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Decreto anti-crisi: nulla per i precari!

Il decreto anti-crisi (l’ennesimo) varato venerdì dal governo contiene una serie di azioni certamente utili, che costano ai contribuernti circa 2 miliardi di euro.
Giusto favorire l’investimento delle imprese, poiché senza investire non si esce dalla crisi e non si crea nuova occupazione. Giusto estendere nel tempo gli ammortizzatori sociali, poiché i lavoratori con la cassa integrazione in scadenza non possono trovarsi dall’oggi al domani privi di alcun sostegno e con la famiglia da mantenere. Neanche un centesimo tuttavia è stato destinato a coloro che, vivendo con varie forme di lavoro precario, non hanno visto rinnovare il loro contratto. Non si tratta solo di giovani alla prima occupazione, ma spesso di padri e madri di famiglia, che si sono adattati a cercare una vita “normale” pur nell’incertezza della continuità del lavoro. E magari hanno “messo su casa”, sono riusciti a trovare qualche forma di mutuo per acquistare una casa, hanno deciso di avere un figlio, pur tra tutte le ovvie difficoltà. Si calcola che, dall’inizio di questa crisi, almeno 300 mila lavoratori “precari” non abbiano avuto il rinnovo del contratto e si prevede che dei 2 milioni di contratti di lavoro a termine in scadenza nel 2009, almeno altri 3-400 mila non saranno rinnovati. In totale dunque stiamo parlando, entro fine anno, di 6-700 mila “precari” senza lavoro. Solo per una minima parte di essi scatterà una qualche forma di sostegno. Per la maggior parte il mancato rinnovo equivale ad un licenziamento e per essi non c’è neppure alcuna prospettiva di stabilizzazione che, avviata dal governo Prodi, è stata totalmente smantellata dal governo Berlusconi. Per questi motivi ho oggi depositato, a nome di Idv, una mozione che chiederemo sia discussa in aula la prossima settimana. Con essa chiediamo l’impegno del governo “a prendere le opportune iniziative al fine di estendere tutte le tipologie di ammortizzatori sociali, attuali e future, a tutti i lavoratori con contratti a tempo determinato o con altre forme di lavoro precarie, quando siano stati superati i 36 mesi di lavoro, comunque realizzati, nell’arco degli ultimi 5 anni”. Abbiamo fatto qualche conto e stimiamo che servano circa 600 milioni di euro in due anni. Non si tratta di una cifra proibitiva, reperibile attraverso la prevista riduzione degli interessi passivi sul debito pubblico, rispetto all’importo già stanziato nel bilancio dello stato. Comunque vada sapremo in aula chi intende davvero difendere i lavoratori precari, che sono i più deboli tra i deboli

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