Il fumo e gli adolescenti. Che fare?

On. Luciana Pedoto (PD)

Premesso che:
alla luce dei dati più recenti sul fumo in Italia, risulta che il numero di giovani che fanno uso di sigarette non si è affatto ridotto; nel 2009, dicono le statistiche, il numero dei giovani fumatori è passato dal 24 per cento dell'anno precedente al 29 per cento. Vale a dire che oggi in Italia quasi due milioni di ragazzi hanno già acceso la prima sigaretta e la maggior parte lo ha fatto prima dei 16 anni; in molte trasmissioni televisive non solo non si affronta l'argomento dei danni provocati dal tabagismo e neanche quello della disassuefazione, anzi si danno «lezioni di fumo» (ad esempio il «Grande Fratello»), che ad avviso dell'interrogante costituiscono pubblicità indiretta al tabagismo, senza spiegare in realtà cosa il tabagismo produce; la giornata mondiale senza tabacco è solo un simbolo che ha bisogno di altri 364 giorni di impegno riguardo alle politiche antifumo: in tema di educazione alla salute è importante che i ragazzi capiscano ed imparino che il fumo è dannoso per loro e per chi sta intorno a loro: secondo l'interrogante, sarebbe opportuno iniziare ad evitare spettacoli diseducativi in televisione -:
come il Ministro interrogato abbia utilizzato i fondi destinati alle politiche antifumo, a quanto ammontino e a chi siano stati erogati;
come le citate risorse siano state impiegate dai soggetti che ne hanno beneficiato, con particolare riferimento all'esigenza di evitare la diffusione di un'immagine artefatta di stili di vita legati non alla tutela della salute ma all'apparire, inteso nel senso effimero del termine;
se attualmente esiste un follow up di successi o di insuccessi che possa essere di indicazione al Governo per migliorare le strategie di prevenzione o repressione future;
se i Ministri non ritengano opportuno predisporre delle campagne contro il fumo nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, affinché i ragazzi imparino a capire che il fumo è dannoso.

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