LA GIUSTIFICAZIONE DELL’OBBEDIENZA

DALL’INCHIOSTRO AL SANGUE.
LA LEGALIZZAZIONE DEL CRIMINE NAZISTA.

Elaborato di Ricerca dell’Intervento Di Massimo Cacciari

“DALL’INCHIOSTRO AL SANGUE. LA LEGALIZZAZIONE DEL CRIMINE NAZISTA”, Proedi, Milano 2003. Presentazione del libro presso LA CASA DELLA CULTURA Marzo 2004.
Relatori: A. Bienati, H. Baharier, M. Cacciari, D. Parenzo, F. Romani.

Nel libro si pone in evidenza l’attenzione all’aspetto legislativo, alla funzione legislativa del nazionalsocialismo, e come questa corrispondeva a movimenti di opinione pubblica e a processi di trasformazione di questa opinione e come questa produzione legislativa si accompagnasse, interagisse, accogliesse e producesse movimenti di opinione pubblica profondamente presenti, radicati, diffusi nella Germania di allora e in tutta la mitteleuropa e non solo.
Qual è il senso, l’asse di questa produzione legislativa?
Produceva l’effetto di un’obbedienza giustificatrice e fu l’attenzione di tale produzione legislativa a creare, non soltanto un’obbedienza, ma a predisporre le condizioni per cui determinati atti potessero essere giustificati, per cui ognuno potesse commettere qualcosa o partecipare alla commissione di efferatissimi reati e delitti, autogiustificandosi per la funzione anche psicologicamente protettiva e di tutela di questa produzione legislativa. Non si tratta soltanto di una produzione legislativa particolarmente odiosa, dittatoriale, impositiva, questa produzione è sempre mossa dall’intenzione di creare nell’opinione pubblica, nella popolazione tedesca, le condizioni, affinchè essa possa giustificarsi nella sua sempre più palese complicità con l’efferatezza del regime. Creare complicità e nello stesse tempo creare le condizioni della giustificazione da parte di ciascuno, è una raffinata psicologia, vi è proprio la volontà di creare complicità, di stringere tutto in una rete di complotto. Questo si legherebbe bene a tutta quella parte della letteratura sul nazismo che riguarda la straordinaria abilità con cui costoro inventano un particolare uso dei nuovi strumenti di comunicazione di massa. Forse questa indagine sulla produzione legislativa andrebbe collegata, appunto, ad un’indagine sulla produzione culturale del regime. La cinematografia nazista e fascista sono incomparabili. Quella fascista diventa già neorealismo, ma addirittura un realismo polemico nei confronti del regime. Dall’altra parte, film ispirati all’immagine della gioventù nazista, alcuni dei quali già prodotti all’inizio della presa del potere.
L’idea presente nella filmografia nazista è di una discontinuità totale con il passato ed il giovane che rompe ogni legame con il passato ed in particolare con la famiglia di appartenenza, esce dalla famiglia, va via dalla casa del padre, in genere tutto il passato o è eroico (la guerra) o socialdemocratico (i comunisti) e il figlio se ne va perché vuole ordine, è un appello all’ordine: prima Weimar, la guerra, l’eroismo e il tradimento del sacrificio tedesco a Versailles, poi confusione, disordine, anarchia, mentre il giovane vuole ordine e legge e per la legge il popolo tedesco sopporta ogni sacrificio, in quanto il valore è quello dell’ordine, della legge, senza cui sarebbe solo anarchia, saremmo tutti sommersi da una lotta di tutti contro tutti. Quindi questo appello alla legge, all’ordine segna da un lato il distacco rispetto al passato e dall’altro appunto crea le condizioni delle giustificazioni per ogni tipo di comportamento, perché tutto è meglio dell’anarchia, tutto è meglio di ritornare a Weimar e di tutto ciò che pativa il popolo tedesco a Weimar: disoccupazione, fame ecc…
Questa concezione della legge è dura a morire! La legge come “reductio ad unum”, come ciò che costringe tutti a prescindere da ogni valutazione, la legge come assunta nella sua assoluta positività.
