Questione di stile | Alta Moda: Grimaldi Giardina couture

di Eloisa Catini

Mi sono a lungo tormentata sull’incip più adatto per aprire una rubrica di moda su di una rivista che, sappiamo bene, è un prestigioso punto di riferimento della realtà artistica contemporanea. Vinta da mille tentativi ho deciso di esprimermi nel solo modo in cui mi sento più a mio agio. Scardinando ogni tipo di “regola” sul giornalismo di moda, che confesso non riesco a penetrare fino in fondo, ho deciso che l’avrei fatto a modo mio. La moda, non dimentichiamolo, è arte, mi sento quindi opportuna nel presentare un’artistica – se mi permettete il gioco di parole – alternativa per raccontarla.

Partiamo dall’ABC. Che cos’è la Moda? Chi la indossa? E soprattutto: chi la “inventa”? Probabilmente queste domande possono risultare banali, e forse lo sono, ma non è detto che anche le risposte lo siano. Prendiamo l’Alta Moda, per esempio, settore Lusso della categoria, e per cominciare sfatiamo il pregiudizio che fa di questa arte un argomento solo per nostalgiche signore che non sanno rinunciare all’abito confezionato su misura. Perché l’Haute Couture, compresa quella “Made in Italy”, può presentarsi come una realtà assolutamente contemporanea giovane e vivace, che rispecchia nelle sue forme e nei suoi tagli l’essenza della società di oggi e, al tempo stesso, una avanguardistica previsione di ciò che la società sarà. E soprattutto, perché l’Alta Moda è Arte. Così come gli artisti in genere mostrano attraverso le loro opere il loro punto di vista sul mondo, o meglio: mostrano il mondo attraverso il loro punto di vista, anche gli stilisti compiono la stessa operazione con le loro creazioni, comunemente chiamate: abiti. Conscia che molti servizi raccontano ancora di atelier barocchi, profumati di cipria e antichità, racconterò tuttavia di un mondo ricco di giovani designer, stylist, artisti che vivono e raccontano una Moda diversa, inedita, mai banale e, cosa molto importante, di altissima qualità. A New York come a Londra, o Parigi, Milano e Roma. Quest’ultima, poi, purtroppo più che sottovalutata. La Capitale infatti è stata più volte “schiaffeggiata” da critici e “addetti ai lavori” del settore perché del tutto priva di attrattiva, vecchia eppure immatura in fatto di Moda. Ma la città eterna sta porgendo l’altra guancia. E insieme a lei molte giovani griffe che resistono e lavorano perché la Moda qui riacquisti credibilità. Il discorso vale anche per questo grande studio che si affaccia sul centro di Roma, sulle pareti bianche spiccano in fila una carrellata di abiti colorati dalle linee ora sinuose, ora articolate. Sono le stanze di un noto atelier di Alta Moda, suonate il campanello dell’interno 26, vi aiuterà una targa: Grimaldi Giardina. Se quando si aprirà la porta vi troverete magicamente in un mondo di sogno, profumato di stoffe e abiti da favola, allora avete sbagliato porta. Sì perché da Grimaldi Giardina, griffe d’Haute Couture fondata dagli stilisti Antonio Grimaldi e Sylvio Giardina, si respira tutt’altra aria. Senza perdere il gusto per l’alta sartoria, infatti, questa giovane e già nota maison nata nel 1998, si caratterizza per l’articolato lavoro di ricerca e studio che trova identità nelle più alte forme espressive dell’arte, dalla fotografia all’architettura, passando per il design.

