Il mondo del biologico a una svolta: nuove regole e voglia di comunicare

Entrato in vigore il regolamento 834/2007. Pronta ad affrontare le sfide future Federbio che ha un nuovo coordinatore per la sezione soci produttori: “sento la responsabilità – ha detto il neo eletto Ignazio Cirronis – di dare voce a una parte del mondo biologico finora poco ascoltata e poco rappresentata”
di T N
A seguito dell’entrata in vigore della normativa Ue n. 834/2007, avvenuta il 1 gennaio 2009, dal 1 luglio 2009 i produttori di cibo biologico nell’Unione europea saranno obbligati a usare il logo biologico Ue.
Queste, in sintesi, le principali novità introdotte dalla normativa:
– per fregiarsi del logo biologico Ue, è previsto che almeno il 95% degli ingredienti utilizzati per il prodotto finale debba essere biologico;
– tutti gli altri prodotti finali (non bio) realizzati secondo le norme, possono riportare la dicitura “biologico” solo all’interno della lista degli ingredienti,
– nella produzione biologica è vietato usare gli Ogm;
– i prodotti che contengono Ogm, non possono essere etichettati come biologici, eccetto quelli contenenti fino allo 0,9 % di Ogm residui per contaminazione accidentale;
– le importazioni di prodotti biologici sono permesse solo se esistono le garanzie equivalenti del Paese d’origine.

Si tratta di un passaggio importante e Federbio (Federazione nazionale della galassia bio) ha voluto farsi trovare pronta e preparata.

Il 15 gennaio scorso si è tenuta a Bologna l’assemblea della sezione soci produttori di FederBio, l’organizzazione interprofessionale del biologico italiano. Con l’ingresso nella Federazione di importanti associazioni regionali dei produttori biologici e il cambio al vertice di Terra Sana Italia, il cui nuovo presidente è Natale Marcomini, si apre una fase nuova per l’attività della sezione soci produttori di FederBio. Le prime decisioni assunte riguardano la nomina a Coordinatore di Ignazio Cirronis, produttore biologico e presidente di Unaprobio, e la richiesta alla Federazione di inserire da subito nel Consiglio direttivo della stessa, oltre a Cirronis, anche Marco Bignardi, presidente del Coordinamento toscano produttori biologici (Ctpb), e Ivo Bertaina, presidente di AgriBioPiemonte. Sono stati inoltre definiti i temi prioritari per l’impegno congiunto nell’ambito FederBio, fra cui il recepimento nazionale delle nuove normative europee, i Piani regionali di sviluppo rurale, il problema degli Ogm e quello delle nuove limitazioni per i prodotti utilizzabili per la difesa delle piante. Per quanto riguarda l’organizzazione commerciale del settore l’assemblea ha deciso di attivare un coordinamento per la presentazione di progetti rivolti in particolare alla filiera corta e alla promozione.

– Dott. Cirronis, perché in Federbio si è avvertita l’esigenza di una nuova carica: coordinatore dei soci produttori?
Federbio è una Federazione assai variegata di associazioni, enti, organismi afferenti al mondo bio. L’eterogenietà ha suggerito di studiare una struttura a sezioni. Come per Confindustria che, al suo interno, ha la Federazione dell’industria chimica, agroalimentare, metalmeccanica… così Federbio rappresenta interessi in parte omogenei e in parte disomogenei. La sezione soci produttori esprime le posizioni, le proposte dei produttori e da qualche tempo si sentiva la necessità di un coordinamento attivo, che si faccia carico degli interessi degli agricoltori organici.

– Quasi sono dunque le esigenze del mondo produttivo?
Possiamo distinguere due grandi problematiche: mercato e tecnica. Per salvaguardare il futuro del biologico è indispensabile avere norme chiare, tutelare il reddito dei produttori, anche con lo sviluppo della filiera corta, senza dimenticare la ristorazione collettiva che, oltre a essere bio, deve sviluppare sinergie più stringenti col territorio. E’ però indispensabile disporre di conoscenze scientifiche e di mezzi tecnici adeguati e innovativi. In quest’ottica il rapporto con le Università strategico, come pure con il Mipaaf, per questo è nostra intenzione creare una commissione tecnica che possa fornire supporto agli uffici ministeriali e fornire spunti di studio e sperimentazione ai ricercatori. Non dimentichiamo infine l’importanza di una corretta informazione sia tecnica sia divulgativa, certi articoli e dichiarazioni possono danneggiare molto il settore bio.

– Un esempio?
E’ stata montata una falsa polemica sugli ogm nel bio. Quando personaggi come Carlo Petrini, patron di Slow Food, lanciano un allarme sulla contaminazione con prodotti transegenici dei cibi bio, questo denota un deficit informativo grave anche da parte di chi è considerato un addetto ai lavori. Così si danneggia un comparto. E’ infatti vero che la normativa europea ammette un tasso di contaminazione involontaria dello 0,9% ma è utile ricordare che la normativa italiana è molto più stringente. Il Sincert ha infatti disposto che questa percentuale in Italia non può superare lo 0,1%. Nel nostro Paese, insomma, è stata varata una regolamentazione più severa, proprio a maggiore garanzia del consumatore.

– Spesso abbiamo sentito il mondo bio lamentarsi dei Psr. Qualche azione in vista?
Ormai i buoi sono scappati dalla stalla. Per il biologico vi sono risorse, anche se certo si poteva fare molto di più. In alcune Regioni gli importi dei pagamenti agroambientali sono inferiori rispetto ai massimali indicati dalla Ue. Vi era quindi la possibilità di contributi più congrui, specie in alcuni settori, come l’ortofrutticolo ove effettivamente i costi di produzione sono sensibilmente superiori rispetto a chi coltiva in maniera tradizionale o secondo i principi della lotta integrata. E’ però bene che le aziende agricole inizino a svincolarsi dalla logica del contributo, pensando di stare sul mercato indipendentemente dagli aiuti pubblici. Certo per ottenere ciò occorre che si riconosca il vero valore delle produzioni bio.

“Il rafforzamento e la riorganizzazione della presenza dei produttori in FederBio, sulla base di decisioni unanimi, rappresentano il segnale migliore e più forte che come organizzazione di settore intendiamo dare a tutto il biologico italiano e ai nostri interlocutori istituzionali – ha dichiarato il Presidente Federbio Paolo Carnemolla – Ormai in FederBio si riconoscono la parte largamente maggioritaria dei produttori e degli operatori di tutta la filiera e sono certo che fin dalle prossime settimane potremo dimostrare che il biologico nazionale è in grado di presentarsi propositivo e unito, fuori da schemi superati nella concezione della rappresentanza e divisioni artificiose, utili solo a chi non fa gli interessi del Paese, dentro e fuori le istituzioni.”

di T N
24 Gennaio 2009 TN 3 Anno 7

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