L’Aquila e la vera faccia del padrone 1 Maggio in Krisis

Il primo maggio che celebro è con il Manifesto contro il lavoro,

un documento del 1999 del gruppo Krisis , il cui teorico fu Robert Kurz: ” è l’intellettuale più noto di una vasta schiera di “pensatori pratici” che, in epoca di fallimenti della deriva finanziaria e virtuale del sistema economicista, oppone con forza un recupero della critica radicale del lavoro, contro le posizioni mediane e compromissorie del riformismo che ha da tempo spostato il suo fuoco sulla redistribuzione equa: una sorta di colonizzazione che capitalismo e socialdemocrazia liberale hanno tentato in questi decenni sui territori della libertà critica”.

Passo poi la notizia, a dir poco grottesca, che allego e se non vado errata da collegare a Acqua minerale, chiude Santa Croce di Canistro e alla vertenza occupazionale nota da mesi che come la giri o la metti, ha solo una faccia, quella squallida e reale del padrone che non ha confini…rimanga impresso nella Memoria, almeno per la giornata di domani Primo maggio 2009, quanto ha detto l’Altro Padrone, Berlusconi: “ I LICENZIATI TROVINO QUALCOSA DA FARE“, era a Napoli il 25 marzo 2009. Da non sottovalutare poi a mio avviso, che i gravissimi fatti accaduti a Santa Croce di Canistro, raccontano di un paese, uno dei tanti in Italia , colpito dal terremoto nel 1915, visibile per i danni ancora “oggi”, di un paese che trova il suo nome “dal latino volgare “canistrum” che indicava un cestello per fiori o per frutta. A Canistro si producevano in grande quantità e varietà, spesso dall’intera famiglia compresi i bambini…Dopo il terremoto la frazione, favorita dai notabili locali, prese il sopravvento sul vecchio paese e divenne capoluogo con il nome di Canistro Inferiore. Gli archivi comunali e tutti i fascicoli municipali vennero trasferiti di notte per evitare le proteste dei cittadini del vecchio centro, i quali ancora oggi considerano un’ingiustizia il trasferimento del comune. Nella prima guerra mondiale, Canistro perde 29 combattenti al fronte, circa il 2.5% della popolazione…La fisionomia del paese in questi anni è profondamente cambiata, la pastorizia, l’agricoltura, lo sfruttamento del bosco, un tempo le principali fonti di reddito sono diventate attività marginali”.

.Un abbraccio a tutti i migranti, a quelli che lavorano in nero, ai precari, a chi è “senza domani”, a chi è invisibile…E come disse Bertolt Brecht : “Sto lavorando duro per preparare il mio prossimo errore.”
Doriana Goracci

L’Aquila: chiedono un permesso per i funerali di Stato,
licenziati in 120
Hanno chiesto al datore di lavoro di fermare per un’ora la produzione inoccasione dei funerali di Stato e del lutto nazionale per le vittime delterremoto in Abruzzo e per questo sono stati licenziati. È successo ai120 lavoratori della Santa Croce di Canistro, azienda delle acque che hasede a pochi chilometri di distanza dall’epicentro del terremoto che hasconvolto l’Abruzzo lo scorso 6 aprile.A darne notizia è la Flai Cgil: “La loro richiesta dettata dal buonsenso e dalla volontà di aderire al lutto che li aveva coinvolti così davicino – spiega la sigla di categoria – ha scatenato le ire del datoredi lavoro, che non ha dato il suo permesso alla fermata delleproduzioni. I lavoratori hanno deciso allora di abbandonare la fabbricae di rendere ugualmente omaggio alle vittime del terremoto. A pochigiorni di distanza, però, il datore di lavoro ha fatto pervenire lorotramite un telegramma la notifica di licenziamento. Non pago ha poisporto denuncia nei confronti del segretario generale della Flai Cgildell’Aquila, Luigi Fiammata, con l’accusa di associazione a delinquere.“Non vi è mai fine all’orrore – ha dichiarato il segretario generaledella Flai Cgil Stefania Crogi -, è un fatto di tale gravità, purtroppo,si commenta da solo. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ailavoratori licenziati e a Luigi Fiammata, garantendo loro il sostegnolegale necessario alla soluzione di questa triste vicenda. Invitiamoinoltre tutte le istituzioni nazionali e abruzzesi – ha concluso Crogi –ad adoperarsi contro un datore di lavoro che anziché puntare allaricostruzione del tessuto sociale ed economico di un territorio messocosì a dura prova dal terremoto ha pensato fosse lecito licenziare chiaveva semplicemente chiesto che fosse rispettato il lutto”.

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