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Che nessuno versi lacrime di coccodrillo!

di Giovanni Sarubbi

E’ triste dover assistere alla spettacolarizzazione del dolore. Un senso di nausea e di rabbia mi ha preso in questi giorni per le tante immagini e le tante parole vuote trasmesse dalle TV sul terremoto de L’Aquila. Le domande stupide dei giornalisti che si stanno comportando come se stessero sul set del “grande fratello”: come si sente, cosa è successo, è stata brutta…; il soffermarsi sul pianto disperato di chi non ha più nulla e a cui viene ripetuto incessantemente che “lo stato c’è”, in una Regione dove la presenza dello Stato è molto ben rappresentata dal crollo della prefettura de L’Aquila e di tutti gli edifici delle istituzioni locali, ospedale compreso. Un attimo dopo il terremoto si è messa in moto la grande macchina mass-mediatica del consenso, per confondere le idee, per diluire e annacquare le responsabilità, per dare credito alle promesse che non verranno mantenute. Pubblicità ingannevole, altro che giornalismo.
Scrivevamo ieri che i cittadini sono rimasti soli a fronteggiare il terremoto. E’ questa una condizione tipica del nostro paese che nelle regioni del Sud è più accentuato. Guardando le immagini e sentendo le storie che la grande macchina mass-mediatica del consenso sta rappresentando in TV, sembra di rileggere i racconti di Ignazio Silone sul terremoto di Avezzano di quasi un secolo fa, con i “cafoni” finiti a migliaia sotto le macerie delle proprie povere case. E la presenza di oggi del Capo del Governo e di vari ministri impegnati a fare conferenze stampa e trasmissioni televisive nel salotto di Vespa, ricorda quella del Re che si fece vivo in occasione del terremoto per poi sparire subito dopo. Chi come me ha vissuto il terremoto dell’Irpinia dell’80, rivive le stesse scene, quasi le stesse foto e gli stessi volti. I volti di un popolo segnato dalla miseria, dalla emigrazione che continua ad essere un triste appannaggio di un meridione soggiogato dal capitalismo piemontese prima e lombardo poi e da una delinquenza organizzata infiltrata in ogni settore dello Stato. Certo oggi i soccorsi sono relativamente efficienti, ci sono anche i clown per i bambini, i cani che aiutano a trovare i superstiti sotto le macerie, i vigili del fuoco, ma non è forse meglio prevenire che curare, non è meglio impedire le stragi piuttosto che essere efficienti a contare i morti?
Ci scuseranno i nostri quattro lettori ma non riusciamo a dare credito alcuno alle parole di dolore e di solidarietà espressi da quanti in questo paese detengono il potere economico, politico e religioso. Le loro parole e il loro “dolore” ci suonano come false, le loro promesse non sono credibili, il loro appello alla solidarietà e alla preghiera ci danno la nausea.
Contro di loro parlano le centinaia di morti e feriti, quelle case crollate come cento anni fa, le migliaia di sfollati a fronte di un terremoto che in altri paesi non avrebbe provocato neppure un morto e pochi danni. Contro di loro parlano l’ostentazione del loro potere, della loro ricchezza, del loro essere gaudenti ed edonisti mentre c’è chi ha perso tutto. Cosa hanno fatto costoro per rendere le popolazioni del nostro paese e del sud in particolare in grado di affrontare con pochi danni gli eventi naturali? Cosa hanno fatto per mettere in sicurezza il territorio? Cosa hanno fatto per impedire la distruzione del territorio con il devastante abusivismo edilizio? Quelli che oggi si dicono dispiaciuti e vicini alle popolazioni colpite dal lutto sono gli stessi che hanno consentito gli abusivismi edilizi e che proprio in questi giorni stanno programmando una nuova e devastante ondata di abusi su tutto il territorio nazionale.
Non servono neppure le elemosine (mille euro doneranno i parlamentari, l’ex presidente Ciampi donerà i suoi emolumenti di aprile), perché si tratta di qualcosa che per costoro rappresenta il più che superfluo, perso il quale la propria vita può continuare senza scosse e sacrifici. Potranno continuare ad andare in vacanza e continuare a fare i propri affari come al solito. Manco a farlo apposta mentre tutti i mezzi di comunicazione diffondevano il 6 aprile le parole di cordoglio del Papa e il suo invito alla preghiera, le agenzie di stampa diffondevano anche la notizia delle sue vacanze in Val D’Aosta che costeranno sicuramente, come è sempre stato, qualche milione di euro ai cittadini italiani. Da un lato l’ostentazione del dolore dall’altro la programmazione delle vacanze. Grande enfasi all’ostentazione del dolore da un lato, notizia per i soli addetti ai lavori dall’altro. Questa è oggi la nostra informazione!
E anche oggi come nel 1980 in Irpinia c’è chi si preoccupa della ricostruzione immediata delle chiese. Lo ha chiesto Vespa nel suo salotto televisivo, lo ha chiesto il capo del governo ai paesi stranieri che hannoofferto aiuti. Ricordo un incontro a cui partecipai ad Avellino nel dicembre del 1980 con i sindaci dei paesi della Bassa Irpinia dove ci fu uno di essi che chiese come fatto prioritario la ricostruzione della Chiesa. La giustificò con tutta una serie di belle parole che erano in realtà la traduzione aggiornata dello slogan “dio patria e famiglia”. Poi scoprimmo che era parente del parroco. Quel sindaco esprimeva una idea precisa connaturata con l'esercizio del potere: vanno ricostruiti prima i simboli del potere, poi forse si pensa alla gente in carne ed ossa, se si sottomette, se bacia le mani, se non accusa le istituzioni dello Stato delle tragedie, se le accetta come mandate da “dio”. Non ci stupiremo se qualcuno, come successe con lo Tsunami di qualche anno fa nell’oceano Indiano, dirà che il terremoto con le sue morti è stato voluto da “dio” per punire gli abruzzesi dei loro peccati.
Che nessuno versi lacrime di coccodrillo. Le chiacchiere stanno a zero. Nessuno vi crede .
Giovanni Sarubbi

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