Eccolo, tutto il buono realizzato

Il Popolo della Libertà
BRUXELLES

Eccolo, tutto il buono realizzato

Opinionisti più che rispettabili e non faziosi si ingegnano a spiegare gli “errori di Silvio Berlusconi” nella creazione del Popolo della Libertà ed i “rischi connessi di un passo indietro dal bipolarismo”, a cominciare dalla governabilità del Paese.

Pur con tutto il rispetto, ma di che cosa stiamo discutendo? I fatti parlano da soli.

· Il Pdl ha vinto le elezioni politiche, praticamente appena nato, togliendo nel 2008 l’Italia alla sinistra. Da allora ha sbaragliato tutte le consultazioni: comunali, a cominciare da Roma, regionali (Friuli, Sardegna, Abruzzo), europee, amministrative.

· Ha governato il Paese, assieme agli alleati della Lega, ed è oggi l’esecutivo più stabile e con maggior consenso d’Europa e dell’intera area occidentale.

· Ha gestito al meglio la crisi economica, con un mix di incentivi alle imprese, di tutela dei risparmiatori e di politiche sociali per i lavoratori. Se abbiamo – pur nel peggioramento – il più basso indice di disoccupazione d’Europa ed anche in rapporto ad Usa e Canada; se abbiamo il più alto tasso di espansione prevista dall’Ocse, dal Fondo monetario e dalla Commissione europea; se abbiamo il bilancio pubblico in ordine rispetto a Paesi fino a ieri indicati a modello come Francia, Spagna, Irlanda, tutto questo a chi e che cosa si deve?

· Il Pdl, assieme alla Lega, ha promesso e attuato una politica sulla sicurezza che sta cambiando volto all’Italia. Lo Stato è tornato al fianco dei cittadini.

· Contro l’immigrazione clandestina viene sviluppata per la prima volta un’azione seria e concreta, supportata da leggi organiche che hanno portato allo svuotamento dei centri temporanei riempiti dalla sinistra, ed a una sostanziale fine degli sbarchi sulle nostre coste.

· Contro la mafia, la camorra e la criminalità organizzata le forze dell’ordine colgono ogni giorni successi brillanti, sgominando capiclan fino a ieri considerati imprendibili e intoccabili.

· In politica estera eravamo considerati alleati strategici dalla vecchia amministrazione repubblicana di George Bush, e lo siamo oggi dalla nuova amministrazione democratica di Barack Obama. I rapporti con i partner europei sono eccellenti. Con la Russia di Putin e Medvedev abbiamo stabilito, grazie a Berlusconi, un rapporto strategico che risolverà il problema della dipendenza energetica e aprirà sempre più mercato alle nostre aziende. La stessa cosa con i paesi africani e del Sud America; e con la Cina.

· Lo sappiamo, su questo punto, qual è l’obiezione: Berlusconi va a trattare con i dittatori. Domanda: quale potente del mondo non lo fa? Obama? Angela Merkel? Sarkozy? Ma soprattutto bisognerebbe chiedersi un’altra cosa: per stabilire questo tipo di contatti (che naturalmente non significa accettare le politiche di quei governanti) non occorre una preparazione diplomatica ed un impegno personale all’altezza dei nuovi equilibri mondiali?

· L’Italia del centrodestra si fa valere in Europa: l’accordo sul clima, sull’agricoltura, la promozione di Antonio Tajani a commissario per l’Industria, con deleghe che spaziano dall’auto al turismo. Non siamo più comprimari nella Bce e nel gruppo dei ministri finanziari. Viceversa la candidatura di Massimo D’Alema a mr. Pesc è finita impallinata dalla sinistra europea, con buona pace delle invenzioni di Martin Schultz.

· A proposito di autosufficienza energetica, il governo ha rimesso in moto tutto quanto: dal piano nucleare agli accordi sui gasdotti fino ai contratti dell’Eni, stiamo finalmente adottando una politica a tutto campo, coordinata, strategica in ogni settore di intervento.

· Le infrastrutture sono ripartite: dall’Alta velocità al Passante, alla Tav Torino-Trieste, al ponte sullo Stretto. Ma anche al finanziamento di metropolitane e piani urbani come per Roma e molti altri capoluoghi senza distinzione di colore. Ricordiamo, su questo punto, l’immobilismo dei precedenti governi di sinistra.

· I rapporti con il mondo cattolico e con la Santa Sede, gravemente compromessi da Romano Prodi e Walter Veltroni, sono ristabiliti all’insegna delle radici cristiane ma anche del rispetto reciproco.

· Scuola, Pubblica amministrazione, Giustizia: sono solo alcune delle grandi riforme già in via di realizzazione.

· Rifiuti in Campania, Alitalia, terremoto: sono alcune delle emergenze risolte rapidamente e con successo.

· Come si sarebbe comportata sui singoli capitoli la sinistra? Basta vedere a ciò che (non) ha fatto nelle sue due precedenti esperienze di governo nazionale, e nei governi locali, da Napoli a Roma alla Sardegna.

· Che capacità di governo avrebbe garantito il Pd, il partito – quello sì – che non è neppure riuscito a nascere?

· Fermiamoci qui per ora. E domandiamoci: sarebbe questo il “fallimento”? Sono questi i “problemi del governo”? In due anni dalla nascita, il Pdl ha vinto tutte le elezioni, ha raccolto un consenso senza precedenti, ha governato il Paese, ha soprattutto dato un’identità politica e culturale precisa ai moderati; cosa che non capitava dai tempi della Dc di Antonio De Gasperi. Gli italiani lo hanno capito e non hanno alcuna nostalgia di ritorno al passato, di avventure neocentriste, di terze vie.

· L’ultima conferma? Vi suggeriamo la lettura del sondaggio Ipsos pubblicato oggi dal Sole 24 Ore e commentato dal professor Roberto D’Alimonte. Il Pdl è in crescita di tre punti (38%) rispetto alle Europee di pochi mesi fa; il consenso al governo nel suo complesso sale al 53%. Anche il Pd recupera consensi, toccando il 30%, ma la fiducia che gli italiani hanno nell’opposizione è del 24%, di gran lunga inferiore alle intenzioni di voto per i singoli partiti (sia Idv sia Udc tornano tra l’altro a calare). Ciò significa una cosa sola, e ben precisa: gli italiani vogliono il bipolarismo, non si fidano né di terze vie né di scorciatoie centriste; e al di là delle simpatie politiche riconoscono solo a questo governo la capacità di guidare il Paese. Perfino chi guarda a sinistra.

· Dallo stesso sondaggio emerge che il Pdl con la Lega è maggioranza assoluta in tutto il Nord, mentre al Centro-Sud, al Sud e nelle isole è quasi maggioranza assoluta da solo. Il Pd si conferma solo nelle sue vecchie roccaforti rosse. La conclusione di tutto ciò è che il Popolo della Libertà e questa alleanza di governo sono riusciti in pochissimi mesi a convincere e unificare tutti gli italiani. Sono un riferimento stabile, riconosciuto, credibile. Non solo: il Pdl sta facendo crescere in ogni parte d’Italia una classe dirigente nuova, efficiente, affidabile.

Bene, questi sono i risultati dopo mesi e mesi di attacchi ad personam, di campagna di veleni come mai si erano viste in Italia, di iniziative giudiziarie spericolate. Ed anche, aggiungiamo, di una serie di “distinguo” da parte del presidente della Camera.

Lo vogliamo definire un fallimento? Un partito ed un governo “al capolinea”? Beh, tutti vorrebbero fallire così. Ma forse è più giusto citare Totò: “Ma mi faccia il piacere!”.

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