Costruiamo una speranza di pace in Palestina

Sinistra Democratica aderisce all’Appello “Dobbiamo fare la nostra scelta” promosso da La Tavola per la Pace, Coordinamento Nazionale Enti Locali per la pace e i diritti umani, Acli, Agesci, Arci, Articolo 21, Cgil, Pax Christi, Libera – Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, Legambiente, Associazione delle Ong italiane, Beati i Costruttori di pace, Emmaus Italia, CNCA, Gruppo Abele, Cipsi, Banca Etica, Volontari nel Mondo Focsiv, Centro per la pace Forlì/Cesena, Lega per i diritti e la liberazione dei popoli, e sarà ad Assisi il prossimo 17, e sostiene le iniziative per la pace in Medio Oriente a cominciare da quella dell’11 gennaio a Roma e da quella indetta dalla Cgil regionale del Lazio per mercoledì 14 gennaio sempre nella capitale.
Cessare il fuoco senza condizioni, fermare il massacro di civili e di bambini, consentire gli aiuti umanitari, ritiro dell’esercito israeliano da Gaza, stop al lancio di missili sul territorio israeliano sono le nostre parole d’ordine per l’immediato.
Parole condivise da tante forze ed i n sintonia con la stragrande parte del Paese e del mondo e presenti nella risoluzione dell’Onu.
Avremmo voluto registrare ben altro protagonismo dell’Italia in questa crisi ma l’appiattimento del Governo Berlusconi e del ministro Frattini sulle ragioni di una sola parte, atteggiamento quest’ultimo che ha toccato anche settori dell’opposizione ed esponenti di primo piano del Pd, hanno finito per rendere ininfluente il ruolo del nostro Paese.
Lavorare per una pace duratura in Medio Oriente comporta, poi, ben altra determinazione e coerenza da parte della comunità internazionale e soprattutto di Stati Uniti ed Europa.
Porre fine alla costruzione delle colonie in Cisgiordania, fine dell’isolamento di Gaza, riunificazione politica dei palestinesi sono i presupposti per riprendere un percorso che avrà credito solo se fisserà obiettivi e tempi certi. L’obiettivo è quello della costruzione dello stato palestinese entro i confini del 1967, i tempi avrebbero dovuto essere entro il 2008, è ancora possibile ancora non discostarsene troppo.
Solo questo esito potrebbe dare sicurezza esterna ed interna ad Israele obiettivo che perseguiamo con altrettanta determinazione e che ci distingue dall’unilateralismo ideologico presente in settori della stessa sinistra.
su queste posizioni invitiamo i nostri iscritti e le nostre organizzazioni a non risparmiare sforzi in queste ore per far tacere le armi e per riapre una speranza di pace in Palestina

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