Il sostegno alle famiglie

di Maruska Piredda

Diamo un po di numeri per capire qual'è il motivo, al di là della crisi economica globale che ha colpito l'Italia, per la quale le famiglie italiane si trovano in condizione di sofferenza.

Il primo dato, il più indicativo e importante, riguarda la ricchezza nazionale, il cosiddetto P.I.L., di cui il nostro Stato dedica al sostegno delle famiglie solo l'1%, a differenza di Germania e Francia dove viene dedicato il 3%. Cosa vuol dire? Che i nostri assegni famigliari, quelli che servono alle famiglie per campare, sono simbolici perché le cifre che ci erogano non sono sufficienti nemmeno per fare la spesa di una settimana.

Una mamma monofidataria in Francia riceve dallo Stato, come assegno familiare, 778,40 euro. In Italia, una mamma monofidataria che guadagna 800 euro al mese, e deve lavorare a tempo pieno, riceve come assegno familiare 130 euro. Un padre di famiglia che guadagna 1000 euro, per fare degli esempi concreti, e ha sei figli forse riesce a ricevere dallo Stato i famosi sette cento euro che i francesi riconoscono ad un solo genitore monofidatario.

Questa è la situazione e il sostegno che diamo alle famiglie. Cosa comporta? Siamo il Paese, rispetto agli altri paesi europei, con il tasso di natalità più basso. Se in Italia ti nasce un figlio sei in grossissime difficoltà.

In una famiglia dove entrambi i genitori lavorano il figlio viene mandato all'asilo nido. Ma oggi gli asili nido comunali, quelli a basso costo, coprono solo il 6% del bisogno. Tutti gli altri che fanno? La maggior parte sono in attesa di poter entrare in un asilo nido comunale, gli altri si rivolgono al privato che, non avendo in Italia nessuna sovvenzione da parte dello Stato, ha delle cifre esorbitanti. Che cosa deve fare una madre? Considera un investimento per mantenere il proprio lavoro l'asilo nido privato, girandogli l'assegno dello stipendio per poterlo pagare.

A fronte di questa situazione che cosa fa il nostro governo per aiutare le famiglie? Vara il piano casa. Ottimo, non c'è che dire, ma per chi è il piano casa? Per coloro che possono permettersi una casa, per coloro che hanno una villetta o una casa bifamiliare, altrimenti la casa non la si può ampliare in nessun modo. Se si vive in un bilocale o in un monolocale, come il 50% delle persone, che cosa si va ad ampliare?

Si vara il piano casa per dare lavoro ai costruttori, ma perché si è pensato a coloro che in questo periodo, alla luce della crisi economica e del precariato che c'è in giro, non si sono mai comprati una casa, o non riescono a pagare un affitto, o di coloro che hanno dovuto vendere la casa all'asta.

Davanti a tutto ciò non c'è una morale. A sentire raccontare questa storia sembra di sentire la classica commedia all'italiana che non fa ridere più nessuno. Gli unici che se la ridono sono i paesi della Comunità europea, che ormai ci considerano il terzo mondo dell'Europa, e hanno ragione.

Invito tutti quanti voi, me compresa, a non farsi più abbagliare dalle belle parole del governo quando viene a parlarci dell'importanza e dei valori della famiglia. Anzi, vi invito caldamente ad attaccarvi a questi numeri, e quando sentite che queste persone parlano di famiglia chiedetevi: ma di che famiglia stanno parlando?

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