A Napoli l’Italia che ripugna

Politicamente scorretto
Il blog di Davide Giacalone

A Napoli l’Italia che ripugna

di Davide Giacalone

Non commento il suicidio di Giorgio Nugnes. Non si commenta un suicidio. Mi rimane sulla pelle l’orrore per quel che ho sentito, in un passato ancora presente: gli indagati si ammazzano per vergogna. La violenza che si abbatte sulle vite scaraventate in prima pagina, l’isolamento che ne deriva, il non riconoscere se stessi nell’immagine prodotta dalla collaborazione fra procure e giornalisti velinari, è un cocktail assassino. Si poteva morire per reagire, come successe a Gabriele Cagliari. Vedo che oggi lo dicono anche quanti ieri plaudivano alla gogna (cui spesso seguirono le assoluzioni), lo sostengono quanti sono ancora alleati del più feroce giustizialismo. Solo chi non è una banderuola, chi non si piega a considerazioni di schieramento, può ragionarne ad alta voce.

In un Paese civile la giustizia deve fare il suo corso, sempre, deve andare fino in fondo, senza riguardi. Chi osserva è tenuto a non violare mai la presunzione d’innocenza. I tempi devono essere quelli stabiliti dal codice. I provvedimenti restrittivi devono rispondere a quel che stabilisce la legge. A Nugnes era impedito dormire a Portici più di tre giorni la settimana. Che razza di misura cautelare è? La giustizia penale è incaricata di accertare l’esistenza di reati e la responsabilità personale degli indagati. Considerato che lo scandalo della spazzatura è vecchio e vasto, e che ancora mancano le sentenze, anche questo è un fallimento della giustizia.

La politica non deve rimpiattarsi né dietro le inchieste né sotto la presunzione d’innocenza. Quello di Napoli è uno scandalo talmente fetente da non limitarsi ad una sola parte politica. E se qualcuno pensa che la pulizia e la rigenerazione possano venire dai tribunali, si sbaglia. Alla grande e per ragioni multiple. La piaga è l’assenza di classe dirigente, l’eclissi della coscienza civile, l’oscillazione fra il servo encomio al vincente di turno e la cagnara delle rivolte sospette, infiltrate dai peggiori, e talora criminali, interessi. Qui la giustizia non è stata all’altezza del nome che porta, ma neanche la politica. E quando succede vuol dire che è assente l’etica, che mancano le persone per bene, dotate di coraggio. In una collettività malata latitano gli anticorpi, parlare è avventato, o inutile. Napoli è l’Italia, quella che ripugna. (Terza Repubblica)

Pubblicato da Libero

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