Vi spiego perche’ il comunicato circa le „ 18 mila firma consegnate all’ambasciata italiana di berna“ e’ un campionario di demagogia

di Antonio Zulian

Auspicando che milioni di persone leggano il su citato comunicato, apparso su questo bel portale, nonché il commento del direttore Viglia, appunto per potersi fare un’ opinione finalmente limpida su questa antica storia dei Corsi di Lingua, mi dispiace dover remare contro l’amico e presidente del Comites di Zurigo Paolo Costa, che conosco da anni come persona corretta, sensibile e coraggiosa. Infatti, temo che il comunicato in parola non sia farina del sacco suo, ma come al solito, della corporazione che ha sempre comandato e che si fregia del titolo di “organizzata”, per non confonderla con l’emigrazione vera e propria che non c’entra nulla e che non ha mai visto un soldo bucato.
Passiamo al dunque: vorrei fare osservare come un tal documento sia non solo incartapecorito nel linguaggio, obsoleto e ripetitivo, ma anche offensivo nei confronti delle normali intelligenze e del decoro di tutti quegli eroi della vecchia emigrazione italiana che, lavorando come dannati, ed insegnando i vari mestieri alle popolazioni che l’hanno accolta, si sono conquistati l’ammirazione del mondo. E che per il futuro dei loro figli, hanno dato l’anima, il cuore, tutto, purchè ne avessero uno appena migliore del loro.
Quindi mi si dica, e qui voglio una risposta pronta, soddisfacente, che mi faccia finalmente intendere una volta per tutte perché le mie tesi sui Corsi sarebbero errate; mi si dica per piacere per quale ragione “ I Corsi di Lingua italiana sono importanti per l’integrazione dei giovani italiani nel tessuto sociale svizzero” e quindi anche americano, russo, tedesco, francese, lappone, aggiungo io. Per quale motivo servirebbero all’integrazione dei nostri giovani, là dove si parla, in ogni settore e in ogni scomparto della vita reale, tedesco e francese. E là dove, per l’appunto, è statisticamente provato che essi sono deboli, e molto, in materie come il tedesco e la matematica.
Aspetto la famosa risposta, prima di controbattere.
Bisogna poi sapere, ed è importante, che in quel documento si parla solo ed esclusivamente dei Corsi affidati agli Enti gestori, e cioè a quei gruppi di persone lì infilate dai Comites che gestiscono i medesimi Corsi tramite gl’insegnanti non di ruolo, ma assunti in loco. Quelli insomma che pur lavorando tanto quanto i loro colleghi spediti dai sindacati italici (eh sì, i Corsi sono cosa dei sindacati, mica dello stato, se non per la cassa) prendono come stipendio la metà dei loro colleghi di ruolo.
Insomma, mica si parla di questo tipo di Corsi. Gl’insegnanti di ruolo continueranno ad insegnare e a farla da padrone, purtroppo, benchè costino tre volte tanto. E allora perché, ci si domanda, tanto baccano e tanta falso allarmismo?
Signori, per cortesia, smettiamola di raccontarci balle, sennò tutto diventerà inutile, vano. Dobbiamo presto imparare a dirci le cose come stanno. A che cosa servirà il PIE, ad esempio, se i futuri eventuali nemici non li troverà a Roma, bensì nei Comites e nei Cgie siccome portatori di vetuste mentalità e degli intrallazzi più ridicoli e faziosi. A che servirà poi eleggere i nostri parlamentari, se ad altro non saranno costretti che a trascinare le vecchie baraccopoli pur di ottenere quel quattrino che permetterà loro di sopravvivere nonostante i tempi.
Ma non è mica finita qui. E chi sarebbe questa Corinne Schärer, che ha consegnato 18 mila firme al nostro Consigliere d’ Ambasciata Ministro Mario Fredigotto? Non sarà mica quella sindacalista molto bene ammanigliata nella Commissione Federale degli Stranieri, che tanto fa (anche coi soldi dell’Italia) per l’integrazione, appunto, degli stranieri? Eh sì, perché bisognerà pur sapere che noi, da almeno 40 anni, portiamo fior di miliardi in Svizzera attraverso i Corsi in parola e i Corsi di formazione. Bisognerà pur sapere che con noi italiani, gli svizzeri vanno a nozze. Sempre sperando che mai nessuno si possa integrare.
Minchia, coi nostri soldi loro fanno corsi per tutti gli stranieri, preservandosi il fior fiore della gioventù ad uso esclusivo delle loro selettive e bene attrezzate scuole. Capita l’antifona?
E ancora: che bella quella sua frase (cioè della Corinne) circa la “preoccupazione delle autorità svizzere per la situazione che si verrebbe a creare se si giungesse ad un azzeramento dei Corsi”. Ma va? Scoppierebbe il colera? Moriremo tutti di fame? Ai nostri giovani verrà per caso tolto il titolo di studio vero e che conta, quello spendibile nella vita, solo perché i Corsi d’italiano non si faranno più?
Vergogna. Le autorità svizzere nulla sanno dei Corsi, e se anche ne sapessero qualcosa, bene farebbero a darsi una mossa e ad agire immediatamente a favore di una delle sue 4 lingue nazionali. Promuova lei delle iniziative concrete. O che sia il governo cantonale del Ticino ad occuparsene. Non vedo la ragione per cui tutti gli stati occidentali che ospitano degli immigrati, devono pagarsi da sé i corsi d’integrazione, mentre la Svizzera, l’astuta Elvezia, no. Eppure, tutti gl’italiani che ospita, in quel paese pagano le tasse. Ed è proprio per questa ragione che la Schärer & compagnia del baraccone dovrebbero starsene zitte.
Attendo una risposta dall’amico, su cui molto confido, Paolo Costa.
Antonio Zulian

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