Appalti G8, bufera sulla lista di Anemone. Il Pd: si vada fino in fondo o la corruzione dilaga

L’aria che si respira negli androni del Parlamento dopo la comparsa della “Lista Anemone” assomiglia sempre di più a quella che ha soffocato la prima Repubblica. Ritrattare, respingere le accuse, impallinare gli altri, è diventato esercizio preferito di molti big della compagine governativa. Le dimissioni del ministro Scajola, le dichiarazioni di Berlusconi, che si dice pronto a far pagare chi sbaglia, sta mettendo in subbuglio più di una ambiente della maggioranza. Del resto i nomi che stanno emergendo, quello di Nicola Mancino per esempio, non possono non far tremare i polsi di tanti. Il vicepresidente del Csm mette comunque le mani avanti: “Il signor Anemone non mi ha fatto alcun regalo”, ha dichiarato riferendosi alle notizie apparse su alcuni quotidiani. Il nome di Mancino farebbe parte dell’elenco sequestrato nel 2009 nel computer di Anemone, considerato figura centrale della cricca degli appalti. La lista, di oltre 350 nomi, è al vaglio dei pm perugini.Mancino nega ogni coinvolgimento. “A seguito della mia nomina a ministro dell'Interno nel 1992 – ha precisato Mancino – vennero commissionati dal Sisde all'impresa del signor Diego Anemone lavori di messa in sicurezza dell'appartamento da me allora abitato in locazione a Roma in corso Rinascimento 11. Si trattò essenzialmente della blindatura di porte e di finestre”. “Nel 2004-2005 una volta trasferitomi in via Arno, feci eseguire, a mie spese, – ha proseguito il vicepresidente – modesti lavori di messa in opera di due librerie a muro e di un armadio anch'esso a muro: fu naturale per me rivolgermi ad un'impresa che godeva della fiducia d'istituzioni prestigiose, e perciò dava garanzie di affidabilità. E di aver mai ricevuto “regali” – “Ribadisco, prosegue Mancino, che da me l'imprenditore Anemone non ha avuto alcun tipo di protezione né io ho avuto da lui alcuna 'regalia', come si è scritto”.

Nega ogni coinvolgimento con la “cricca” anche Gaetano Silvestri, giudice della Corte costituzionale. In merito “ad alcune illazioni comparse su organi di stampa” dichiara “di non conoscere e di non aver mai conosciuto il Signor Anemone; di non possedere e di non aver mai posseduto immobili di qualunque genere a Roma”. Inoltre auspica “che il proprio nome non venga più accostato a vicende alle quali è totalmente estraneo”. Sorpreso anche l’economista, ex ragioniere generale dello Stato, Andrea Monorchio: “E’ vero che vivo in via Sistina, ma in una casa in affitto, ed i lavori di ristrutturazione li ha fatti il proprietario”. Nel calderone di Anemone bolle anche qualche giornalista di Mediaset: “Sono affittuaria dell' appartamento in questione dal 2003. L' appartamento è di proprietà di un ente, pertanto i lavori di ristrutturazione non sono stati commissionati dalla sottoscritta, ma dall' Ente prima del mio ingresso”, ha precisato Cesara Buonamici in merito alla pubblicazione del suo nome nell' elenco trovato in possesso del costruttore Diego Anemone.Bersani: si vada fino in fondo – Per il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, infine, “bisogna andare assolutamente a fondo perchè con tutta evidenza non si tratta di una somma di casi ma di un meccanismo che ha origini in un'intenzionalità politica di allargamento di appalti riservati e fuori gara in un'applicazione distorta delle direttive comunitarie”. Il capo dei democratici ha poi fatto notare che in caso di problemi “Il governo – ha spiegato Bersani – lasci fare alla magistratura il suo compito e dica che cosa pensa del meccanismo perché su questo il Pd andrà a fondo altro che cautela”. Il governo, aggiunge il leader Pd, “deve mettere mano all'impianto altrimenti la corruzione dilagherà”.Sul chi va là il capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto: “Siamo in una situazione per un verso paradossale per un altro verso gravissima: prima vengono offerti in pasto elenchi di nomi poi, chissà quando, verranno fatte le indagini. Nel frattempo ogni nome è offerto al massacro mediatico, indipendentemente dalle ragioni per cui esso si trova nel computer di Anemone. Ovviamente il segreto istruttorio è praticamente annullato da tempo e in compenso ci troviamo di fronte all'ennesima lista di proscrizione”. Per Daniele Capezzone, portavoce del Pdl “la politica ha certamente il dovere di essere pulita, e di assumere tutte le contromisure più utili per contrastare efficacemente ogni disonestà e opacità. Su questo non deve esserci il minimo dubbio”. Ma, con la stessa chiarezza, va pronunciato un netto “no” a qualunque tentativo di delegittimazione complessiva della politica, che sembra in atto per la solita via mediatico-giudiziaria”. Sempre per Capezzone “il gioco è sempre lo stesso: tentare di fare di tutte le erbe un fascio, attivare uno stillicidio giudiziario e giornalistico – dice – per mettere sotto schiaffo tutta la politica. C'é chi vorrebbe una politica più debole, ma deve rassegnarsi. Sono gli elettori, e non altri, a scegliere i Governi e le maggioranze”.http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/10/05/13/appalti-mancino-smentisce-regali-anemone.html

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