Ambiente: sgambetto italiano

di Paolo Brutti

I grandi e i meno grandi del mondo stanno riunendosi a Copenhagen per trovare un accordo sul riscaldamento globale, una questione fondamentale per il destino futuro della nostra civiltà. Il nostro pianeta sta avviandosi verso una fase forse irreversibile di riscaldamento globale, provocato dall'immissione in atmosfera di gas serra prodotti dall'uso di combustibili fossili per la produzione dell'energia. Le materie prime fossili, prime tra tutte il petrolio e il carbone, non sono inesauribili e cresce di anno in anno la loro richiesta, soprattutto con l'affacciarsi alle soglie dello sviluppo dei paesi emergenti dell'est asiatico, del Sudamerica e dell'Africa.

Questi due processi, lasciati a loro stessi, avranno effetti devastanti, per i mutamenti climatici che provocheranno e per l'inarrestabile aumento dei prezzi delle materie prime energetiche. Già oggi, durante la crisi che ha portato il prezzo del barile di petrolio a 47 dollari, sono stati scambiati futures petroliferi basati su un prezzo del barile, per l'anno prossimo, di oltre 160 dollari.

Se a Copenhagen ci sarà un accordo generale che non smentisca il protocollo di Kyoto si riuscirà a contenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi centigradi per il 2050.

Il ruolo dell'Europa sarà fondamentale, dal momento che il nostro continente è quello che più ha rispettato gli obiettivi fissati a Kyoto. La recente direttiva europea del 2009, chiamata 20-20-20, vuole realizzare, entro il 2020, un mix di interventi che conducano l'Europa nel suo insieme a ridurre del 20% i consumi,di aumentare del 20% l'efficienza energetica e di produrre energia da fonti rinnovabili per il 20% del fabbisogno globale.

Se l'Europa ha le carte in regola non altrettanto si può dire dell'Italia. Il nostro paese si muove nelle retrovie dell'innovazione energetica e attua una forma di resistenza occulta, rivendicando una specificità italiana che vorrebbe per il nostro paese obiettivi meno ambiziosi. Mentre Obama abbandona la dottrina Bush, Berlusconi ne rivendica l'applicazione per l'Italia. Secondo gli accordi di Kyoto oggi il nostro paese avrebbe dovuto ridurre le emissioni del 6,5% rispetto al 1992. Invece le ha aumentate del 12,5%. Il ministro Prestigiacomo ha annunciato la nuova mini-dottrina Bush: se i paesi in via di sviluppo non faranno la loro parte, dice la Prestigiacomo, nemmeno noi e l'Europa la faremo. Con quale credibilità e autorevolezza noi possiamo chiedere ai paesi meno sviluppati del mondo di fare quello che l'Italia non ha voluto e saputo fare? La conseguenza di questo modo di pensare è la fine della cooperazione internazionale, sostituita dalla tutela miope del proprio particolare. Se i paesi in via di sviluppo facessero in futuro, nella politica energetica, quello che sta facendo e farà l'Italia lasciamo ogni speranza di sconfiggere il cambiamento climatico globale.

La politica energetica italiana si basa sulla produzione di elettricità dal gas e dal nucleare. La tecnologia nucleare è quella delle centrali francesi di terza generazione, obsoleta e costosa, che non risolve i problemi dello smaltimento delle scorie e dello smantellamento delle centrali esaurite. Questa tecnologia, computando anche i costi di queste due questioni irrisolte, comporta un costo del chilowattora nucleare più alto di quello dalle fonti rinnovabili.

Il nostro no al nucleare è convinto e senza tentennamenti. Qui non si tratta di una scelta reversibile ma dell'avvio di una strategia energetica che durerà decine di anni. Dobbiamo impedirla cominciando a raccogliere le firme per il referendum che cancelli la scelta nucleare italiana.

Proponiamo una strategia del tutto diversa ed opposta, basata sull'uso razionale dell'energia (che consente un risparmio energetico maggiore e più celere dell'aumento di produzione elettrica delle centrali nucleari previste per i prossimi anni) e sulle energie rinnovabili: il solare termico e fotovoltaico, l'eolico di nuova generazione, la geotermia, i sistemi di accumulo dell'energia.

Le tecnologie capaci di fare dell'energia verde l'energia del domani sono in enorme sviluppo e i costi sono in diminuzione. I maggiori paesi industrializzati stanno investendo in questa direzione una massa di risorse finanziarie ed umane che farà delle energie rinnovabili il grande volano di sviluppo del prossimo futuro.

Le previsioni dicono che ci si può aspettare un impatto sull'economia molto superiore a quello che ha avuto la rivoluzione informatica. Siamo, insomma, alla vigilia della terza rivoluzione industriale.

Energie verdi, reti intelligenti, l'idrogeno come vettore energetico, i sistemi di trasporto con motorizzazioni ecocompatibili, i biocombustibili di seconda generazione che hanno potenzialità equivalenti a quelle delle rimanenti risorse petrolifere senza sottrarre terreno alle coltivazioni destinata all'alimentazione, Il controllo del ciclo dell'acqua e il suo recupero, affermando ovunque il principio che l'acqua è un bene pubblico esauribile e la sua gestione deve essere pubblica, l'edilizia biocompatibile, l'urbanistica di riutilizzazione intensiva e le nuove tecnologie di condizionamento degli ambienti urbani.

Questi non sono i titoli, ma i capitoli di un libro che i paesi più avanzati stanno già scrivendo.

L'Italia non può essere messa ai margini da questa prospettiva strategica. I paesi che domineranno queste nuove tecnologie avranno una posizione di vantaggio competitivo su tutti gli altri e guideranno lo sviluppo. Non è un caso se si muovono in questa direzione paesi come gli USA, la Germania, l'Inghilterra, la Spagna, la Francia, ma anche la Cina, il Brasile, l'India e persino l'Iran. L'Italia sarà di nuovo tributaria degli altri in un comparto decisivo dello sviluppo. Questo è l'errore strategico che sta compiendo il Governo di centro destra e noi dobbiamo impedire che si compia questo danno irreparabile per il nostro futuro.

Guardando il ministro dell'ambiente italiano che si accinge a fare lo sgambetto alla Conferenza sul clima, viene da ripetere “Va, va povero untorello, non sarai tu che sbancherai Copenhagen”. Sbancherai solo l'Italia.

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