CRAXI: BONFRISCO, DOPO DIECI ANNI IL SUO PENSIERO E LA SUA AZIONE SONO ANCORA ATTUALI

di Dario Caselli

A dieci anni dalla morte di Bettino Craxi in Italia a farsi strada un'analisi critica ma soprattutto storica sul suo operato e sulla sua azione politica. Un'operazione “difficile”, come spiega la senatrice Cinzia Bonfrisco, e che “avrà bisogno del tempo per consentire agli italiani di dare un loro giudizio su quel periodo”

Senatrice, a dieci anni di distanza cosa rimane di Craxi?
“Ultimamente assistiamo ad una processo di sedimentazione nella coscienza degli italiani e nel giudizio stesso della politica della reale figura di Bettino Craxi. Quello che mi piace rilevare a dieci anni di distanza dalla sua scomparsa è l'attualità del suo pensiero e della sua azione, non solo negli anni in cui era presidente del Consiglio ma anche quando riuscì a portare il Psi fuori dall'orbita e dalla sudditanza del vecchio Pci e poi Pds”.

Attualità del suo pensiero che comunque non consente ancora di farsi un chiaro giudizio storico…
“Purtroppo.. Forse per un giudizio storico è ancora presto ma devo dire che è assolutamente positivo il fatto che la politica italiana si appropri di un grande leader e di uno dei pochi statisti dell'età repubblicana”.

Tornando all'eredità politica di Craxi, qual'è l'Italia che ci ha lasciato?
“Certamente un'Italia migliore, che ogni volta deve scendere in campo contro l'Italia peggiore che con disfattismo ama criticare questo paese e si dimentica di valorizzarne i grandi aspetti positivi del popolo italiano, della nostra gente. Fu sua l'intuizione che il tessuto sociale italiano stesse mutando. Quel blocco sociale di cui agli inizi degli anni '80 proprio Craxi riuscì a comprenderne i cambiamenti ed a rappresentarlo in un processo di modernizzazione”.

Si riferisce ad esempio al provvedimento che introduse la scala mobile?
“Non solo. Quello fu semplicemente un passaggio tecnico. piuttosto penso al primo forte riconoscimento a quel popolo delle partite Iva, dei professionisti, della mobilità sociale. Quel mondo rappresentato dalle imprese emergenti, dagli artigiani moderni. In pratica quell'Italia che oggi noi rappresentiamo per intero nel Popolo della Libertà”.

Molti oggi fanno riferimento anche allo spirito riformista di Craxi…
“Craxi fu il primo a capire la necessità di agire per svecchiare un sistema italiano abituato a corporazioni ed alla conservazione di corporazioni e che invece doveva aprirsi al mutamento di blocchi sociali. In pratica quello che oggi noi cerchiamo di interpretare e di costruire attraverso le riforme di un welfare moderno e di una burocrazia moderna, che appunto deve riappropriarsi del principio: a ciascuno secondo i propri meriti a ciascuno secondo i propri bisogni. Nuovi meriti e nuovi bisogni che sono ancora tutti lì da interpretare come voleva Bettino Craxi”.

Anche sul fronte della politica estera il suo approccio fu da innovatore.
“Una posizione attualissima. Sigonella ha rappresentato soltanto la punta di un iceberg, di una politica estera che portava l'Italia al centro del Mediterraneo. Al centro non solo dal punto di vista fisico ma anche politico, una posizione che dava molto fastidio sia ai francesi sia agli americani”.

Di Craxi però rimarrà anche la sua storia giudiziaria, che forse ancora oggi pesa troppo sulla valutazione storica complessiva.
“Penso che sarà difficilissimo riuscire a fare chiarezza e ristabilire la verità delle cose. Acora a distanza di dieci anni non è stata fatta chiarezza. Questo però deve spingerci a non smettere di cercare la verità perchè solo attraverso la conoscenza di quella verità gli italiani potranno dare il lorod efinitivo giudizio sulle cose buone fatte e sugli errori commessi. Detto questo, sinceramente trovo inquietante il collegamento che in questi giorni emergerebbe dalle parole di Calogero Mannino, altra grande vittima di quel meccanismo, tra pezzi di magistratura italiana e servizi segreti francesi o americani. Inoltre guardo con particolare preoccupazione al fatto che i metodi utilizzati contro Craxi all'epoca sono gli stessi oggi usati contro Silvio Berlusconi”.

Una similitudine?
“Una totale similitudine. Chi ancora oggi storce il naso di fronte gli effetti di alcune azioni giudiziarie, facendosi ammaliare, dovrebbe ricordare come tutte le iniziative giudiziarie contro Bettino Craxi alla fine si sono rivelate per ciò che erano e cioè un teorema politico per abbattere uno degli uomini politici fondamentali in quel perido insieme ad Andreotti e Forlani. Credo che questi, insieme, avrebbero potuto tutelare con coraggio e determinazione gli interessi italiani e del nostro Paese contro chi invece voleva svenderlo ai migliori offerenti nella stagione delle privatizzazioni ed in quella della riforma finanziaria. Questa'ultima non a caso siglata da Giuliano Amato”.

Però ci sono le condanne…
“So per certo e sono consapevole che quel giudizio penale era viziato all'origine ed ha continuato ad essere viziato fino alla fine. In un Paese come il nostro, dove i tempi della giustizia sono quelli che sono e che ci costringono a votare in Aula un ddl contro la durata indeterminata dei processi, per l'imputato Craxi furono necessari 18 mesi per essere condannato e 4 anni per eserlo in via definitiva. Un'operazione rapidissima perchè bisognava a tutti i costi condannarlo, impendendo in questo modo qualsiasi dialogo tra Craxi ed il resto del Paese. Doveva essere accusato e condannato”.

Ha parlato di errori, secondo lei quale è stato il più grande errore di Craxi?
“Certamente di non comprendere che nel '91 il sistema dei partiti rischiava di andare in tilt. Allora sarebbe stato necessario fermare la Legislatura ed andare a vuoto. Quell'anno le elezioni anticipate avrebbero consentito di scrivere la storia diversamente. Non dimentichiamoci infatti che nonostante l'ondata leghista del '92 la maggioranza degli italiani, il 53 per cento, votò per il Pentapartito. Questo fu indubbiamente uno dei suoi più grandi errori”.

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