Ero magistrato, non spacciatore

di Lorenzo Nicastro

Riporto una mia intervista, rilasciata al Corriere del Mezzogiorno, in merito alla mia candidatura nelle liste dell'Italia dei Valori alla Regione Puglia.

Dottor Nicastro, secondo l’Anm è inopportuna la candidatura del magistrato nel luogo in cui ha esercitato le funzioni. Che ne pensa?
«L’opportunità, se non altrimenti codificata, è rimessa alla valutazione del singolo. Al magistrato, come a qualsiasi cittadino, va riconosciuto il diritto costituzionalmente garantito di elettorato attivo e passivo».

Lei dice l’opportunità è rimessa alla valutazione del singolo. La sua qual è stata?
«Per ora penso a cosa vorrei fare per la Puglia. Nessuno me lo chiede. Tutti sono preoccupati di quello che ho fatto finora, come se fosse un peccato originale, e per qualcuno lo è davvero: aver svolto per 23 anni il magistrato. Appunto, per 23 anni ho fatto il magistrato, non lo spacciatore di droga o il contrabbandiere».

Dopo l’esperienza politica?
«Esistono meccanismi di garanzia. Un magistrato del distretto di Bari, che sia eletto oppure no, tornerà in servizio in un ufficio al di fuori della Puglia per almeno cinque anni. E non in funzioni monocratiche, ma solo in un collegio giudicante».

Il ministro Fitto, su cui lei ha indagato, parla della sua candidatura come di una «mostruosità».
«Alle dichiarazioni dell’onorevole Fitto non intendo controbattere. Non l’ho fatto quando me lo impediva il bavaglio istituzionale, non lo faccio oggi che il bavaglio è caduto».

Perché non intende farlo?
«Per il rispetto che ho di tutto l’elettorato pugliese, nella sua totalità, che sia di destra o di sinistra».

Provi a commentare Di Pietro: ha sottolineato che la sua candidatura potrà essere utile perché Vendola non commetta errori.
«Il presidente Di Pietro ha fatto riferimento alla professionalità di cui ciascuno è portatore: quella dell’operatore del diritto (quale io sono), dell’agronomo, del chirurgo o dello storico dell’arte. Avendo io maturato una preparazione di carattere giuridico, se eletto, potrei mettere questa competenza al servizio dell’elettorato».

Di che cosa vorrebbe occuparsi? Magari di sanità?
«Non parlerei di sanità, ma di salute. Continuano a starmi a cuore le cose che mi hanno occupato come magistrato: l’igiene e la sicurezza sul posto di lavoro, la salubrità dell’ambiente e degli alimenti. Ma anche altre cose. Per esempio che i contributi dell’Unione europea, come accaduto giustamente in quest’ultimo quinquennio, non siano salvadanaio di pochi, ma per molte migliaia di pugliesi».

Ha sentito Vendola sulla sua candidatura?
«Perché avrei dovuto?»

Vendola è il capo della coalizione che lei si appresta a sostenere.
«Sono candidato al consiglio regionale, il candidato presidente deve essere interpellato, se necessario, dal leader del partito. Non credo che una forza politica debba confrontarsi sulle candidature delle proprie liste».

Cosa pensa del fatto che alcune attività della giunta sono all’attenzione della Procura barese?
«Non conosco gli atti delle indagini e neppure gli esiti se ce ne sono stati. Ci sono dei magistrati al lavoro, che proseguano il loro lavoro».

Vendola ha scritto una dura lettera contro la pm Digeronimo la scorsa estate. Cosa pensa di quello scontro?
«So quello che è stato scritto sui giornali. Altre valutazioni restano nell’ambito dei propri convincimenti personali, ma non hanno alcuna relazione con la mia candidatura».

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