Luca Vullo: “Sto lavorando a un progetto molto ambizioso con Roy Paci”

di Barbara Giangravè

Gli speciali di Sol – Vip siciliani d’esportazione
Luca Vullo: “Sto lavorando a un progetto molto ambizioso con Roy Paci”
Luca VulloIl regista di “Dallo zolfo al carbone” ci rivela il suo lato più leggero, senza mai dimenticare la forza della denuncia
22-02-10 | Vip siciliani d'esportazione | Caltanissetta | Da una delle province dell’entroterra siciliano, che si estende sullo stesso territorio del famoso Vallone, proviene un giovane e talentuoso regista, conosciuto e apprezzato all’estero per i suoi documentari di denuncia Anche se, alla forza della ricostruzione degli eventi, non disdegna di affiancare la realizzazione di videoclip musicali e l’ambizione di un progetto in corso d’opera con Roy Paci.

Lui è Luca Vullo e quella che state per leggere è l’intervista che ha gentilmente accettato di concederci, poco prima di partire per Bologna, dove è stato proiettato – appositamente per gli studenti universitari – il suo documentario più famoso.

Nasci a Caltanissetta e ti formi al Dams di Bologna: perché?
Perché ho lasciato la facoltà di Economia e Commercio a Catania per dedicarmi al cinema. Non si tratta di una passione che mi ha accompagnato sin da bambino, anzi. Ero già a Catania quando mi resi conto che l’economia non faceva per me, mentre il cinema – forse – sì. Era il 1999 e il Dams non era ancora presente negli atenei siciliani, così feci armi e bagagli e me ne andai.

Come mai sei tornato, poi?
Perché tutti i miei colleghi cercavano idee interessanti per i loro lavori, mentre io le avevo a portata di mano: a casa mia. Nacque così “Comu veni si cunta”, un corto sull’arte di arrangiarsi tutta isolana, ma anche un atto d’amore verso la mia città e i suoi personaggi, artisti incompresi nascosti dalle sembianze di un rigattiere, di un venditore di semenza o di quello che viene indicato comunemente come “lo scemo del villaggio”.

È per questo stesso motivo che hai realizzato due documentari su Caltanissetta?
Li ho realizzati per questo e anche perché mi sono stati commissionati dall’assessore comunale alla Cultura che aveva conosciuto e apprezzato il mio precedente lavoro. Prima di allora, non esisteva alcun documentario su Caltanissetta.

“Caruso senza nome”, “Picciriddi” e “Dallo zolfo al carbone” come sono nati, invece?
Per interesse personale. Volevo saperne di più della storia della mia città. Io sono nisseno solo per parte di padre. Mentre, per parte di madre, sono calabrese. Mi sono imbattuto nel mondo delle miniere e ho scoperto un cimitero di carusi, ragazzini veduti dalle loro stesse famiglie a zolfatari senza scrupoli. Sono andati a lavorare ancora bambini e sono morti in miniera. Le loro tombe non hanno nemmeno un nome scritto sopra.

E degli altri due lavori, che ci dici?
Che mi è venuto naturale continuare a occuparmi di bambini con “Picciriddi”, corto realizzato nei quartieri disagiati di Caltanissetta e nel quale recita la mia compagna, Emanuela Pantano. Mentre “Dallo zolfo al carbone” si concentra sul patto segreto tra Italia e Belgio di cui sono venuto a conoscenza.

Prego?
Sì. Il governo italiano spediva degli operai, indesiderati in patria, a lavorare nelle miniere di carbone belghe. Le condizioni di sicurezza in cui operavano questi uomini erano praticamente inesistenti e i risultati si sono visti.

Una bella denuncia: è per questo che in Italia è poco conosciuto questo tuo lavoro?
Penso di sì, anche se sta la sua conoscenza sta cominciando a diffondersi a macchia d’olio. In Belgio, Canada e Spagna è già stato conosciuto e apprezzato. In Italia non riesco a trovare un’azienda televisiva – tra Rai e Mediaset – che lo voglia comprare, nonostante non facciano che ripetermi che sono a un passo dal farlo.

Merce Fresca e Roy Paci: come fai a passare da un lavoro così complesso come “Dallo zolfo al carbone” a quello con i musicisti?
Ma non è difficile, anzi…è un piacere. Lavorare con loro mi dà la possibilità di liberare il lato comico che è in me. Dei “Merce Fresca” ho diretto i videoclip di “Viva la vita” e “Le faremo sapere”. Con Roy Paci, alla sua prima esperienza da attore, sto lavorando a un progetto più ambizioso: un cortometraggio che vorrei fare diventare un lungometraggio, un’analisi della società in chiave sarcastica. E sono orgoglioso del fatto che si tratti di una produzione tutta “made in Sicily”, per lavorare alla quale si sono tutti prestati a farlo gratuitamente, compreso Roy. E i nostri sponsor ci hanno pagati non in denaro, ma utilizzando il vecchio metodo del baratto. Un panificio, per esempio, ci ha sovvenzionati preparando panini gratis per tutta la troupe.

Come s’inserisce Ondemotive in tutto questo?
Nel migliore dei modi, dato che è la mia casa di produzione. L’ho fondata nel 2004 e, negli anni, si è evoluta. È passata da impresa individuale a studio associato e, a breve, diventerà una s.r.l. Voglio produrre film ad alto livello. L’ho chiamata così perché ho una certa attrazione per il concetto di intelligenza emotiva ed emozione. Ondemotive mi fa pensare a un campo elettromagnetico positivo.

Hai reso noto a giornalisti e pubblico aver vinto un bando regionale per la produzione del tuo prossimo film: perché?
Perché sono orgoglioso del fatto di essere stato premiato senza aver prima ricevuto alcuna raccomandazione. Ho deciso di partecipare al bando e il mio progetto è risultato talmente valido da aggiudicarsi i 150mila euro messi a disposizione dalla Regione. Realizzerò un documentario/commedia stavolta, sul linguaggio del corpo che i turisti che vengono in Sicilia devono conoscere.

Qual è la prima cosa che ti fa venire in mente Caltanissetta?
Le colline di grano.

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