Ennesima fiducia: non se ne parla

Oggi il governo ha chiesto l'ennesima fiducia su provvedimenti che riguardano il bavaglio alle intercettazioni e alla libertà di stampa. Anche domani non si parlerà di economia, ma di giustizia, di problemi legati al governo e di come rendere il sistema del malaffare blindato e sicuro, lontano dal pericolo di essere sventato da chi per mestiere è designato a combattere la criminalità.

Domani si aggiungerà un altro tassello alla cristallizzazione della corruzione, argomento che il governo si è occupato di agevolare fin dal primo giorno del suo insediamento.

Riporto di seguito il mio intervento in aula che preannuncia, anche questa volta, il voto contrario alla fiducia.

Testo dell'intervento

“Signor Presidente, sia pure in modo irrituale mi pare che sia come se il Governo abbia chiesto la fiducia, anche se formalmente non si è ancora alzato il Ministro a chiederla. Il primo sentimento che io provo è un sentimento di costernazione poiché voglio ricordare che sono passati solo tre giorni dalle elezioni per le quali il Presidente del Consiglio ha chiesto al popolo italiano la fiducia, chiedendo di votare, perlomeno per il 40 per cento, a suo favore; invece il popolo italiano ha detto di no, perché gli ha dato molto meno.
Allora questa ennesima fiducia è un pugno in faccia agli italiani. Il Presidente non è il padrone dell'Italia come vorrebbe, gli italiani hanno detto «no» tre giorni fa a quella sua richiesta di plebiscito, ma ancora una volta, nonostante questo, continuiamo a vilipendere il Parlamento che su una questione delicata come quella delle intercettazioni viene ancora una volta messo nell'impossibilità di discutere. Trovo che tutto questo sia vergognoso nei confronti del popolo che ha votato, solo tre giorni fa, in un certo modo (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).”

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