LA SITUAZIONE DI PRECARIATO SCOLASTICO IN ITALIA

Intervista al Segretario generale CGIL Scuola di Milano, Alfia Nicotra.

Il problema del precariato nella scuola è in fase molto avanzata, ma ha origine da una situazione pregressa. Per dieci anni nella scuola secondaria superiore non sono stati indetti concorsi. Per passare in ruolo ed avere un contratto a tempo indeterminato anche nella scuola è indispensabile aver superato un concorso pubblico. Questa situazione ha creato una presenza di precariato, cosiddetto “storico”, molto alta, formata da chi aveva superato l’ultimo concorso e che per varie situazioni non era riuscito a passare in ruolo, ma soprattutto era costituita da tutte quelle persone che non erano riuscite ad accedere ad un concorso perché non più indetto. Nel 2000 per sanare questa situazione di precariato storico sono stati indetti sia i concorsi ordinari, sia i cosiddetti concorsi riservati.
Si è voluto attuare il concorso riservato per concedere una maggiore possibilità di inserimento a chi insegnava ormai da molti anni nella scuola e che in un concorso ordinario si sarebbe trovato nella stessa identica situazione di un neolaureato. Coloro che superavano il concorso ordinario venivano inseriti nella graduatoria permanente, chi invece superava il concorso riservato era collocato nella graduatoria di merito.
Per ottenere il contratto a tempo indeterminato, quindi il passaggio di ruolo, la legge dice che occorre rilevare il personale dal 50% di ciascuna delle due graduatorie.
Mentre procedeva il concorso riservato, sono state istituite le cosiddette SISS (Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento), perché il progetto consisteva nel superare i concorsi sostituendoli con un corso di specializzazione all’Università che permettesse di fare formazione e di conseguire un titolo abilitante ai fini dell’insegnamento che però, almeno, non diventasse un terno all’otto come i concorsi, spesso anche gravi atti di ingiustizia. Questa terza situazione ha portato all’istituzione di una graduatoria permanente suddivisa in quattro fasce. Le prime due erano riservate ai vecchi concorsi; la terza fascia spettava a chi sosteneva il concorso riservato, in quel momento; la quarta fascia comprendeva coloro che provenivano dalle scuole private e dalle SISS.
Cambia il governo, Berlusconi vince le elezioni, e gli insegnanti delle scuole private vincono il concorso. Nonostante il precedente governo si fosse garantito il parere del Consiglio di Stato, il Ministro Moratti, invece, sostiene i vincitori del ricorso e quindi elimina la quarta fascia, mettendo insieme tutti i docenti precari in un’unica terza fascia, che diventa un calderone dove sono comprese varie tipologie di precari e così iniziano le guerre intestine per raggiungere l’agognato obiettivo del ruolo.
La guerra intestina si sarebbe potuta evitare se si fosse applicato l’accordo che il precedente governo (D’Alema) aveva stipulato con i sindacati, e che prevedeva le immissioni in ruolo dei docenti precari nell’arco del triennio. Quindi se si fosse applicato quel programma non ci sarebbero state lotte interne tra precari appartenenti alle rispettive fasce, perché sarebbero passati in ruolo gli uni e gli altri indistintamente, invece tutte le assunzioni, con il governo Berlusconi, sono state bloccate.
L’applicazione della riforma Moratti si incrocia con i pensionamenti previsti nel biennio 2006/2008. Se si immettono in ruolo, adesso, dei precari, a riforma applicata, si rischia di avere un esubero che obbliga al licenziamento, eventualità molto impopolare per un governo. Tutto questo rientra in un progetto di ridimensionamento complessivo: si nota un intreccio fortissimo tra il problema del precariato e l’attuazione della riforma, che prevede ingenti tagli del personale.

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