Questa idea della legge come un tutto compatto e non come procedura e movimento si differenzia dall’opposto concetto in cui è implicita la capacità di adattamento e di trasformazione. Da un lato quindi un concetto della legge come un monolite, un tutto compatto, reductio ad unum che naturalmente comporta la creazione del nemico assoluto, perché da questa parte sta la legge è il regno della lex compatta, integra e dall’altra parte è chiaro che ne consegue il resto. Se si concepisce la legge in questo modo occorre crearsi l’avversario della legge. Questo concetto di legge comporta una logica amico-nemico assoluta ed è tutto consequenziale. Uno dei più grandi giuristi del ‘900 Carl Schmitt ha tratto questa conseguenza antiWeimar, legge, nemico. Una legge che accoglie, raccoglie e dialoga tra i soggetti che di quella legge partecipano e la lex di Creonte che non ammette se non amici o nemici. Nella sterminata letteratura su ciò che ha causato questo fenomeno, vi è sempre una totale sproporzione, un’assoluta divisione tra tutte le spiegazioni storiche e culturali anche di lungo periodo che possono dare la storia culturale tedesca e europea, sulla genesi, sulle origini di questo fenomeno e il nazionalsocialismo stesso e i suoi atti. Non vi è un’asimmetria, una sproporzione tra quell’“inchiostro” e questo “sangue”?
Per quanto si possa approfondire e studiare la genesi, le origini culturali, rimane la domanda “Che cos’è il Nazionalsocialismo”?
L’assoluta asimmetria ed imprendibilità, ma non perché non fosse stata dichiarata la strategia da parte del nazionalsocialismo, ma proprio perché vi è una sproporzione quasi ontologica tra ogni principio (inchiostro) e quel sangue. Cosa c’è di mezzo tra l’inchiostro e il sangue che faceva si che nemmeno costoro capissero alcunchè e prendessero per buono, appunto, le dichiarazioni antibolsceviche e anticomuniste che pure sono una componente importante della seduzione esercitata dal nazionalsocialismo come il fascismo in generale. La vera finalità del nazionalsocialismo qual era? È un quesito irrisolto. I comportamenti di questo regime in molti punti esulano da una logica e da una comprensibilità di carattere politico o tecnico o amministrativo e dal rapporto inchiostro/sangue, non derivano da nulla che possa analizzarne le origini culturali, che non possono essere solo correnti antisemite generali, ma nulla che potesse lasciar prevedere questo esito finale. Infatti nessuno lo prevedeva, nemmeno all’interno dell’ebraismo più colto, organizzato e preparato.
Che cos’è il nazionalsocialismo? Un genocidio così programmato e motivato e attuato attraverso quelle procedure legislative che dovevano creare il clima per rendere possibile una straordinaria complicità di popolo intorno a questo incredibile crimine. Un evento di questo genere, con queste premesse, è unico nella storia. Una procedura e un progetto di tale tipologia sono unici nella storia. Il nazionalsocialismo sembra qualcosa di metafisico e metapolitico. Andrebbe condotta una ricerca esoterica all’interno del gruppo nazista, della direzione, della leadership nazista, all’interno della storia psicologica e culturale di Hitler stesso e dei suoi commilitoni più vicini. Il progetto Hitleriano consiste proprio in un’annichilimento di tutte le tradizioni religiose e politiche europee, di tutta la tradizione giudaicocristiana e insieme di tutta la tradizione liberale e moderna letta come secolarizzazione di quella giudaicocristiana. E’ un progetto nichilistico radicale. La nuova razza non può nascere attraverso una trasformazione di quelle esistenti, ma letteralmente dal niente. Hitler progetta di creare una nuova razza ex nihilo, questa è la sua aspirazione davvero non diabolica, ma una radicale identificazione della sua immagine con quella della divinità che crea dal niente. La sua assoluta e dimostrata indifferenza nei confronti degli stermini degli stessi tedeschi. La nuova razza per Hitler deve nascere dal nulla. Nessuna dittatura, nessuna strage perpetrate nella storia si è mai posta una simile radicale intenzione. Era un agnosticismo assolutamente radicale, di un paganesimo inaudito, unico e ciò rende necessario per i posteri ripetersi sempre la domanda, senza mai banalizzarla all’interno di una Storia, Che cos’è il nazionalsocialismo?

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