un ex sottotenente che partecipò alla fucilazione dei nostri Ufficiali a Cefalonia, seguita alla resa del 22 settembre 1943.
Tra essi vi fu anche mio Padre, il maggiore Federico Filippini, Comandante il genio della div. Acqui il quale venne fucilato il giorno 25 assieme ad altri sei colleghi con lui prelevati dall’ospedale di Argostoli in cui erano ricoverati e uccisi a Capo S. Teodoro nella famigerata località detta della “Casetta Rossa”.
Io rimasi orfano a soli sette anni e da sempre –come Ella comprenderà- ho cercato di approfondire la realtà di quei tristi fatti compiendo ricerche di ogni genere sfociate in tre libri -(“La vera storia dell’eccidio di Cefalonia”1998 e 2001 – “La tragedia di Cefalonia, una verità scomoda” 2004 e “I Caduti di Cefalonia: fine di un mito” 2006)- dei quali i primi due scritti dando per scontato che i Caduti nei combattimenti e i Fucilati dopo la resa -ad opera dei tedeschi- fossero quelli da sempre riportati in cifre oscillanti dai 9 agli 11.000 morti.
Di recente però, avendo rinvenuto negli Archivi Militari una serie di Documenti ridimensionanti le suddette cifre a meno di 1.700 tra Caduti in battaglia e Fucilati dopo la resa, questi ultimi in misura di circa 400 in gran parte Ufficiali –tra cui mio Padre- ho riportato i nuovi dati nel mio terzo libro I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO dopo averli ovviamente sottoposti al vaglio di un’accurata analisi compiuta con l’ausilio di riscontri con altra documentazione e, da questo faticoso lavoro, la suddetta nuova cifra – in pieno contrasto con quella ‘ufficiale’ o ‘ufficiosa’ tramandata da decenni- è uscita pienamente confermata.
La situazione determinatasi a seguito di quanto esposto è ormai ampiamente nota agli studiosi della materia al punto che il professor Giorgio Rochat il 5 luglio c. a. rispondendo ad un giornalista del quotidiano cattolico “ L’AVVENIRE “ ha dichiarato testualmente che “.. i 9 o 10 o 11 mila morti di cui si parla sono invenzioni tirate fuori da gente che non ha capacità storica e somma tutte le cifre possibili”, e ciò detto da uno storico del suo calibro non mi sembra che possa essere liquidato come se nulla fosse.
Per giunta lo stesso professor Rochat ha rivisto al ‘ribasso’ le cifre catastrofiche da lui fatte in precedenza riconoscendo onestamente di aver ‘errato’ nel farle e quantificando le stesse in 3.800 – 4.000 morti cifra che, anche se da me non condivisa, è tuttavia meno della metà di quella ‘canonica’ dei 9 o 10.000 caduti cui anch’Ella parlando di “migliaia di caduti” si è di certo riferito nelle Sue esternazioni contro la decisione della Procura tedesca.
A ciò aggiungo che anche gli organizzatori del Premio ‘Acqui Storia’, manifestazione culturale che si ripete da ben 39 anni con la presenza di storici illustri nella giurìa, si sono -dietro mia recente sollecitazione scritta- interrogati sulla giustezza della sua intitolazione “al massacro di 9.000 militari della div. Acqui” al punto che il Sindaco della città mi ha risposto l’11 c. m. così concludendo: “Premesso che ogni caduto a Cefalonia merita il nostro rispetto; rispetto che non può né deve mutare al variare del numero degli stessi, sarà quindi mia cura fare avere alla Giuria Scientifica la Sua missiva e chiedere contestualmente un parere qualificato circa l’eventuale correzione del numero dei caduti a Cefalonia da riportare sulla dicitura del Premio.
Quanto ho testè riportato ritengo debba essere attentamente valutato –egregio signor Ministro- al fine di non incorrere in facili generalizzazioni quando si parla della tragedia avvenuta in quel di Cefalonia che mi sembra pertanto più aderente al vero qualificare non come ‘sterminio di un’intera divisione’ ma nei termini più riduttivi -anche se ugualmente deprecabili, condannabili ed esecrabili- imposti dalle nuove cifre, come ‘infame rappresaglia’ rivolta principalmente contro gli Ufficiali.
Oltretutto continuando a sostenere la tesi di un inesistente massacro collettivo che assolutamente non ci fu, si rischia -ed Ella è il primo in questo momento di Sua inquietudine per la nota archiviazione bavarese- di apparire, se non oggi, in un futuro più o meno prossimo, disinformati o addirittura ignoranti su taluni aspetti di non poco conto della nostra storia come quello dei dati numerici di una rappresaglia che vi fu certamente ma non nelle dimensioni addirittura ‘ciclopiche –come ha scritto qualcuno- e soprattutto fu rivolta come dicono le cifre di 350 – 400 “fucilati dopo la resa” contro gli Ufficiali e non “anche” contro la truppa, circostanza quest’ultima che rappresenta un falso storico che da avventatamente casuale -come era in principio- rischia di trasformarsi in una ‘consapevole menzogna’ con tutte le prevedibili accuse che ci potrebbero ‘ex adverso’ esser rivolte specie ora che proprio in Germania sta per uscire un saggio attestante con dovizia di prove che il numero ‘complessivo’ dei Caduti tedeschi fu inferiore a settanta (!).
Meno di settanta morti tedeschi contro novemila e più italiani costituirebbe, infatti, ammesso che fosse vera, una circostanza assolutamente imbarazzante se non disonorevole per i nostri soldati perché attesterebbe una mancanza totale di spirito combattivo negli stessi al punto da far apparire ciascuno di loro non come un combattente fiero e determinato ma ‘sicut agnus ad occisionem perductus”come scrisse il t. col. Picozzi in una sua Relazione sui fatti“del 1948 da me ‘scoperta’ e ciò, francamente, non lo meritano né i 1300 morti nei combattimenti né i circa 400 fucilati dopo la resa.
Tutto il resto è solo macabra fantasia o nel migliore dei casi affermazioni gettate a caso ‘pour epatèr les bourgeois” e null’altro.
Concludo appellandomi a Lei, signor Ministro, affinché come ‘dominus’ della questione, faccia attivare i competenti organi per compiere le necessarie indagini che io ho già svolto – mi perdoni l’immodestia- per stabilire ‘ufficialmente’ e con la massima precisione possibile quante furono le Vittime della triste vicenda di Cefalonia onde cessi una volta per tutte la stridente contraddizione per cui da parte Sua o delle gerarchie militari, pur disponendo dei Documenti attestanti il vero (quelli che sono stati da me studiati), si continui a parlare della “vexata quaestio” non con riferimento ai dati numerici da essi risultanti ma a quelli assolutamente ‘fantasiosi’ sfornati da persone, enti, associazioni e giornali che sembrano considerare la verità sul delicatissimo punto alla stregua di un discutibile ‘scoop’.
Dal canto mio mi dichiaro fin d’ora disponibile ad offrire, se richiesto, la mia collaborazione.
Con profondo ossequio
Avv. Massimo Filippini

