Le prime donne della Casa Bianca

La First Lady uscente Laura Bush ha oggi un indice di popolarità doppio di quello del marito, secondo USA Today/Gallup. Evidentemente gli americani intervistati le riconoscono di aver svolto con dignità e correttezza il suo compito, non facile. È riuscita a comunicare alla gente con le parole, l'impegno nel sociale ed anche con il modo di apparire e di vestire corretto, semplice ed appropriato, di essere l'incarnazione dei valori tradizionali relativi a fede religiosa, vita sociale e famiglia, cari ai repubblicani. Il pubblico l'ha vista positivamente durante l'intero periodo presidenziale del marito, con un indice di popolarità quasi doppio rispetto a quello di lui.G.W. Bush incominciò il suo mandato presidenziale con indici di popolarità molto alti, ma questi cominciarono a decrescere all'inizio del secondo mandato.
Vista in relazione ad un'altra First Lady, Hillary Clinton, emerge il fatto che Laura Bush ha indici di gradimento più alti di Hillary. Questo è dovuto all' esplicito impegno politico di Hillary, specialmente nel campo della sanità, argomento spinoso, controverso, ed anche impopolare.
Michelle Obama, la First Lady entrante, debutta nel suo ruolo con una lettera circolare, reperibile sul web, il cui oggetto è Your call to service, la tua chiamata in servizio, un ottimistico invito rivolto al movimento di base del partito democratico ad impegnarsi presso le proprie comunità.
Per esprimere l'invito in maniera realistica, suggerisce alla fitta rete di volontari che ha operato con successo per la vittoria del marito, di organizzare alcuni servizi nella comunità dove vivono, es.: ripulire un parco, dare il sangue, lavorare in un ricovero per senza tetto, aiutare i giovani a rischio. Michelle Obama tiene a sottolineare che il volontariato è molto più di un solo giorno di lavoro, è l'inizio di un impegno costante presso la propria comunità.
Aggiunge poi:“Barack ed io saremo volontari (will be volunteering) in Washington, D.C., la nostra nuova casa. Spero che vi unirete a noi etc. etc.”
C'è da chiedersi a chi è rivolto l'appello, e che cosa si intende per volontariato. Per fare il volontariato in modo non sporadico, ma costante, come lei propone, ci vuole tempo, tanto tempo libero ed anche tanta energia. Certamente ne avranno ben poco tutti quelli che vivono nelle sterminate aree suburbane, più di un'ora di treno dalla propria abitazione al luogo di lavoro, che impiegano per lavorare la giornata intera e la sera tornano a casa solo per mangiare un pasto caldo, guardare un po' di televisione e dormire, pronti a ripartire il giorno dopo la mattina presto. Ed anche i pensionati potranno impegnarsi solo secondo lo stato di salute.
Forse questo impegno volontario nelle comunità può diventare un vero e proprio lavoro, retribuito dalle stesse comunità che ne hanno bisogno e che lo istituiscono. Se è così, è evidente da un lato il tentativo di ridurre subito il numero dei disoccupati, dei jobless, altissimo in questo momento di gravissima crisi economica conseguente ad eccessi, irresponabilità ed ingordigia di profitto, e dall'altro la divisione dei compiti in seno alla famiglia presidenziale, con l'assunzione della responsabilità da parte di Michelle per ciò che riguarda la comunicazione con il movimento di base, la motivazione dei volontari nell'impegno a favore delle comunità, il mantenimento della loro fiducia nel futuro per la realizzazione di giorni migliori. Insomma è una bella fetta del lavoro per la realizzazione dello slogan di tutta la campagna elettorale del marito: “Change, yes we can”. Auguriamole di cuore buon lavoro.

emedoro@gmail.com
15 gennaio 2009

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