LE TRASFORMAZIONI DELLA PSICANALISI

Con l'inizio del 900 si assiste ad una sostanziale trasformazione della psicanalisi.
Innanzitutto l'interesse di Freud esce dalla galera terapeutica, (diagnosi e cura) per intraprendere “la via del largo” e ricercare fatti su oggetti insoliti, (il sintomo nevrotico) come la produzione letteraria, storica, le conoscenze antropologiche, il teatro, la scultura, la mitologia, la favolistica, il folclore, la linguistica.
Finora Freud aveva ricevuto rifiuti dall'esterno e volgari critiche, mentre dai suoi discepoli, amici e colleghi, molte perplessità e proposte alternative.
Nell'autunno del 1902 si costituisce la futura società di psicanalisi, comprendente una dozzina di accoliti che ogni mercoledì si radunavano a casa di Freud per discutere di terapia e teoria. Dallo sconosciuto gruppo iniziale si svilupparono la società di Vienna e l'associazione psicanalitica internazionale, ma nel 1938 fu sciolta quando Hitler occupò l'Austria.
Negli anni dal 1902 al 1910 si assiste alla trasformazione della psicanalisi da sapere criptico in dottrina condivisa. Il gruppo privato di studiosi si avvicinò all'ospedale psichiatrico di Zurigo diretto da Bleuler, psichiatra colto che aveva radunato intorno a sé personalità valide come il giovane Carlo Gustavo Jung.
La psicanalisi si diffonde in Europa, non senza fraintendimenti e polemiche e nel 1908, dopo le lezioni tenute da Freud accompagnato da Jung nel Massachusetts, arriva anche negli Stati uniti.
Nel 1908 a Salisburgo, in occasione del primo congresso di psicanalisi, convegno di psicologia freudiana, si fonda l'annuario di psicanalisi che riflette la collaborazione tra Vienna e Zurigo.
Nel periodo successivo 1910-1913 si organizza il movimento in istituzione, pur esistendo problemi: il gruppo di Zurigo non viene mai accettato dai viennesi e nel 1910 Adler e Steckel fondano, per opposizione, la rivista culturale di psicanalisi che diverrà poi la rivista internazionale di psicanalisi medica per poi passare con la definizione di “medica” a rivista internazionale di psicanalisi, diventando l'organo ufficiale dell'associazione psicanalitica internazionale.
Freud rimasto maestro indiscusso, intende fare di Zurigo, nonostante l'opposizione dei viennesi, la capitale dell'associazione psicanalitica, soprattutto per universalizzarla e non identificarla con la cultura ebraica.
Freud elegge Jung come suo successore, come una riedizione di se stesso, chiamandolo figlio ed erede da cui si aspetta soprattutto una difesa del corpus dottrinale codificato. Per il pericolo che la scuola si frantumi in correnti diverse, Freud restringe le file dei seguaci in un’ organizzazione verticistica ed autoritaria.
Vi è un'analogia tra la progettata istituzione psicoanalitica e la chiesa, non è un caso infatti che un simile apparato condanni i suoi membri non allineati tra cui gli eretici Adler e Jung che, nel 1911 uno e nel 1913 l'altro, furono allontanati definitivamente. Mentre la corrente più politicizzata cerca di trasformare i tempi e i modi della terapia in vista di un vasto contesto sociale della psicanalisi, Freud che delimitò sempre il suo interesse esclusivamente all'ambito terapeutico, si mostra molto più attento al problema della preparazione dei nuovi analisti.
In principio, nell'opera “Le prospettive future della terapia psicoanalitica”, Freud auspica che gli analisti inizino l'attività con una autoanalisi, lui aveva fatto tesoro di quella epistolare con Fliess, ma più tardi, nell'opera “Tecnica della psicoanalisi” riterrà più opportuna un'analisi di addestramento da parte di un'altra persona competente, in principio sull'interpretazione dei sogni, poi più complessa. La preparazione di nuovi analisti costituirà la principale preoccupazione delle società psicanalitiche. Gli analisti in formazione, secondo l'associazione psicanalitica, devono sottoporsi ad un'analisi personale, dimostrare di possedere la necessaria preparazione teorica, sostenere prove e verificare la raggiunta preparazione professionale. Anche in seguito è prevista la supervisione di psicanalisti esperti nel periodo iniziale, la ripetizione dell'analisi personale ogni cinque anni, con incontri per aggiornamento culturale. Freud ritiene favorevole che siano i pazienti stessi a premiare i terapeuti migliori. Affrontò così il problema di un insegnamento pubblico della psicanalisi e nel 1918 con l'opera “Bisogna insegnare la psicanalisi all'università?”, Freud vi distingue due livelli di studio, uno generale e l'altro specialistico. Afferma che l'introduzione della psicanalisi nel piano di studi universitario risulterebbe proficua a tre categorie di studenti: ai medici, che apprenderebbero le componenti affettive insite in ogni rapporto terapeutico; agli psichiatri, che passerebbero da una teoria puramente descrittiva, ad una di tipo esplicativo; agli studiosi di scienze umane, che arricchirebbero i loro tradizionali strumenti conoscitivi. Vi furono contrasti nell'opportunità o meno di estendere ai non medici la preparazione psicoterapeutica.
Nel 1926 nel saggio “Il problema dell'analisi condotta da non medici”, Freud dichiara che l'insegnamento medico non è superfluo, ma addirittura nocivo, in quanto fornirebbe punti di vista falsi e dannosi. Freud attribuisce esclusivamente al medico la diagnosi iniziale che esclude le cause organiche. Non resta che progettare una ideale facoltà di psicanalisi in cui si dovrebbe insegnare inoltre biologia, sessuologia, psichiatria, storia delle civiltà, mitologia, psicologia, psicologia delle religioni, letteratura. Lo psicanalista ideale è quindi più che un medico, ma un intellettuale umanistico. Nonostante l'autorevole presa di posizione di Freud, la terapia psicanalitica resterà soprattutto appannaggio dei medici e la preparazione dei nuovi analisti avverrà non più nei policlinici, ma in modo privato, pur regolato dalle società di psicanalisi. Gli studi successivi non tennero fede però al compito di decentramento e sovversione del sapere che Freud attribuiva alla sua proposta.

Lascia un commento