Da allora –egr. Ministro la Russa- sono passati circa quattro anni durante i quali nessuna delle Autorità cui scrissi si degnò di rispondere.
Posso capire che non l’abbia fatto il Ministro Parisi probabilmente preso da problemi di carattere politico che neanche due anni dopo portarono alla caduta del governo con conseguente sua fuoruscita da una carica ‘ictu oculi’ inadatta per lui, ma che non abbiano risposto i due esponenti militari ai vertici delle FFAA è un fatto che dimostra la più completa insensibilità –leggasi ‘menefreghismo’- verso un Orfano della vicenda avente diritto come tutti gli altri Congiunti dei Caduti al rispetto dell’ Istituzione Militare che invece, per ignoranza, deteriore conformismo e soggezione alla politica, è mancato del tutto.
Questo evidentemente è il modo con cui si è trattati –anche se orfani dall’età di sette anni- dagli Organi preposti ‘anche’ a commemorare i Caduti per la Patria quando le osservazioni loro rivolte non collimano con le verità attestate dal potere costituito anche se –come per Cefalonia- in gran parte false.
Aggiungo che negli anni successivi i risultati delle mie ricerche hanno trovato ulteriori conferme addirittura in Atti Giudiziari se è vero, come è vero, che il mio libro ‘I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO’ risulta inserito tra le ‘Fonti di prova’ del procedimento penale nei confronti dell’ex s. ten. Muhlhauser iniziato il 5 maggio 2009 e dichiarato estinto il 5 novembre successivo per la sua morte.
Infatti, tra gli Atti di Istruttoria compiuti dalla Procura Militare di Roma (dr. G. Tornatore) figura la CTU del dr. Carlo Gentile dove, a pag. 30, il Perito della Procura stima in ‘circa 2.300’ il TOTALE delle nostre Vittime morte sotto i bombardamenti, in combattimento e uccise per rappresaglia dopo la resa: una cifra leggermente superiore a quella da me attestata su base documentale ma pur sempre un quinto di quella ‘canonica’ ormai indifendibile.
Ma non basta perché la RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO del Muhlhauser anche a me notificata -quale ‘parte offesa’- contiene la conferma di quanto che la rappresaglia tedesca si abbattè –dopo la resa- quasi esclusivamente sugli ufficiali laddove scrive che il Muhlhauser – quale comandante del plotone che fucilò i nostri militari – agì “dando esecuzione ad un ordine direttamente proveniente dal Fuhrer e con il quale si disponeva inizialmente l’uccisione di tutti i militari italiani che ‘avevano prestato resistenza attiva o passiva o che si erano uniti al nemico’ poi da limitarsi esclusivamente al comandante della Divisione Gen. Antonio Gandin ed a tutti gli Ufficiali, in quanto considerati traditori dell’alleanza tra l’Italia e la Germania”
Il colpo di grazia, infine, alle farneticazioni politico – ideologiche dei ‘Pinocchi marxisti’ aventi tuttora ramificazioni cancerogene perfino nell’ambito delle FFAA viene dall’Ufficio Albo d’Oro dei Caduti del Ministero Difesa che riporta gli stessi nella cifra totale di 1.639 (MILLESEICENTOTRENTANOVE).
E io che avevo detto ?
Signor ministro La Russa faccia compiere accertamenti, La prego, e non permetta che la memoria di un triste episodio come quello di Cefalonia resti in mano a chi –esclusi i Congiunti dei ‘veri’ Caduti- non solo nulla ha a che fare con essa ma addirittura la falsifica per i suoi poco commendevoli fini.

Massimo Filippini
orfano del magg. Federico Filippini trucidato dai tedeschi il 25 sett. 1943

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