Bei discorsi di Angelo Bagnasco

L'arcivescovo Angelo Bagnasco, in un convegno a Genova (27 febbraio) ha affermato: «La qualità della vita è una categoria foriera a volte di autentici delitti perché in nome della qualità della vita si sopprime la vita». Bel discorso. Vediamo se è bello anche il seguente? “La sacralità della vita è una categoria foriera alle volte di autentici delitti perché in nome della sacralità della vita si opprime la persona”. Il principio generico che è alla base del ragionamento di Bagnasco, vale a dire quello delle sacralità della vita, fa perdere di vista la persona, la sua volontà, la sua libertà. Poi il porporato ha affermato: «Anche quando un soggetto non è consapevole di chi ha attorno e non può entrare in relazione verbale, sentimentale, emotiva con gli altri, vive, e continua a vivere, dentro una rete di amore e di relazione di quanti ha attorno». E allora? Il fatto di trovarsi in “una rete di amore e di relazione di quanti ha attorno”, in casi particolari non cambia oggettivamente la qualità della vita della persona. La qualità della vita di un neonato portatore di malattia gravissima e incurabile, è pessima, e per quanto chi gli sta attorno possa amarlo non cambia. Resta pessima. La qualità della vita di una persona in stato vegetativo irreversibile non cambia anche se si trova in mani amorevolissime. Resta un corpo in stato vegetativo.

Attilo Doni
Genova

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