Piste ciclabili: creare una rete di percorsi da e per le periferie

Le scene alle quali abbiamo assistito nel periodo delle festività natalizie appena trascorso ci hanno dato, laddove ce ne fosse stato bisogno, la conferma del fatto che LECCE E’ UNA CITTA’ SOFFOCATA DAL TRAFFICO.
Le decisioni estemporanee di chiudere a tempo e spesso senza preavviso alcune strade, adottate dall’Amministrazione comunale, non hanno sortito l’effetto sperato, proprio perché non sono state prese solo per fronteggiare l’emergenza del momento, senza che a monte vi fosse una idea precisa di quello che si deve fare per risolvere una volta per tutte il problema del traffico.
A conferma dell’assoluta confusione in cui versa l’attuale Amministrazione vi è il caso del FILOBUS, del quale ancora oggi nulla si sa, dopo che Lecce è stata devastata e deturpata con pali e fili, e dopo i numerosi proclami e le centinaia di multe per sosta sulle corsie preferenziali; ed in proposito vogliamo sottolineare, ad ulteriore conferma dello stato confusionale, come dopo la “sparata” iniziale, con la quale si voleva far credere che una volta per tutte le corsie preferenziali avrebbero avuto effettiva operatività, oggi siamo nuovamente nella situazione precedente, con le corsie spesso occupate da auto in sosta, sulle quali transitano più abusivi che bus.
E’ vero, sono state istituite le piste ciclabili, ma anch’esse sono poco utilizzate, come assolutamente inutili ad arrugginire restano le biciclette del “bike sharing”.
Tutto ciò perché manca una seria programmazione, che ponga i cittadini nella condizione di mutare radicalmente le proprie abitudini, preferendo il trasporto pubblico a quello privato, la bicicletta all’auto.
In proposito, vogliamo invitare chi ha progettato il tracciato delle piste ciclabili a Lecce a farsi un giro sulle sue piste, per verificare come, da un lato, il tracciato sia stato realizzato in condizioni precarie, che pongono in serio pericolo l’incolumità dei pedoni e dei ciclisti (vedasi, ad esempio tutti i luoghi in cui la pista passa nel mezzo del marciapiedi senza adeguata separazione e segnalazione) e, dall’altro, mancano veri e propri pezzi di percorso, che rendono pressocchè inutilizzabile quello esistente. E duole rilevare che manchino proprio dove, come il Viale dell’Università, di recente sono stati realizzati interventi importanti, che però, non hanno previsto assolutamente la presenza di una pista ciclabile: questo è l’esempio di come si stia operando in maniera dissennata e dissociata, perché una mano non sa cosa fa l’altra.
Ci chiediamo che senso ha fare le piste ciclabili nei percorsi interni alla città, dove molto spesso si devono percorrere brevi tratti, che possono pertanto essere percorsi anche a piedi, e non prevedere dei percorsi che consentano ai chi abita nelle periferie di recarsi in centro in bicicletta? Se questi percorsi vi fossero, riteniamo che le piste ciclabili sarebbero utilizzate molto di più di quanto non lo siano adesso. Sul Viale Dello Stadio non più tardi di un anno fa una giovane vita è stata spezzata mentre tornava dal lavoro a casa in bicicletta: che senso ha mettere l’autovelox, se poi il Viale si presenta come una pista automobilistica che invita a correre? Perché non stringerlo di poco, quel poco che basta a realizzare una corsia separata e protetta per le biciclette per ciascuna corsia, onde consentire al gran numero di persone, molto spesso ragazzi, di recarsi al centro della città senza rischiare la vita?
SE VERAMENTE SI VUOLE INCREMENTARE L’USO DELLA BICICLETTA BISOGNA ASSOLUTAMENTE CREARE PERCORSI DA E PER LE PERIFERIE.
Il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA INVITA IL SINDACO PERRONE AD INIZIARE DAL VIALE DELLO STADIO, che comporta minori problemi strutturali e serve quartieri popolosi e popolari, dove la bicicletta, molto spesso, non costituisce un mezzo di trasporto alternativo, ma il solo mezzo di trasporto che alcuni si possono permettere.

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