Fermiamo la deriva maggioritaria e antiliberale

di Emilio Carnevali

Nel mezzo delle animate polemiche sul “ciarpame senza pudore” nelle liste del Pdl alle europee, uno dei commenti più caustici e divertenti è arrivato da Massimo Bordin nel corso della sua preziosa rassegna stampa mattutina su Radio radicale. Leggendo i candidati di punta dell’Udc alle prossime Europee – “Emanuele Filiberto di Savoia, Magdi Cristiano Allam, Ciriaco De Mita…” – Bordin ha commentato laconico: “…qui c’è da rimpiangere le veline”.
La cosa ancor più triste è che tra poco ci saranno da rimpiangere pure Casini ed Emanuele Filiberto dal momento che l’Udc sembra l’unico, tra i partiti dell’opposizione parlamentare, ad aver capito per tempo quanto sia demenziale e autolesionista la scelta di votare Si ai prossimi referendum elettorali.
I referendum – è bene ricordarlo per fare chiarezza in mezzo ad un mare di confusione – sono tre: il terzo concerne il divieto di candidature multiple (candidature in più circoscrizioni da parte di uno stesso candidato che poi esercita l’opzione a favore di un seggio permettendo ai primi dei “non eletti” della propria lista di subentrargli nei seggi ai quali rinuncia). Ma sono i primi due l’oggetto dello “scandalo”. Nel caso di una vittoria dei Si verrebbe abrogata la possibilità del collegamento tra liste e quindi l'attribuzione del premio di maggioranza alle coalizioni di liste. La maggioranza del 55% per cento dei seggi andrebbe al partito di maggioranza relativa (cioè al Pdl) e lo sbarramento di coalizione (4% alla Camera e 8% al Senato) varrebbe per ogni singola lista (se si fosse votato in questo modo nel 2008, ad esempio, l’Italia dei Valori di Di Pietro non avrebbe ottenuto senatori e avrebbe corso il rischio di restare del tutto fuori dal Parlamento come la Sinistra).
Il sistema che ne uscirebbe è molto simile a quello voluto nel luglio del 1923 da Mussolini con l’appoggio di buona parte dei liberali e dei cattolici di destra. Secondo quella legga la lista che avesse avuto la maggioranza relativa (almeno il 25% dei voti) avrebbe ottenuto i due terzi dei seggi disponibili. La sorte volle poi che di quella legge Mussolini nemmeno beneficiò a pieno perché alle elezioni del 6 aprile 1924 le “liste nazionali” ottennero autonomamente il 65% dei voti e più di tre quarti dei seggi (il sistema era maggioritario e non proporzionale). Due mesi dopo ci fu il delitto Matteotti e da lì in poi sappiamo tutti come andò a finire.
Questi referendum sono stati proposti da Segni e Guzzetta con l’appoggio del leader di An Gianfranco Fini, di larga parte del Pd (ancora diviso in Ds e Margherita durante la raccolta delle firme), dell’Italia dei Valori, e della Dc di Rotondi. Il loro contenuto era e resta profondamente antiliberale – nel senso di estraneo ad una cultura di tutela del dissenso attraverso l’attenzione verso i “contrappesi” del potere e la salvaguardia istituzionale di culture e rappresentanze minoritarie – indipendentemente dalle condizioni nelle quali oggi ci si trova a votare (che aggravano i rischi a cui viene esposta la democrazia italiana). La cultura che li ha originariamente ispirati è quella stessa cultura maggioritaria che ha contagiato da un buon quindicennio larga parte del centrosinistra italiano, quel centrosinistra che si è battuto per l’uninominale maggioritario salvo poi denunciare la “porcata” della legge Calderoli, lamentando l’abrogazione delle preferenze individuali. Ma con il maggioritario uninominale quanti “candidati unici” (senza possibilità di preferenza) ci hanno imposto di votare negli ultimi anni?
La cultura è la stessa che ha recentemente messo tutti d’accordo in Parlamento (Italia dei valori e Pd compresi) per lo sbarramento al 4% contro le liste di Sinistra alle Europee (che infatti rischiano di rimaner fuori anche dal Parlamento di Strasburgo).
Chi poi, come Massimo D’Alema, si è da tempo convertito ad un proporzionalismo sul modello tedesco, sbaglia i calcoli se pensa che un’eventuale vittoria dei Si possa essere uno strumento per il cambiamento della legge elettorale in parlamento.
Berlusconi non permetterà di fargliela sotto il naso. Ormai dovremmo averlo capito. (Micromega)

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