Sesso e Fuoco a Piazza San Pietro

“Un giorno uno di quei “signori” è venuto a trovarlo, si è denudato una certa parte del corpo e ha detto: “Dai, brutto frocio negro fammi godere.” Luca non ha risposto a quel “signore” così represso e se n’è andato, è fuggito a Roma dove l’ho conosciuto nel 1998 in occasione della commemorazione del gay siciliano Alfredo Ormando, il quale si era dato fuoco con la benzina il 13 gennaio 1997 davanti al sagrato in piazza San Pietro”.
Quanto sopra è un brano della lettera che mi aveva scritto Peter Boom in merito alla scomparsa di Luca, somalo, giovane, omosessuale: suicidato. Parole in Bianco e Nero le avevo definite. Peter malgrado l’età e gli acciacchi è infaticabile, rimane un gran bel signore, pare n’attore, direbbero al paese e avrebbero ragione, ha fatto anche quello. E Peter mi riscrive per ricordare Alfredo Ormando, concludendo una delle sue ultime lettere in cui mi sollecitava a scriverne: “Quando c’è di mezzo il Vaticano la gente soffre di uno storico addormentamento. Noi siamo e rimaniamo sulla breccia, un abbraccio, Peter “
I “signori” a cui fa riferimento Peter Boom, non sono quelli che soggiornano al Vaticano, anche se non ce ne sono molte di belle persone in quello Stato. Ma c’è il sovrano dello stesso, Joseph Alois Ratzinger, alias papa Benedetto XVI, che ha pontificato oggi , non solo su questioni di politica internazionale come l’ambiente, il nucleare e il Medioriente ma anche delle norme sull’omofobia in discussione in varie sedi, dall’Onu ai singoli Stati,e tornando all’ “ecologia umana“ dichiara che ci sono “leggi e progetti che, in nome della lotta contro la discriminazione, colpiscono il fondamento biologico della differenza fra i sessi” e che rappresentano degli “attacchi” all’uomo e all’ambiente”: il Corpo a cui si rivolge, stavolta non era di Cristo ma Diplomatico.
Alfredo Ormando nella sua ultima lettera autografa scriveva: “Spero che capiranno il messaggio che voglio dare; è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia.”

E siccome a Piazza San Pietro il 13 gennaio non ci si può andare, invio in Rete l’invito comunicato presidio ricordo, chiamatelo come vi pare ad esserci a Roma, alle 18,30, il 13 gennaio 2010,Piazza Pio XII, proprio lì accanto piazza San Pietro. Troverete in ordine cronologico quanto intercorso con Peter Boom,un suo articolo del gennaio 2002, la lettera odierna, quella dove ce lo ricorda, Alfredo Ormando, anche il giudice Luigi Tosti, e infine il comunicato dell’ArciGay di Roma.
Non andatevene in pace perchè siamo in guerra, incivile, e portate pazienza. Oggi mentre scrivevo non solo di questo, mi ha accompagnata la pubblicità costante della fedele amica Rai Tre con l’Ostensione Solenne della Sindone a Torino, e il clic da fare su internet per prenotarsi, gratis. In fondo vi chiediamo solo di esserci, come umani, come Persone Libere.

