ANCORA SULLA MISERIA UMANA CHE S’IMBARCA SULLE CARRETTE DEL MARE

I RESPINGIMENTI COLLETTIVI — QUANTO ANCORA PER GIUNGERE AI GEMELLAGGI COLLETTIVI ED ALLE FEDERAZIONI VERTICALI?

Lettera aperta al Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi

Caro Presidente,
è così rapido a volte il passo del Tempo che uno ritiene di essere ripetitivo quando l'argomento sul quale intende intrattenersi è esso stesso ripetitivo. Si tratta di miserabili umani che s'imbarcano sulle carrette del mare in partenza dalla Libia. Una morte terribile è il rischio di routine, sorretto da una debolissima speranza in una vita diversa.
Io torno sull'argomento, Presidente, perché il problema dei clandestini sta mostrando l'altra faccia della medaglia e mi richiamo ad una lettera inviataLe quando Lei si apprestava a partire per la Libia per sottoscrivere quegli accordi che avevano sorpreso la maggior parte degli italiani. “Come? La Libia pretende invece di consentire?” – Essi si erano chiesti non conoscendo le regole del compromesso diplomatico.
Oggi il Tempo sembra essere corso tanto avanti da tornar sui propri passi. Oggi il patto di amicizia con la Libia sembra voler dare qualche risultato e gli accordi sottoscritti consentono alle motovedette italiane che solcano il mare al largo della Libia di intercettare le carrette cariche di disperati e riconsegnarle ai porti d'imbarco.
Italia e Libia dunque si ritrovano e stringono relazioni sempre più concrete. I cosiddetti “respingimenti” dei clandestini sono dei segni concreti ed importanti del ritrovamento dell'Italia e della Libia su relazioni più solide e concrete e su orme di un passato che potrà – comunque esso sia stato vissuto – generare intese future sempre più strette.
Mi sia allora consentito, signor Presidente, di tornar anch'io su vecchie orme e di ricordarLe l'articolato progetto avanzato ormai da cinque lustri da “Popoli Nuovi” per affrontare e vincere le miserie umane di milioni di individui che vivono al di là del Mediterraneo. Lei ne è stato messo al corrente più di una volta. Oggi gli attuali “respingimenti collettivi” stridono contro i “gemellaggi collettivi” tra comuni italiani e villaggi africani proposti dal mio giornale, parte delle “Federazioni verticali” da lanciare a cavallo di quel “Mare Nostrum” che una federazione tra Italia e Libia avrebbe dovuto segnarne il principio.
Al tempo della Sua visita al colonnello Gheddafi io mi attendevo che Lei ne volesse fare una formidabile “atout” da porre sul tavolo del negoziato. Avrebbe consentito di avvolgere in una luce più accogliente le richieste che il Presidente libico avanzava da vecchia data ed ottenuto come riparazione dei danni per il periodo del colonialismo. ( Qualcuno forse potrebbe arguire che si tratterebbe d'una forma di neo-colonialismo. Gi inglesi furono maestri di come mantenere ottimi rapporti con le loro ex-colonie).
Se i “respingimenti collettivi” concordati tra Italia e Libia continueranno contro i pareri negativi forse riusciranno ad aprire finalmente la strada al progetto dei “gemellaggi collettivi” e delle “Federazioni verticali”. Quanto bisognerà ancora attendere? Quanto tempo dovrà passare sotto i ponti della incredulità prima che qualcuno riesca a riconoscerne la validità? Il progetto venne pubblicato per la prima volta nel 1985. E' diventato un'utopia nella quale io continuo a credere.
Le utopie, sosteneva uno storico, poeta ed eclettico politico come il Lamartine , non sono che delle verità premature. Rimarranno nel cassetto se anche il suo quarto governo, signor Presidente, – garante di aria nuova, si era blaterato durante la campagna elettorale – non mostrerà l'umiltà dei forti e rimarrà indifferente di fronte ai suggerimenti che provengono dalla base della nazione. Il grande statista abbisogna di coraggio, di genialità e di fiducia nelle vere innovazioni.
Perdoni le mie fantasie, signor Presidente, anche se sono solo delle immaginazioni dettate dall'amarezza e dalla delusione. Voglia accoglierle e La prego anzi di gradirle insieme ai sensi della mia migliore considerazione

Furio Porzia, direttore di Popoli Nuovi www.popolinuovi.it

Lascia un commento