LA DIALOGICITA’ AUTOBIOGRAFICA

L’eloquio interiore come interpretazione della storia di vita personale

Ogni individuo è in grado di avere una relazione con la propria mente grazie alla dialogicità e all’eloquio autobiografico che promuovono un pensiero particolare in grado di fondare e impostare nella coscienza una modalità esterna di verifica e osservazione sulla personale storia di vita, giungendo ad un livello di consapevolezza di sé, improbabile sotto altri aspetti. Il percorso autobiografico risulta educativo attraverso la consapevolezza di aspetti che con il tramite della narrazione autobiografica, l’allievo riesce ad integrare nella propria immagine, riconoscendoli come elementi imprescindibili della propria personalità.

Il valore dialogico e creativo del racconto autobiografico

Ogni individuo con il proprio bagaglio di esperienze più o meno mature, più o meno numerose o qualificabili, attraverso la propria esistenza, costituisce e restituisce all’educatore un autentico “capitale di conoscenze concrete che dormono” (Pineau, Le Grand, 1993) che devono essere valorizzate in modalità e strategie educative, creative e ricreative, per non rischiare di non essere adeguatamente valorizzate ed indirizzate a fini nobili, ossia creativi e costruttivi. Con la presa di coscienza di una propria gamma di esperienze che costituisce un bagaglio conoscitivo esplicabile attraverso l’avvio del riconoscimento del proprio potenziale autoformativo, ripercorrendo il patrimonio dei propri vissuti, l’allievo narratore scoprirà di essersi autoformato, educato da sé, rafforzandosi da solo nelle conoscenze autoformative. La narrazione autobiografica diviene occasione di investimento sulla propria persona e di autodeterminazione rendendo evidente la responsabilizzazione personale rispetto al percorso educativo e formativo, di crescita e di cambiamento evolutivo. L’ampliamento dei confini del proprio sapere può essere stimabile ripensando e raccontando il personale percorso di crescita o il proprio mancato progresso, constatazione che porta ad un continuo investimento di energie nel progetto formativo che prevede il soggetto protagonista della propria formazione, della crescita personale.

La metafora del cambiamento attraverso la narrazione di sè

L’educazione e il cambiamento sono due processi strettamente correlati. L’azione educativa si basa tradizionalmente su immagini che riguardano il plasmare, il modellare, il formare, vale a dire metafore metabletiche indicanti il fatto che non sussiste educazione senza cambiamento. La narrazione della personale esistenza rappresenta un motivo di sicurezza, in quanto individua nel cambiamento un elemento presente nel corso della propria storia di formazione. La valenza trasformativa delle esperienze e dei continua apicali può essere ricostruita attraverso la riflessione autobiografica capace di rivelare i cambiamenti, i mutamenti più viscerali. I cambiamenti possono essere ricostruiti e valutati solo soggettivamente in quanto intimamente vissuti e spesso non riconosciuti dagli altri. Il ruolo dell’educatore consta nel sostenere il narratore e rendere la dimensione educativa e trasformativa del suo percorso esistenziale. In ogni storia di vita si rivela con evidenza la dinamica dei processi di crescita e si evidenziano gli elementi trasformativi di piccoli mutamenti di momenti metabletici definiti marker events, ossia eventi marcatori e apicali che indicano e segnano le trasposizioni, le translazioni e i passaggi a differenti percezioni di sé e dei propri differenti ruoli. In occasioni di trasformazione e cambiamenti vitali, apicali ed eclatanti, la narrazione autoriferita rappresenta un collante importante tra i vari ruoli vissuti, infatti si rende necessaria una ridefinizione della propria immagine, prevenendo la sensazione della dispersione proprio tramite la continuità del racconto. Risulta benefico narrare e raccontare la propria esistenza, nelle situazioni in cui il contatto con se stessi appare sfaldato, promuovendo una notevole cosciente valutazione delle differenti trame attraversate dal cambiamento. Con l’autobiografia ognuno entra a far parte di un progetto, ossia poter diventare tutto l’amore che ha ricevuto, che il tramite del diario, in quanto narrazione di sé, consente all’allievo un rispecchiamento nella personale storia di vita, per rafforzare e consolidare la percezione delle proprie istanze di personalità nei vari momenti di transizione. La revisione e la riconsiderazione dei vissuti motivazionali segnati da molteplici cambiamenti, da scomode transizioni e repentini passaggi, permettono di valutare il cambiamento negli eventi vissuti come fenomeni rigenerativi e di rinnovamento interiore, suscitando nuove energie vitali, stimolando nuove forze cognitive ed emotive, affettive necessarie alla rigenerazione e ricreazione della parte più intima e vitale dell’istanza psichica del sé. La coscienza di un potere rigenerativo dell’autobiografia, aiuta ad affrontare i cambiamenti in modo sereno, riconoscendo i principali eventi di crescita, recuperabili in senso autoformativo.

Il processo di autoriflessione e autorinnovamento

Il narratore, l’allievo che si raccontano in un diario o tramite domande e questionari strutturati o esercizi, se l’allievo è un bambino, tramite tracce che sollecitino il ricordo e la rimemorazione del proprio breve passato, può individuare, rammentando, ossia rimettendo insieme tutte le parti, le vicende, gli eventi della personale esperienza esistenziale, non solo le discontinuità, ma anche i continua apicali, ossia tutti gli elementi che accomunano le storie di vita di molteplici soggetti narranti per l’intero arco della vita. Questi sono tutti i cambiamenti di carattere compensativo e adattivo, stimolo principale ad una funzione partecipativa sempre attiva alla realtà in sé e per sé. Risulta possibile valutare il costrutto autobiografico, le strategie di riflessione, i ruoli vissuti e gli errori esperienziali nell’arco dell’esistenza, tramite l’autoriflessione, considerando il personale atteggiamento in determinate situazioni. Risulta possibile progettare la propria personalità e il proprio sé futuro e futuribile, accettando di rimettersi in discussione, nella prospettiva di un autorinnovamento creativo e soddisfacente. La visione autobiografica non è solo rivolta al passato, ma rivela e manifesta il desiderio della dimensione futura. La temporalità futura, ossia la dimensione progettuale nell’avvenire risulta marcatamente intrinseca alla riflessione autobiografica, che produce proiezioni, progetti e partecipazioni, quali testimonianze delle facoltà e dell’anelito progettuale presente in tutto l’arco della vita, in tutte le tappe dell’esistenza quale elemento continuamente stimolato e coltivato nelle relazioni educative, perché datore di senso e significato che testimonia la disponibilità al cambiamento in una prospettiva progettuale ed evolutiva. Il racconto di sé evidenzia e suscita il cambiamento, in quanto la narrazione della propria vita è un laboratorio di creazione e attribuzione di senso e di significati da cui parte la trasformazione personale e individuale quale opportunità per continuare a crescere.

Bibliografia

Briosi A., “Autobiografia e finzione”, Quaderni di Retorica e poetica

Bruner J.S., La ricerca del significato: per una psicologia culturale, Bollati Boringhieri, Torino 1992

Carotenuto A., La nostalgia della memoria. Il paziente e l’analista, Bompiani, Milano 1988

Demetrio D., Pedagogia della memoria, Meltemi, Roma 1998

Pineau G., Le Grand J.L., Le storie di vita, Parigi 1993

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