L’Arte come ideale universale: cooperazione europea e internazionale

di Mike Watson

L’identità culturale è un elemento centrale nella pratica artistica. Fare Arte è, tra le altre cose, portare in essere la comunità. In questo modo, i legami tra gli individui si fanno attuali attraverso il discorso comunicativo e l’insieme emerge più della somma delle sue parti. L’arte è quindi intrinseca alla creazione di soggetti sociali e politici, ma è anche in possesso della capacità di criticare quegli stessi organismi dall’interno. L’opera d’arte presenta sia un elemento positivo e costruttivo sia un elemento contro e rivoluzionario: queste due forze ruotano l’una intorno all’altra.

In un sistema sociale sempre più complesso da un punto di vista amministrativo e burocratico, che opera a livello locale, nazionale, europeo e internazionale, il ruolo dell’arte nel costruire e nel criticare la società è di vitale importanza. E’ l’arte che dà voce ai sistemi che creiamo e innalziamo.

L’Arte è un sogno dedicato al futuro. Un’ultima roccaforte di ideali utopistici: Bellezza e Libertà. In questo senso, l’Arte è centrale in ogni sogno d’Europa.

Che cos’è l’Europa? Presa alla lettera, questa domanda prevede solo due risposte: in primo luogo, che l’Europa è una superficie. Ciò, in sé, rimanda solo a un nome proiettato su un pezzo di terra, e può essere cambiato a piacimento (si noti che la Russia – in questo senso – si troverebbe saldamente in ambito europeo, con la fine della Guerra Fredda); in secondo luogo, che l’Europa è un raggruppamento politico – anche se pure questa è una proiezione, in un certo senso, essendo interamente dipendente dal valore assegnato a delle firme su dei trattati.
La denominazione d’Europa è un atto di fede, tanto quanto la denominazione dell’arte è un atto di fede.
Si potrebbe osservare che il primo, denominazione geografica di ciò che l’Europa sarebbe in ogni caso, è sempre vassallo del secondo. L’Europa, in entrambi i sensi, è una fantasia – un errore anche, che, agli occhi cinici di un accorto politico, può essere usato e abusato per il proprio tornaconto, anche se questo, statene certi, si potrebbe dire di qualsiasi unione fra le nazioni. Al contrario, tuttavia, si potrebbe argomentare che proprio il suo essere basata su una proiezione puramente mentale è ciò che dà all’Europa il suo fascino. Molti di noi si aspettano qualcosa dall’Europa – che rappresenta un concetto di libertà che è all’origine della democrazia e della cultura europee, l’Antica Grecia, con il suo impegno per la verità filosofica, la cittadinanza e la giustizia.

Da allora, il fondamento della moderna democrazia europea, probabilmente iniziato con la rivoluzione francese, ha acquisito via via gli ideali di responsabilità sociale, uguaglianza e libertà. E’ questo sogno che, per molte persone (da notare che molti non sono stati così fortunati da crescere all’interno della relativa sicurezza offerta dalla democrazia sociale di stampo europeo), definisce l’Europa.

Naturalmente, i confini geografici di tale Stato europeo (che è, chiaramente, uno stato d’animo, e un sogno) sono definiti solo nella misura in cui si ritengano necessari. Non dovremmo lasciare che un così alto ideale di giustizia escluda l’una o l’altra etnia o alcun gruppo politico o religioso dall’ambito di discussione: e ciò, in ultima analisi, invita a prendere in considerazione un modello multiculturale di Europa che già prospera in molte aree urbane; ciò porta, anche, e a rivalutare l’interazione dell’Europa con i paesi al di fuori dei suoi attuali confini: l’Europa, sempre che significhi qualcosa, dovrebbe diffondere il sogno europeo, e chiamare questo sogno Libertà. L’europeismo, di conseguenza ,diventerebbe superfluo di fronte ad un internazionalismo realizzato senza secondi fini.

