Sanremo, Paolo Rossi: “Cacciato con un sms dai lacchè dei potenti”

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Mezzo secolo dopo l’espulsione di Dario Fo e Franca Rame da Canzonissima, la storia si ripete con Paolo Rossi al Festival di Sanremo. Qui però la censura ha colpito ancora prima che il comico friulano potesse salire sul palco dell’Ariston a recitare il suo monologo. Doveva essere un omaggio proprio a Fo e al suo Mistero Buffo e tutto sembrava andare per il verso giusto, perché il pezzo era piaciuto agli autori del festivalone. Ora Rossi racconta com’è naufragata la sua partecipazione a Sanremo: «Un mese fa sono stato chiamato dall’organizzazione del festival, a Roma, e mi è stato proposto uno spazio di 10-12 minuti come ospite. Allora mi sono messo a pensare al pezzo e il 26 gennaio, che era anche il giorno della conferenza stampa, sono andato a Sanremo per raccontarlo agli autori del programma. Mi avevano anche detto di non farmi riconoscere dai giornalisti, allora ci sono andato travestito da profugo polacco».

E qual è stata la loro reazione al monologo?
«C’è stata questa riunione col pool di autori, io ho raccontato il pezzo, uno dei miei migliori, e loro si sono molto divertiti».

Ma di che parla il pezzo?
«E’ un dialogo fra il cittadino e lo Stato, col personaggio che parla più dei problemi dei cittadini che dei vizi dei potenti, ma non si fanno nomi di politici. Avevo elaborato una partitura comica che faceva pensare, difficilmente attaccabile».

E poi cos’è successo?
«In questi casi mi aspetto sempre una telefonata di qualcuno, e in effetti il no è arrivato gradualmente: prima con una notizia di agenzia, e poi con un sms degli autori con le loro scuse. Mi hanno detto che era intervenuto il tale e che era saltato tutto. Questa però non è censura di regime: è censura o sabotaggio dei mediocri, quelli che si svegliano e pensano a chi fregare per far piacere al capo, che sono quelli che oggi comandano in Italia. Non è regime, è una corte, e spiega il livello etico di questo Paese».

Ricorda quel che è successo a Dario Fo in Rai
«In effetti il mio doveva essere un omaggio a Dario. Lui tanti anni fa aveva fatto un pezzo a Canzonissima, è stato cacciato e poi è nato Mistero Buffo. Gli Anni Settanta devono ancora cominciare in Italia».

Adesso che farà del suo pezzo?
«E’ probabile che sabato sera lo mandi su Youtube, togliendo i paletti che mi ero messo perché ero consapevole che il Festival è un palcoscenico particolare».

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