Realpolitik, dignità  e feuilleton

Aveva ragione Giovanni Sartori: questo non è un governo, ma un sultanato!

di Renzo Balmelli

REALPOLITIK – Diceva Nietzsche che per mantenere le promesse bisogna avere buona memoria. Un' improvvisa, inspiegabile amnesia pare abbia colpito Barack Obama, che in due giorni si é rimangiato due promesse. Prima ha censurato le foto compromettenti sugli abusi della CIA, poi, facendo prevalere il pragmatismo e il rifiuto di ogni pregiudiziale ideologica, ha riesumato le corti speciali per i detenuti di Guantanamo. E la botta si é sentita. Per carità, nessuno é tanto ingenuo da ignorare che nella stanza dei bottoni si perde ogni illusione romantica. La sicurezza nazionale intesa come bene supremo detta scelte basate piuÂ’ su questioni pratiche che su principi universali o etici. Pensavamo tuttavia che lo sbarramento, la palude di immoralità e le strategie opache messe in campo per coprire le malefatte fossero tramontate assieme a Bush. A quanto pare in questa circostanza ci siamo persi qualcosa e ora c'é già chi vede nel ripensamento della Casa Bianca un' inequivocabile manifestazione di complicità con i generali e gli ambienti neo-conservatori alla vigilia della grande offensiva in Afghanistan. Quando si dice la ragion di stato! La brusca marcia indietro- speriamo passeggera – é un neo che allunga la sua ombra sul vincolo di maggior trasparenza e lÂ’impegno a ristabilire la statura morale degli USA nel mondo che era fra le priorità elettorali. Ma é solo una prima conseguenza. Se in futuro si eviteranno altri colpi alla coerenza , molto dipenderà dalla capacità con cui Obama riuscirà a tenere alta la bandiera dellÂ’idealismo con cui ha conquistato il cuore della gente. La destra ovviamente esulta, mentre i liberal manifestano la loro delusione nel timore che lÂ’eccesso di Realpolitk finisca col rovinare il promettente esercizio diplomatico varato dallo staff presidenziale in funzione di un nuovo ordine planetario. L'inquietudine dei circoli progressisti ha una sua valida ragion d'essere. In effetti lo scarto dalla ricetta originale , comunque lo si spieghi, é indubbiamente sensibile e di primo acchito segnala un cambio di strategia imperniato sul controllo e lÂ’equilibrio del potere che agli occhi della sinistra democratica costituisce un clamoroso autogol. Lungo questo crinale si puoÂ’ stare certi che lÂ’establishment conservatore di Washington dÂ’ora in poi non lascerà nulla di intentato per osteggiare la primavera di Obama.
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DIGNITAÂ’ – Nei media gli immigrati formano una marea umana indistinta in balia delle persecuzioni, cui é negata ogni via di scampo. La barca é piena: questo é il reato che la destra addebita ai profughi, non paga di sfruttarne le fatiche per i suoi interessi di bottega. La xenofobia torna a essere una categoria politica che offusca lÂ’immagine dellÂ’Italia nel mondo. Il rischio é stato avvertito dal presidente Napolitano che ha attaccato “il diffondersi di una retorica pubblica che non esita ad incorporare accenti di intolleranza”. Parole inequivocabili. Dietro le discutibili leggi sullÂ’immigrazione spunta il fantasma di uno squallido mercimonio elettorale che tende alla mera conservazione del potere. Il fatto che sia il premier, sia il capo della Lega sventolino il consenso schiacciante della gente non modifica il giudizio negativo su taluni provvedimenti che hanno provocato le rimostranze della comunità internazionale. Di ben altro spessore culturale é invece la riflessione di Napolitano che riporta la dignità dellÂ’individuo al centro della discussione. La vibrante intensità del suo monito ridà un volto e unÂ’anima agli immigrati , allÂ’interno di una concezione etica e morale della società che da sempre é la forza trainante della nostra civiltà.
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FEUILLETON – In qualsiasi altro luogo la distanza tra il premier che regala collier da seimila euro e i cittadini chiusi nella morsa della crisi non farebbe che aumentare. Non in Italia, invece, dove la lunga consuetudine di Berlusconi con il potere riesce a ottenere lÂ’effetto contrario. A dispetto della luna di miele post-terremoto che sta perdendo la sua efficacia di traino elettorale, nel paese esiste ancora un diffuso consenso per tutto cioÂ’ che il Cavaliere sta facendo con il suo fascino da leader sciupafemmine. Nel feuilleton che lo vede in veste di protagonista, il premier non ha bisogno di impegnarsi per dare la scalata al potere, in quanto é già suo . Sorprende – scrive il premio Nobel Saramago – che nessuna voce italiana abbia ripreso, adattandole, le parole di Cicerone su Catilina: “ Fino a quando Berlusconi abuserai della nostra pazienza?” Già fino a quando? Temiamo ancora a lungo. In effetti con il PIL mai cosiÂ’ giuÂ’ da 30 anni é stupefacente che il governo riesca a reggere senza mai proporre nulla di concreto allÂ’infuori dei soliti slogan. Sul palcoscenico dell'ottimismo fasullo, il giuoco illusionistico dei gioielli che alimenta ad arte lÂ’industria del gossip risuona come una presa in giro degli elettori che arrancano con il loro stipendio guadagnato onestamente. A questo punto occorre cercare di capire i motivi che stanno alla base della longevità politica di Silvio, malgrando le inadempienze e l'edonismo eccessivo . Saramago ha una sua spiegazione che a taluni farà arricciare il naso. Lo scrittore afferma che il signore di Arcore tiene saldamente in mano le redini del potere per un semplice motivo, ossia perché é riuscito nellÂ’impresa di dividere il popolo italiano in due parti: quelli cui piacerebbe essere come lui e quelli che già lo sono. A noi pare che il verdetto sia troppo sbrigativo e faccia torto all'opposizione , ossia all'altra metà del paese, che non solo non si riconosce nel Pdl, ma negli ultimi tempi ha pure visto crescere i consensi. Dopotutto é stato Nicola Ghedini, avvocato di Silvio, ad aggiungere un tocco di perfidia allo sferzante giudizio sul berlusconismo, affermando che seimila euro per il premier sono un'inezia e non equivalgono certo a seimila euro per un comune mortale. Aveva ragione Giovanni Sartori: questo non è un governo, ma un sultanato!

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