Il defunto artista tedesco Joseph Beuys una volta ipotizzò, nel corso di una tavola rotonda cui partecipavano altri eminenti artisti europei, che l’Europa avrebbe bisogno di una Cattedrale tutta sua – una Cattedrale per l’Europa tanto quanto San Pietro, per esempio, è una cattedrale per il cattolicesimo. Prendendo come ragionevole tale richiesta, si potrebbe chiedere, vent’anni dopo quell’affermazione, a quale denominazione e/o religione dovremmo dedicare la Cattedrale. Tale edificio darebbe luogo a conflitti più che ad unità. Meglio forse, alla luce del fatto che una cattedrale richiede una certa proiezione psichica dell’idea di congregazione per funzionare su tutti, rendere l’Arte la Cattedrale, la casa, il luogo ideale in cui i sogni di unità trovano fondamento, e sostituire le nozioni di Europa, e di Cattedrale, antiquati termini associati con imperialismo culturale e gerarchia, con Arte.

Illustrazione:

Jaakko Mattila, artista finlandese –
ENGLISH
Cultural Identity is something found at the heart of artistic practice. The making of art is, amongst other things, a bringing into being of the community. In this way links between individuals are made present through communicative discourse and an entity bigger than the sum of its parts emerges. Art is therefore intrinsic to the establishment of social and political entities, whilst also possessing the ability to critique those same bodies from within. The artwork presents both a positive constructive element and a counter constructive revolutionary element. These two forces turn around one another.

In an ever more complex administrative and bureaucratic social system, that operates on a local, national, pan-European and International level, the role of art in constructing and critiquing society is of vital importance. It is art that gives voice to the systems we erect.

Art is a dream dedicated to the future. A last stronghold of Utopian ideals: Beauty and Freedom. In this sense art is central to any Dream of Europe. What is Europe?

Taken literally, we could only answer two things to this question. Firstly, that Europe is a landmass, though this in itself is only a moniker projected onto a area of land, and one that can be changed at will (note that Russia – in this respect – finds herself firmly in the European camp, post Cold War); Secondly, that Europe is a political amalgamation – though this is also a ‘projection’ of sorts, being dependent entirely on the value of signatures upon treaties. The naming of Europe is an act of faith inasmuch as the naming of art is an act of faith.

It might be noted that the former, geographical designation of what Europe may be is in any case, always in thrall to the latter. Europe in both these senses is a fantasy – a fallacy even, that in the cynical eyes of a shrewd politician may be used and abused for their own gain, though this, to be sure, could be said of any intra-national union. In contrast, however, it could be argued that its being predicated on a purely mental projection is precisely what gives Europe its charm. Many of us expect something of Europe – it stands for a notion of freedom that is said to originate in the historical seat of European democracy and culture, Ancient Greece, with its commitment to philosophical truth, citizenship and justice.

Since then, the foundation of Modern European democracy, arguably beginning with the French Revolution, bought forth the ideals of social responsibility, equality and freedom. It is this dream that for many people (and, we might note many people who were not fortunate enough to have been raised within the relative safety of European social democracy) defines ‘Europe’.

Of course, the geographical confines of such a European state (which really is, clearly, a state of mind, a dream) are only defined insofar as we deem necessary. We should not let high handedness exclude one or another ethnic, political or religious group from the campfire and this, ultimately, calls for an appraisal of the ‘multicultural’ model of Europe that clearly thrives in many urban areas, and a reappraisal of Europe’s interaction with countries outside her current boundaries: Europe, if it is to mean anything, should only spread the European dream, and call that dream ‘Freedom’. European-ness then becomes superfluous to an internationalism realised with no ulterior motives.

The late German artist Joseph Beuys once hypothesized, in a round table discussion held amongst other prominent European artists, that Europe needed a Cathedral of its own – a Cathedral to Europe, insofar that St Peter’s, for example, is a Cathedral to Catholicism. Whilst this is a sound enough expression, we might wonder, some twenty years after he made this statement, precisely what denomination/religion we were to dedicate this ‘Cathedral’ to. Such a building may well give rise to conflict as much as unity. Better perhaps, in light of the fact that a Cathedral requires a certain psychic projection in the mind of the congregation in order to function at all, to make Art the Cathedral, the house, the ideal upon which dreams of unity are founded, and replace the notions of Europe, and of the Cathedral with, antiquated terms associated with cultural imperialism and hierarchy, with ‘Art’.

Art a part of cultur

Illustration

by Finnish Artist Jaakko Mattila


Pubblicato da: Art a part of cult(ure) http://www.artapartofculture.org/

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