A dimostrazione di quanto detto, l’ultima collezione per la Primavera/Estate 2009, presentata sulle passerelle romane lo scorso febbraio in occasione della manifestazione AltaRomAltaModa. Una trentina di pezzi dai colori intensi e brillanti che hanno sfilato su di una passerella in ceramica lunga 27 metri, realizzata per l’occasione da maestri ceramisti. Motivo portante e ispiratore, appunto, la costiera amalfitana con i suoi colori e le sue tradizioni che nelle mani del duo si traducono in camicie over-size che diventano abito, un curioso gioco di opposti che fa grande la camicia e piccolo l’abito ispirato alle anfore, alle cupole e ai campanili che spiccano nei paesaggi amalfitani. Il tutto condito da una gustosa leggerezza che li ha consacrati sulle passerelle parigine. “Uno dei vantaggi del fare Alta Moda – commentano i due stilisti – è sicuramente quello di poter giocare con le forme, con le linee, che sembrano rompere gli schemi comuni della vestibilità ma si traducono, invece, in capi leggeri e portabili. Infatti, anche se la Moda è un’arte frutto della fantasia e della creatività dello stilista – proseguono – non vuol dire che sia priva di contenuti o di aderenza alla realtà”. Lo stilista è un artista a tutti gli effetti, non un artigiano, non un mero esecutore di tagli e cuciture, “sono aspetti che ne fanno parte – aggiungono Grimaldi Giardina – ma lo stilista è come un enorme caleidoscopio, fatto di specchi e fessure, che sbirciano sul mondo e si trasformano poi in una storia da raccontare, ovvero una collezione”. Poetico, sì, ma senza dimenticare l’aspetto pratico. Antonio Grimaldi e Sylvio Giardina portano l’Haute Couture Made in Italy in tutto il mondo da oltre dieci anni, l’aspetto commerciale deve avere avuto il suo peso. “La dimensione dell’arte – affermano – rende il nostro lavoro senza dubbio più magico ma questo non significa che si perde il contatto con la realtà”. Insieme alla fattura e alla bellezza scenografica, difatti, gli abiti Grimaldi Giardina si distinguono per una eccezionale, e quanto mai straordinaria se si considera il fatto che stiamo parlando di capi d’Alta Moda, vestibilità. “Sì, noi vendiamo anche pezzi di sfilata. Alle donne piace, è un capo originale, da interpretare anche in chiave stravagante, e poi ha il sapore dell’opera d’arte, ma la cosa più importante è che è esclusivo”. Punto di forza e nota dolente del mondo del lusso, infatti, è proprio l’esclusività degli abiti – e dei prezzi – riservati a pochi privilegiati.“Non è facile lavorare al passo con i colossi – continuano – la legge del più forte vale anche tra pizzi e ricami, e la crisi economica che sta fiaccando l’economia globale si fa sentire anche nel settore Moda”. Eppure c’è chi sostiene che il mercato del lusso non dovrebbe risentirne, “purtroppo non è così – afferma Antonio Grimaldi – la crisi è un mostro che ha immobilizzato tutto, nessuno investe per paura di navigare in cattive acque e così facendo l’economia si blocca”.

Per questo il duo creativo ha inventato una nuova linea di Prêt-Couture (o Demi-Couture), a metà tra l’Alta Moda e il Prêt-à-porter, che ha un doppio vantaggio: la cura dell’AltaModa e i costi decisamente più bassi. “La differenza sostanziale – spiegano – è nei modelli, questi sono più semplici, vicini al Prêt-à-porter, ma dalla fattura esclusiva e con una scelta di tessuti di altissima qualità. L’abbattimento dei costi, inoltre – tengono a precisare – non è una norma anti-crisi, i capi di alta moda non si sono abbassati di prezzo, si tratta proprio di una linea apposita ed esclusiva”. Su misura la giacca, i pantaloni o la T-Shirt (si, avete capito bene, una maglietta su misura che potreste avere solo voi!), nei tessuti e nei colori che si preferiscono, da ordinare direttamente in atelier, oppure da consultare e scegliere sugli esclusivi book in dotazione ai negozi più cool. Nuovi colori, materiali accattivanti, forme innovative: la moda impone un continuo cambiamento perché è il mondo che cambia. “Ciò che è efficace per una stagione – spiegano – non è detto che sia valido per quella successiva, anzi: non è quasi mai così. La ricerca e lo studio delle forme, dei tessuti è alla base del nostro lavoro, la spinta che ci anima, la fase necessaria al concepimento di una nuova collezione”. Perciò fare moda oggi significa esattamente inventare? “Non proprio – spiegano – lo style, il lifestyle di una maison, quello è il fil rouge, l’anima che viene condivisa attraverso espressioni diverse, da tutti i prodotti che una griffe elabora e presenta”. Ed è per questo motivo che un capo o un accessorio d’Alta Moda è tale quando attraversa il tempo e le tendenze, risultando sempre attuale, unico, moderno. E se non ho ragione, ditemi: chi non ha saputo resistere alla “nota” borsa a tracolla della nonna?

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