IL POSTO DEGLI EBREI

Ovunque e in nessun luogo.

RECENSIONE AL LIBRO DI AMOS LUZZATTO, IL POSTO DEGLI EBREI, EINAUDI, TORINO 2003.
PRESENTAZIONE ALLA CASA DELLA CULTURA DI MILANO, GENNAIO 2004.
RELATORI: Amos Luzzatto, Piero Fassino, Khaled Fouad Allam, Ferruccio Capelli

Pur avanzando il processo di unificazione dell’Europa, tuttavia si assiste ad un risveglio drammatico dell’antisemitismo. Ma questa situazione è un effetto del caso, è una pura combinazione o sussiste qualche nesso profondo, sfuggente, impercettibile, tra il processo di unificazione europea ed il ripresentarsi di un odio atavico, nonostante tutte le terribili conseguenze del passato?
L’appartenenza ad una comunità è un’educazione alla tradizione fin dalla prima infanzia e nella vita culturale, sociale, collettiva, spesso si manifesta il timore di affrontare un dialogo con chi presenta un’identità diversa. Ammettere che non esistano identità differenti significa negare a priori la validità e l’utilità del dialogo, tramite cui trapela il principio di civiltà, al contrario negato dall’isolamento, dal pregiudizio, dall’omertà. Per dialogare occorre mettere a confronto identità diverse e differenti che hanno motivo di interagire nella relazione e nel confronto reciproco, ponendo in comune qualcosa…e raccontarsi, raccogliere idee, storie di vita, narrazioni, riflessioni, rappresentazioni…in comunità. Si possono mettere in comune i propri dubbi, le incertezze, le perplessità, l’indecisione, in quanto siamo esseri umani con problemi che dobbiamo e possiamo affrontare assieme, in modo socializzato. I dubbi e i problemi che sorgono dalle nostre rispettive tradizioni possono essere affrontati e risolti reciprocamente.
L’identità di ogni persona è costituita di storie e memorie di vita, narrazioni e racconti di sé, vicende quotidiane, esperienze personali, relazioni umane. E così l’identità di un popolo si delinea in commistioni di storie sul confine di nazioni e paesi in interrelazioni culturali, religiose, in interscambi e confronti identitari. Il popolo ebraico di “religione mosaica”, perché assimilato agli usi e ai costumi delle popolazioni circostanti, non può permettersi l’assimilazione in senso stretto che significherebbe “dissolvenza”. La compenetrazione con altre realtà, diverse culture, poliedrici costumi, mantiene sempre integra la specifica diversità nell’incontro dialogico con le alterità, facilitando processi osmotici di secoli in erranze di pensieri, in viaggi interetnici, interrelazionali ed intergenerazionali…nella riconferma di un modo di essere, di dialogare, di relazionarsi, attraverso i luoghi non luoghi di confine, più vari, più ricchi, variegati e poliedrici, dalle mille sfaccettature, in polimorfe concezioni e culture di pluriappartenenze.
Per gli Ebrei l’Europa è un “dove” in cui il concetto di minoranza non precluda l’idea di democrazia, dove convivano minoranze e maggioranze in un progetto comune, privo di egemonie e discriminazioni.
Gli “erranti del pensiero”, mai autoctoni, ma abitatori dell’”ovunque”, stanziati “in nessun luogo”, fanno del cosmopolitismo un’ideale imprescindibile per superare le barriere del pregiudizio stantio e radicato, i muri della volontà di potere e della prevaricazione tra popoli ed etnie, per sradicare dalle menti il culto monolitico della perfezione e della purezza della razza. Eterni nell’esilio di ricerca, promuovendo l’originalità delle culture nel dialogo, nell’intreccio, del meticciamento, nella convivenza, nel confronto, scoprendo la ricchezza della varietà umana.

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