Se un parlamentare non conosce la Costituzione

Chi ha una formazione culturale giuridica sa che la Costituzione è la legge fondamentale dello Stato italiano e che nella gerarchia delle fonti normative essa occupa il primo posto per importanza,ma si suppone che tutti i cittadini,anche quelli privi di conoscenze in materia,lo sappiano o almeno lo si spera.
A maggior ragione dovrebbero possedere questa cognizione di cultura generale i nostri parlamentari ma,una proposta indirizzata di recente al presidente dell’azienda di trasporto pubblico locale milanese da un deputato della Lega Nord,dimostra il contrario.
Evidente il motivo di questa boutade,soprattutto in vista della prossima tornata elettorale di giugno(elezioni europee ed amministrative),e cioè fare il pieno di voti facendo leva su una diffusa xenofobia popolare.
Il deputato ha chiesto di riservare ai milanesi minoranza da proteggere dai troppi extracomunitari presenti in Lombardia ed in particolare nella città scaligera vagoni della metropolitana,di tram e di autobus.
Ma anche carrozze vietate a tutti gli uomini,per salvare le donne dalle molestie,dalla invadenza e dalla maleducazione di molti viaggiatori extracomunitari.
In Sudafrica, per fortuna, la segregazione razziale è finita da tempo;in Italia al contrario,purtroppo grazie a questa proposta,ottiene un inopportuno revival.
La provocazione diventa il nuovo capitolo dello scontro tra il ministro dell’Interno Roberto Maroni e il segretario del partito democratico Dario Franceschini: quest’ultimo aveva accusato il ministro di ritorno alle leggi razziali,Maroni aveva bollato l’accusa di Franceschini definendola un’idiozia.
Polemica rinfocolata dalla proposta in salsa leghista sulle nuove frontiere del trasporto pubblico.
Sulla proposta dei vagoni riservati alle donne è arrivato subito lo stop dell’ azienda di trasporto pubblico locale milanese, sostenendo che per realizzare la richiesta ci sarebbero seri problemi tecnici ed organizzativi.
Il presidente della Camera,Gianfranco Fini ha bocciato con severità la proposta del parlamentare leghista affermando che va respinta con forza in quanto offensiva poiché viola uno dei principi fondamentali della Costituzione e della dichiarazione dei diritti dell’uomo,il principio di non discriminazione.
La gravità della vicenda stigmatizzata da Fini risiede nel fatto che il parlamentare autore di questa proposta non conosce i ferri del mestiere di legislatore;come se un medico non sapesse a cosa serve il cuore o un giudice non sapesse cosa è un’informazione di garanzia,non assolvendo così il proprio mestiere diligentemente e con scrupolo professionale. Una situazione che si dirà accade frequentemente in ogni categoria professionale, ma che però non va sottovalutata perché diffusa e produttrice sia di danni d’immagine al nostro Paese,che di danni materiali.
Non va trascurato poi un fatto oggi evidente a tutti:che l’Italia è multietnica in quanto vi risiedono migliaia di stranieri,una realtà che forse sfugge a questo parlamentare miope oltre che scarsamente preparato in diritto costituzionale ed è grave.
Va infine tenuto presente un dato sociologico che forse non è conosciuto da gran parte degli italiani:per chi è cresciuto nella Milano degli anni settanta,la metropolitana era la prova più fiera dell’internazionalità della città, poiché nessuna capoluogo italiano aveva una metropolitana come quella di Milano,uguale a quelle di Parigi,Londra o Monaco.
Insomma quando l’Italia era lontana dall’essere una nazione multietnica,la metropolitana milanese era già il luogo più interculturale del nostro Paese.
Ora la proposta di umiliare questo simbolo con l’affissione di cartelli più adatti all’Alabama degli anni quaranta,dovrebbe far riflettere tutti noi.

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