Italiani all’Estero: ESSERCI PER CONTARE

I conti sono preso fatti. Gli Immigrati, comunitari e non, in Italia hanno da tempo superato il numero dei Connazionali sparsi per tutte le contrade del mondo. Se l’Immigrazione, a detta di molti, può anche rappresentare uno dei tanti problemi nazionali da affrontare, per la nostra Emigrazione i “tempi” sono miseramente scaduti ed il disinteresse non solo è totale ma anche, almeno secondo noi, irresponsabile. Tutti i mezzi d’informazione, pur quelli non spudoratamente di parte, ci forniscono ampie informazioni sulle tribolate vicende di chi, forse con troppe illusioni, tenta di trovare nella penisola quei mezzi di sopravvivenza che non ha trovato nel Paese d’origine. Fonti autorevoli, e non solo politiche, confermano che i cittadini stranieri in Italia sono una garanzia socio/economica anche per i nativi. Contribuiscono a rimpinguare il nostro Prodotto Interno Lordo (P.I.L.), ad aumentare la popolazione dello stivale ed a fare lavori che noi rifiuteremmo. Questo è quanto. Per il passato, anche se non recente, gli italiani nel mondo erano almeno considerati un’insostituibile risorsa per ottenere valuta pregiata. Ora, con l’Euro, questa risorsa sembra essere stata accantonata. Prenderne atto, però, non ci basta e ci amareggia. La stessa rappresentatività politica della nostra Comunità oltre frontiera è sempre più formale. Intanto, perché la formula “18” ( dodici deputati e sei senatori) potrebbe essere ridotta per il probabile riordino costituzionale del nostro Parlamento, poi per la palese incapacità degli Onorevoli eletti nella Circoscrizione Estero nella reale tutela dei pochi diritti dei nostri Emigrati in Patria. Il solo fatto, del tutto opinabile, che questi parlamentari fanno parte di coalizioni o partiti nazionali, in forte contrasto tra loro, già ne limita ogni possibile intervento; anche se ci fosse la buona volontà di eliminare alcune palesi incongruenza nei confronti di chi vive e lavora lontano dal Bel Paese. Gli italiani all’estero sono diventati, loro malgrado, degli spettatori impotenti nei confronti della realtà nazionale. La Patria li ha, di fatto, dimenticati ridimensionando, tra l’altro, i contributi economici indispensabili al mantenimento di tanti impegni, a loro favore, oltre frontiera. Dato che l’inserimento dei politici italiani residenti all’estero nei partiti “tradizioni” non ha vincolo costituzionale, noi saremmo per la separazione dei loro ruoli. In altri termini, sarebbe molto meglio se gli eletti oltre frontiera si presentassero come una forza coesa e non intruppata negli organigrammi dei partiti interni che vanificano, di fatto, ogni aspirazione di chi vive all’estero e li vota. Se ci sono delle prerogative da salvaguardare, degli obiettivi prioritari da raggiungere, bisogna portarli avanti e senza compromessi. I Connazionali all’estero, anche se oggettivamente demotivati, possono essere messi nelle condizioni di contare quanto meritano nel tessuto sociale della penisola. Consci, nonostante tanta insensibilità, che il nostro concetto di democrazia lo esige.

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