Doriana Goracci

13 GENNAIO COMMEMORAZIONE DI ALFREDO ORMANDO

Giornata Mondiale per il dialogo tra Religioni e Omosessualità

ALFREDO ORMANDO

Alfredo Ormando, orfano di padre e ultimogenito di una famiglia con otto figli di San Cataldo (Sicilia), due anni di seminario e un tormentato periodo universitario, si è immolato con la benzina in piazza San Pietro a Roma il 13 gennaio 1998. Sua madre lo aveva sentito la sera prima. Alfredo le aveva telefonato dicendole che si sarebbe recato a Roma per motivi di studio. Gaetano Mangano, l’uomo che gli aveva affittato una stanza a Palermo, l’aveva visto due giorni prima quando Alfredo gli aveva chiesto in prestito centomila lire.
Una donna che pulisce i gabinetti a piazza San Pietro ha visto Ormando mentre si versava addosso la benzina e poi correva avvolto dalle fiamme verso il centro della piazza. Gli agenti di polizia l’hanno subito soccorso e uno di loro ha anche tentato di spegnere le fiamme usando la propria giacca. Prima di perdere coscienza Alfredo disse: “Non sono neanche stato capace di morire”. Fu trasportato all’ospedale Sant’Eugenio dove morì dopo dieci giorni di atroce agonia. Le lettere che si era portato appresso non furono pubblicate e la sala stampa del Vaticano rilasciò un comunicato stampa, dichiarando che Alfredo Ormando non si era suicidato a causa della sua omosessualità o in protesta contro la chiesa cattolica, ma perchè aveva problemi in famiglia. Ma, subito dopo la sua morte l’ANSA ricevette le sue lettere con la posta e ne pubblicò parte.
Ormando aveva inviato da Palermo una copia all’ANSA, prima di prendere il treno per Roma. Sapeva benissimo che le lettere, una volta nelle mani dei preti, non sarebbero mai state pubblicate. Un mese dopo la sua morte (febbraio 1998) ci siamo recati in nove in piazza San Pietro per porre dei fiori sul luogo dove lui si era bruciato come un bonzo. Arrivò subito la polizia e ci intimò di andar via. Avevano l’ordine del Vaticano di far togliere anche i fiori. Io dissi loro che se Gesù Cristo si fosse trovato sul sagrato della basilica, Lui sarebbe sceso e ci avrebbe abbracciato uno per uno e che quindi il Vaticano aveva dato ancora una volta dimostrazione di essere anticristico. Gli uomini delle Forze dell’Ordine erano visibilmente commossi e dispiaciuti; avevano visto Ormando bruciare e uno di loro mi disse che anche lui era Siciliano; un altro mi raccontò che il poliziotto che aveva tentato di spegnerlo con la propria giacca era ancora sotto shock e di notte non riusciva a dormire. La piu’ bella pianta la regalai per farla dare a quel poliziotto per ringraziarlo per la sua buona azione. Nel 1999, sotto una pioggia battente, eravamo di nuovo a San Pietro per commemorare Ormando. Questa volta erano presenti anche i presidenti Arcigay (Sergio Lo Giudice) e del Mario Mieli (Imma Battaglia). La polizia non poteva permetterci di entrare sulla piazza e cosi’ decidemmo di deporre i fiori sul suolo italiano, al confine con lo Stato del Vaticano, una chiara dimostrazione del comportamento anticristico di quello Stato. Anche gli anni passati andò alla stessa maniera e la Polizia permise la nostra commemorazione.
Peter Boom.

Spero di poter commemorare anch’io, il 22 gennaio prossimo, dinanzi al CSM, Alfredo Ormando, leggendo in pubblica udienza la sua lettera del Natale 1997, a riprova di uno dei tanti crimini della Chiesa cattolica, che bollerò per l’ennesima volta come la più grande associazione per delinquere e la più grande banda di falsari che sia mai esistita sul pianeta Terra. Saluti
Luigi Tosti

Il 13 c.m. ricorre l’undicesimo anniversario dall’immane sacrificio di Alfredo Ormando e ci sarà (almeno lo voglio sperare) la commemorazione presso il confine con lo stato del Vaticano. Lo Stato Italiano (venduto al Vaticano) non sta facendo niente per sollevare dall’oppressione i milioni di gay, bi- e pan-sessuali italiani. L’anticristica religione cattolica non ha firmato per la depenalizzazione dell’omosessualità proposta presso le Nazioni Unite dalla Francia (Liberté, Egalité, Fraternité) mettendosi di fatto sulle stesse posizioni dei paesi islamici. OMO-, BI_ e PANSESSUALI ITALIANI SVEGLIATEVI, altrimenti Vi cammineranno sopra. Protestate e andate in massa alla commemorazione di Alfredo Ormando (il nostro Jan Palach).
Peter Boom

13 gennaio 2010 Giornata Mondiale per il dialogo tra Religioni e Omosessualità ´UN FIORE PER ALFREDO ORMANDO´ Mercoledì 13 gennaio 2010 | ore 18.30 | Piazza Pio XII (nei pressi di piazza San Pietro) Incontriamoci e portiamo un fiore per non dimenticare, mai. Come ogni anno, la comunità lgbt ricorda Alfredo Ormando, che il 13 gennaio 1998 si tolse la vita dandosi fuoco in piazza San Pietro, in segno di protesta contro l’omofobia vaticana. Fu trasportato all’ospedale Sant’Eugenio dove morì dopo dieci giorni di atroce agonia. A dodici anni di distanza da quel tragico episodio che scosse profondamente la comunità lesbica e gay internazionale, è importante continuare a riflettere su quel gesto disperato e doloroso. Arcigay promuove ‘un fiore per Ormando’. Portiamo un fiore per commemorarlo, riflettere e non dimenticare, mai.


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